Modificare le modalità di spostamento degli studenti universitari significa sia ridurre l’uso del veicolo privato sia garantire l’inalienabile diritto allo studio. Molti ragazzi e ragazze, ancora oggi, non possono permettersi un abbonamento per usufruire del trasporto pubblico o riscontrano grosse difficoltà nel raggiungere il luogo degli studi. Dunque, la figura del mobility manager accademico punta a suggerire alternative di trasporto e a creare una rete nazionale in cui i centri più grandi, per numero di iscritti e dimensione, facciano da apripista per quelli più piccoli e/o periferici. Matteo Colleoni, Mobility Manager di Milano Bicocca e membro Coordinamento Nazionale Mobility Manager Università, ci spiega che “anche le Università, come altri enti pubblici e privati, hanno un mobility manager. Questi sono riuniti all’interno del Coordinamento nazionale dei mobility manager delle università italiane per due motivi principali: per favorire il confronto sulle politiche di mobility management e per permettere alle università più piccole e/o periferiche di essere supportate nelle proprie politiche. Vogliamo così fronteggiare le specifiche esigenze del variegato panorama delle Università italiane,  diverse innanzitutto a livello quantitativo nel numero studenti e personale docente“.

Quali sono le politiche con cui volete promuovere spostamenti sostenibili e come si differenziano a livello nazionale?

A Milano Bicocca le politiche di mobility management sono in parte comuni e in parte specifiche alle altre realtà. Nel primo caso, compito del mobility manager, che viene classificato al pari di quello aziendale, è di redigere un piano di spostamento casa-lavoro del nostro personale docente e tecnico-amministrativo. Questo implica la conoscenza della domanda, ovvero delle modalità di spostamento del personale, e la conseguente adozione di misure in grado sia di supportare il personale nel raggiungimento della sede di lavoro sia di ridurre l’uso del mezzo privato a combustione classica. Invece, tra le politiche specifiche adottate a Milano Bicocca rientrano le convenzioni con le società di trasporto pubblico urbano o extraurbano, comprese le società ferrotramviarie. Quando i nostri dipendenti stipulano attraverso l’Università un abbonamento con l’Azienda trasporti milanese (ATM) gli viene applicato uno sconto a seconda della distanza che devono percorrere. Vogliamo così ridurre l’adozione del mezzo privato da parte del personale tecnico-amministrativo, più che da parte di docenti e studenti.

L’obiettivo è quello di crere una rete nazionale “solidale” e green dove le università più grandi aiutino quelle più piccole…

Gli sconti sugli abbonamenti sono previsti anche da altre Università secondo forme differenti. Giovedì 15 dicembre la Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI) ha incontrato il rappresentate della Rete università sostenibile (RUS) che sta lavorando con Trenitalia per avviare a livello nazionale una politica di convenzionamento, ovvero una scontistica su abbonamenti per le medie e lunghe percorrenze. Sia Trenitalia che Italo hanno avanzato la propria proposta, le due compagnie sono coscienti del fatto che le Università siano clienti importanti. Il risultato sarà una scontistica che crescerà all’aumentare del volume dei biglietti così che le grosse università aiuteranno le piccole che contano meno in termini numerici.

In che percentuale rientrano le nuove forme di mobilità, quella condivisa ad esempio, nel quadro più ampio degli spostamenti di docenti e studenti?

L’indagine sugli spostamenti e sulla mobilità condivisa nelle Università italiane è stata promossa dal Coordinamento dei mobility manager e guidata da Milano Bicocca, che ha creato il questionario e gestito il sistema di raccolta dati a livello nazionale. Nel 2016 sono state analizzate 36 università piccole, medie e grandi e un campione di 70.000 casi. Le informazioni raccolte e analizzate fino ad ottobre, presentate in anteprima durante il 1° Forum sulla sharing mobility (di seguito alcune tabelle), mostrano che gli studenti si muovono in larga parte con i mezzi pubblici, com’è giusto che sia, soprattutto nelle grandi città, nel Nord Italia e a Milano, dove il trasporto pubblico è efficiente. Il mezzo privato invece è molto usato in determinate Regioni, soprattutto nel Centro e Sud Italia, dove le Università sono mal collocate, ad es. quelle di Camerino e Urbino, o dove il trasporto pubblico è inefficiente. La sharing mobility rappresenta l’1% degli spostamenti totalitari quando è analizzato come mezzo prioritario, con cui cioè viene compiuta la maggior parte degli spostamenti; se in combinazione con altri mezzi, ad esempio quale alternativa a un trasporto pubblico troppo caro, aumenta e arriva a quota 15% a Milano. Sono convinto che gli studenti lo useranno sempre di più.

Promuovete meccanismi di premialità e gamification per stimolare una transizione verso una mobilità sostenibile?

Le politiche di mobility management rientrano in tre tipi di strategie: la prima è detta di persuasione, usiamo la premialità per convincere le persone a modificare le proprie modalità di spostamento. A Cagliari ad esempio c’è il sistema IPET (Individual personal ecotravel technology) sviluppato attraverso una applicazione che traccia gli spostamenti degli studenti per poi suggerire modalità di trsaporto alternative. In pratica, non gli viene imposto di cambiare mezzo di trasporto, ma, attraverso una simulazione, gli viene offerta un’alternativa sostenibile per creare piani personalizzati di viaggio (PPV). Stiamo ragionando per creare forme di premialità attraverso una scontistica sugli abbonamenti del trasporto pubblico per i più meritevoli. E guardiamo con interesse alle buone pratiche estere: al momento dell’immatricolazione gli studenti del Politecnico di Berlino pagano di più di quanto non si faccia in Italia perché l’abbonamento ai mezzi pubblici è compreso e iniziano a socializzare con questa forma di trasporto. Poi ci sono le strategie di comunicazione e quelle di restrizione: quando chiediamo ai dipendenti di parcheggiare all’interno del campus riduciamo l’entrata delle altre automobili.

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Ivonne Carpinelli
Giornalista con la passione per l'ambiente e l'energia lavoro con Gruppo Italia Energia dal 2014. Mi occupo anche di mobilità dolce e alternativa, nuove costruzioni, economia circolare, arte e moda sostenibile. Esperta nella gestione dei social network e nel montaggio video non esco mai senza penna, taccuino e... smartphone.