Il mercato italiano delle auto elettriche apre il 2026 con un segnale di forte vitalità. Secondo i dati elaborati da Motus-E, il mese di febbraio ha registrato un balzo in avanti delle immatricolazioni full electric (BEV) pari all’80,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un risultato numerico che si traduce in 12.483 nuove unità su strada e una quota di mercato che sale al 7,9% (era al 5% nel 2025).
L’effetto “Incentivi” e il boom del Mezzogiorno
A spingere la crescita non è solo una rinnovata sensibilità green, ma anche l’onda lunga degli incentivi dello scorso ottobre, le cui consegne si stanno concentrando in queste settimane. Il dato più sorprendente arriva però dalla geografia dei consumi: il Sud Italia emerge come protagonista assoluto, pesando per il 37,9% del totale nazionale delle immatricolazioni elettriche.

Un exploit che porta il Mezzogiorno a insidiare il primato del Nord (40,8%) e a staccare nettamente il Centro (21,4%), dimostrando che l’interesse per la mobilità a zero emissioni è ormai un fenomeno trasversale lungo tutta la Penisola.
Il fattore “Mass Market”: le utilitarie al centro
Il mercato italiano si conferma storicamente legato ai segmenti A e B (city car e utilitarie). La disponibilità di modelli elettrici più compatti ed economici sta finalmente sbloccando la domanda.
“Sta decollando il mercato delle auto elettriche mass market, decisivo in un Paese dominato dai segmenti d’ingresso”, spiega Fabio Pressi, presidente di Motus-E. “Speriamo che la strategia di rilancio dell’industria automotive proposta dalla Commissione UE passi quanto prima dalle parole ai fatti”.
Il confronto con l’Europa: un’Italia a due facce
Nonostante l’ottimo bimestre nazionale (+60,3% con 21.805 auto totali), il confronto con i partner europei resta impietoso e delinea uno scenario “in chiaroscuro”:
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Francia: 28,3% di market share
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Germania: 22,1%
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Regno Unito: 20,6%
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Italia: 7,3% (dato cumulativo bimestre)
Le sfide: flotte aziendali e fiscalità
L’esaurimento dell’effetto incentivi preoccupa gli addetti ai lavori. Per mantenere questo ritmo di crescita e non perdere il contatto con il resto d’Europa, Motus-E indica una strada precisa: intervenire sul canale delle aziende.
“È improcrastinabile la revisione della fiscalità sulle flotte aziendali”, conclude Pressi. Il settore attende una riforma che possa rendere strutturale la domanda, svincolandola dai singoli bonus una tantum e allineando l’Italia ai regimi fiscali più favorevoli già presenti all’estero. Ad oggi, con un parco circolante elettrico che ha raggiunto quota 381.422 vetture, la strada verso la decarbonizzazione è tracciata, ma la velocità di crociera dipende ancora dalle scelte politiche dei prossimi mesi.
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