mobility manager
Foto Pixabay

Una figura ancora sconosciuta ai più è quella del mobility manager. Lo conferma un’indagine Isfort di settembre 2020, la quale rileva che solo il 29% dei cittadini ha sentito parlare dell’obbligatorietà, voluta dal governo, di nominarne uno per enti pubblici o aziende con almeno 100 dipendenti.

La pandemia ha rispolverato la figura del mobility manager

Eppure il mobility manager è stato introdotto in Italia alla fine degli anni ’90. Solo grazie alla pandemia è tornato in auge per pianificare gli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti.

Convinto dei vantaggi che il suo impiego possa apportare alla collettività e alle aziende, il Mims (Ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili) ha stanziato un fondo di 50 milioni per il 2021, affinché 35 milioni vadano alle pubbliche amministrazioni e alle imprese e 15 milioni agli istituti scolastici che abbiano nominato il proprio mobility manager.

Lorenzo Maria Paoli, partner di Strategic management partners e coordinatore scientifico della 24 Ore Business School, dichiara: “L’obbligo normativo non deve essere l’unica leva che deve spingere aziende o pubbliche amministrazioni a intraprendere un percorso virtuoso nella adozione di una mobilità integrata e sostenibile, va compreso che questa figura è la nuova frontiera del welfare aziendale con molte ricadute.” 

I benefici della sua figura per la collettività

Indubbi i benefici per i cittadini di una gestione virtuosa della mobilità casa-lavoro. I primi sono l’inquinamento atmosferico ed acustico, grazie alla limitazione del traffico. Affatto trascurabile poi è l’aspetto della sicurezza che aumenterebbe significativamente, poiché ci sarebbero meno incidenti e tutto ciò si tradurrebbe in minori costi per la sanità pubblica. 

Unindagine condotta dalla regione Emilia-Romagna sui mobility manager di imprese ed enti in regione, nell’ambito delle attività dell’Osservatorio regionale della green economy GreenER, dimostra come le misure messe in atto per arginare la diffusione della pandemia abbiano in primo luogo ridotto gli spostamenti casa-lavoro e conseguentemente le emissioni di CO2. 

I risultati dell’indagine

Ben 100mila lavoratori in meno si sono spostati giornalmente rispetto al pre-pandemia, con 3,9 milioni di km evitati quotidianamente. Si sono risparmiate 454 tonnellate di emissioni di CO2, che comporterebbero un potenziale mancato acquisto di carburante pari a 247 mila euro al giorno. 

I vantaggi per le aziende 

Secondo Paoli, per le aziende la figura del mobility manager può migliorare l’accessibilità dei dipendenti alla sede aziendale, ridurre i costi per i parcheggi e i rimborsi sui trasporti per i dipendenti, influendo sul miglioramento del welfare aziendale, con dipendenti meno stressati e più produttivi.

“Per i dipendenti, oltre a una riduzione dei tempi di spostamento e dei costi di trasporto, c’è un tema di sicurezza sul percorso casa-lavoro, ma anche la possibilità di premi economici messi in campo per chi utilizza bici o veicoli aziendali sostenibili”, conclude Paoli.

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