La mobilità elettrica è stata individuata a livello globale come una delle strade principali da percorrere per promuovere un modo di spostarsi sostenibile e a basso impatto ambientale. Tuttavia, accanto ai tanti studi che elencano i vantaggi della promozione di questa modalità di spostamento, ci sono anche alcune ricerche che sottolineano l’importanza di avere un approccio olistico e prendere in considerazione l’intero di ciclo di vita della e-car, dalla produzione allo smaltimento, nel momento in cui si vuole avere una quantificazione adeguata delle emissioni prodotte. In generale la questione è molto dibattuta e diverse sono le posizioni sul tema, spesso molto divergenti. Una delle ultime ricerche sul tema auto elettriche, risalente a metà aprile, è quella del Centro per gli studi economici di Monaco secondo cui queste vetture non sarebbero in grado di contribuire in modo rilevante alla riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera in Germania nel corso dei prossimi anni. Nello specifico le e-car avrebbero delle emissioni superiori a quelle diesel, con un differenziale pari a un valore compreso tra l’11 e il 28%.

La realizzazione delle batterie

A influire su questi valori sarebbe la quantità di energia utilizzata nella produzione delle batterie che alimentano le auto elettriche e quella destinata alla ricarica del veicolo.

Il gas naturale

Lo studio, oltre a quantificare l’impatto delle macchine elettriche, ha calcolato anche quello delle vetture alimentate a gas. Anche in questo caso i dati sono vantaggiosi rispetto a quelli della mobilità elettrica: si tratta infatti di emissioni pari a un terzo di quelle diesel, già di per sé inferiori rispetto alla e-car. I ricercatori ritengono pertanto che quest’ultima fonte energetica potrebbe essere una soluzione interessante in un periodo di transizione verso una mobilità a idrogeno o a biometano.

E-mobility e innovazione, un binomio vincente

Se qualche studio pone l’accento su una visione di largo respiro, tante sono le ricerche che indicano il comparto elettrico come il vettore chiave della mobilità del futuro. Una mobilità su cui si concentra l’attenzione di start up innovative che creano veicoli sempre più efficienti e performanti.

Bicar, la microcar elettrica

Un esempio di questo interesse globale per il settore è Bicar, una micro-auto elettrica  pensata per brevi tragitti urbani e creata dall’Università di Scienze applicate di Zurigo (Svizzera). La vettura, testata per circa due anni, verrà impiegata in servizi di car sharing, ma sarà disponibile anche in vendita, alla fine del 2019, a un prezzo di 6.200 euro. Quest’auto di ultima generazione, dotata di pannelli solari sul tetto, appartiene alla categoria dei quadricicli leggeri (L2e) e può essere guidata senza indossare il casco grazie alla sua struttura semichiusa. L’autonomia del veicolo non dovrebbe superare i 50 chilometri

Una batteria con circa 900 km di autonomia 

Se la batteria di Bicar ha un’autonomia limitata, in linea con la sua natura urbana, quella proposta dalla startup svizzera Innolith sarebbe capace di garantire fino a circa 900 km di autonomia con una singola carica, stando a quanto sostengono i suoi creatori. Il dispositivo sarebbe la prima batteria ricaricabile da 1.000 Wh/kg al mondo

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