Italia, coste sotto assedio: i porti occupano una superficie doppia rispetto a tutte le spiagge

I porti sono i nodi nevralgici dell’economia italiana, ma restano paradossalmente tra le aree meno conosciute nel loro insieme. Per colmare questo vuoto, l’ISPRA ha presentato oggi un sistema di monitoraggio digitale che punta a rivoluzionare la gestione della fascia costiera.

Il gigantismo portuale

Giordano Giorgi, direttore del Centro Nazionale Coste, evidenzia come i porti siano ormai tra le più grandi realizzazioni umane sul territorio nazionale. Una crescita dettata dalla Blue Economy: commercio, cantieristica, pesca e turismo nautico spingono le infrastrutture a espandersi costantemente, sia verso il mare che verso l’entroterra.

Verso una nuova Governance

Il rapporto evidenzia un panorama frammentato. Se da un lato si lavora a una legge di riordino per armonizzare le 16 Autorità di Sistema Portuale e i porti turistici privati, dall’altro restano “scoperte” centinaia di micro-strutture. Questi porticcioli, pur piccoli, hanno un impatto capillare sull’ambiente e sulle comunità locali che non può più essere ignorato.

Dati al servizio delle politiche pubbliche

I nuovi GeoDB (AOM e ATP) permetteranno alle istituzioni di:

  1. Pianificare: decidere dove e come intervenire con dati omogenei.

  2. Monitorare: seguire l’evoluzione temporale delle opere marittime.

  3. Intervenire: rispondere tempestivamente ai danni causati dall’erosione o dall’antropizzazione eccessiva.

“Mettere i dati al servizio delle politiche pubbliche significa rafforzare la capacità delle istituzioni di pianificare in modo efficiente,” conclude la presidente Gallone. In un Paese che vive di mare, la trasparenza dei dati diventa il primo passo per uno sviluppo infrastrutturale che non comprometta il patrimonio costiero.


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