La Sardegna può ambire a diventare un’isola a idrogeno e raggiungere la neutralità climatica ancor prima del 2050. Ne è convinto Giorgio Cau, professore dell’università di Cagliari e responsabile scientifico del laboratorio Tecnologie solari a concentrazione e idrogeno da Fer della Piattaforma energie rinnovabili, mentre illustra il progetto Shore.

L’iniziativa è stata presentata nel corso dell’incontro “Idrogeno e celle a combustibile: nuove prospettive di impiego nel contesto delle Hydrogen island”, svoltosi a fine dicembre a chiusura del progetto complesso “Reti intelligenti per la gestione efficiente dell’energia”. Il progetto è stato sviluppato all’interno dell’attuale programmazione comunitaria Por Fesr Sardegna 2014-2020 dalla Piattaforma energie rinnovabili. Si tratta di una proposta progettuale presentata nel mese di aprile 2020 nell’ambito del piano di finanziamenti Horizon 2020 della Commissione europea che però non ha vinto il topic per cui si era candidata, “Decarbonising islands using renewable energies and hydrogen – H2 islands”.

sardegna idrogeno
Sintesi del progetto Shore illustrata dal prof. Giorgio Cau.

L’iniziativa “resta una proposta valida per stimolare la crescita dell’idrogeno rinnovabile sull’isola”, sottolinea Cau. Punta sull’utilizzo del vettore nel settore energetico, dei trasporti e dell’industria. La Sardegna è la seconda isola più grande d’Italia e del Mediterraneo e la quarta nell’Unione europea dopo l’Irlanda, l’Islanda e la Sicilia, ricorda il docente. Sull’isola sono già in esercizio impianti rinnovabili per una potenza complessiva di 1.000 MW e quasi 900 MW per, rispettivamente, eolico e fotovoltaico. La Regione ha già identificato l’idrogeno come vettore energetico strategico nel Piano energetico ambientale regionale Sardegna (Pears 2015-2030). “Essa richiede però un ammodernamento impiantistico con le tecnologie a idrogeno, processo lungo e che richiede una programmazione integrata con l’amministrazione regionale”.

A patto, aggiunge Cau, che si “stimoli una valutazione sistematica della penetrazione in questi settori basata, ad esempio, sulla mappatura delle aziende locali interessante e dei siti di produzione energetica rinnovabile. Cui si aggiungono l’analisi dei consumi, il dimensionamento e la progettazione degli impianti. Infine, l’analisi dell’investimento e il reperimento fondi”.

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Sintesi del progetto Shore illustrata dal prof. Giorgio Cau.

Questo approccio integrato punta a realizzare sull’isola una hydrogen valley e a produrre ogni anno 300 tonnellate di idrogeno verde. La Piattaforma, struttura di consulenza e ricerca di Sardegna ricerche in collaborazione con l’università di Cagliari, che dal 2010 ha sede a Macchiareddu, “ora si prefigge l’obiettivo di contribuire allo sviluppo del mercato delle reti intelligenti e di perseguire la generazione distribuita, con il consumo e l’accumulo distribuiti, estesi al settore termico e alla mobilità”.

Con questo impegno, prosegue Cau, si riuscirà a dimostrare la fattibilità e l’efficienza della gestione delle reti intelligenti, oltre che a stimolare il mercato. L’approccio progettuale sarà esteso all’integrazione e alla gestione sinergica della produzione e dell’uso di diverse “forme” di energia. Gli ambiti di ricerca saranno anche quelli del solare termodinamico, dei biocombustibili e delle biomasse. Infine, si colmerà la mancanza relativa agli studi sulle potenzialità dell’idrogeno in Sardegna.

Idrogeno e ossigeno dall’acqua con il sole

Tra i partner coinvolti nel progetto Shore c’è anche l’Enea, tra i soggetti più attivi in Italia nella ricerca sulle tecnologie di produzione dell’idrogeno. Lo scorso dicembre ha brevettato un nuovo metodo per produrre idrogeno e ossigeno attraverso la decomposizione termica dell’acqua realizzata con l’energia solare.

Se ne sono occupati gli scienziati dei laboratori dei centri ricerche di Frascati e Casaccia insieme ai dei dipartimenti di Fusione e tecnologie per la sicurezza nucleare e di Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili. La decomposizione termica la molecola dell’acqua, spiega una nota stampa, avviene ad alte temperature direttamente in idrogeno ed ossigeno. Per ovviare al problema delle alte temperature il brevetto propone un reattore dove sono presenti contemporaneamente due tipi di membrane: una in tantalio per separare l’idrogeno ed una in materiale ceramico per separare l’ossigeno.

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