Laigueglia, comune italiano nella provincia di Savona di neanche duemila abitanti, con un pittoresco affaccio sul mare ligure e uno stretto rapporto con la natura circostante. In realtà il Comune, come accade a molti luoghi di fama turistica varia molto la sua capienza “Rispetto ai residenti ufficiali, dalla stime dei consumi abbiamo fatto un conteggio di circa 20mila presenze in estate” spiega a Canale Energia l’assessore Fulvio Ricci.

Non è l’unica contraddizione strutturale con cui deve combattere la cittadina “In un paese come il nostro che è 4 fogli di mappa, praticamente mezzo viale di Roma, abbiamo circa 84 pod per l’attacco alla rete elettrica. La mia idea di smart city è che prima di essere smart bisogna realizzare una sotto struttura che sia in grado di reggere una realtà smart” continua Ricci “Quindi andare a ridurre drasticamente questi accessi alla rete e poi integrare impianti fotovoltaici. Al momento nel comune ci sono già due impianti “Ma sono stati fatti 15 anni fa e sono stati poco o mai attivati. Ora l’idea è attaccarli alla rete, dopo aver fatto un revamping, e inserire lo scambio sul posto. Abbiamo anche fatto una manifestazione di interesse per istallare tre paline di ricarica per le auto elettriche, mentre ad oggi non disponiamo di veicoli in sharing che dato l’afflusso di turisti d’estate potrebbe essere una soluzione al traffico. Una soluzione potrebbe essere nell’usare lo spazio dell’aereoporto di Villanova, che è qui vicino, come parcheggio da cui poi portare con navette elettriche i turistici, ma è ancora tutto da pensare”.

Insomma un approccio smart per rispondere, con la tecnologie e una visione olistica, alle esigenze che piccoli centri di indubbio fascino e fama turistica possono oggi risolvere ponendo attenzione agli investimenti da realizzare e alla tutela del paesaggio che li ospita.

Il percorso verso l’efficienza a cui guarda l’assessore è di ampio respiro e intende agire anche sulla struttura degli immobili della PA come nella scuola e nell’ufficio del Comune, sostituendo tutti i generatori che abbiamo a gas metano con pompe di caloreil tutto nell’ottica di ottenere grandi risparmi in bolletta. Grossa parte del progetto energetico è ristudiare l’illuminazione cittadina con led automatizzati in base agli orari e ai flussi delle persone. Per noi il centro storico è una specie di teatro e anche in questa ottica abbiamo bisogno di rimodulare tutto questo in un progetto di illuminazione”.

Per cominciare a rendere il paese più tecnologico nei piani del Comune c’è il wi-fi pubblico in grado di connettere anche le case e le attività commerciali interne al borgo e a ridosso della montagna.

Ricci ci ricorda che la zona non ha problemi di approvvigionamento di risorsa idrica, mentre rispetto la qualità dell’acqua del mare qualcosa in più, oltre all’attuale sistema di depurazione, si sta facendo. “Stiamo implementando una sorta di filtro naturale progettato dall’università di Genova con il team del professor Marco Giovine”.

Pulire le acque del mare con un filtro naturale

Migliorare le acque di scarico cittadine per salvaguardare al meglio la qualità delle acque marine.

Questo lo strumento che il team del professor Marco Giovine del Laboratorio di biologia molecolare e biotecnologie marine presso DISTAV-Università degli Studi di Genova, ha messo a punto e che presto sarà istallato a Laigueglia.

I reflui umani già trattati, possono migliorare ancora nel loro impatto con l’ambiente usando un  filtro naturale composto da batteri e alcuni pesci. Aumentando la concentrazione di queste specie nella zona di scarico dei reflui, sfrutto la naturale propensione di queste forme di vita a nutrirsi convertendo in sostanza organica quello che resta degli scarti del depuratore” spiega il prof. Giovine raggiunto da Canale Energia.

Di fatto si tratta di una sorta di cestello che si istalla all’uscita di un sistema diffusorio del tubo da cui esce il refluo. Il cestello fa da filtro alle acque prima di entrare nell’ambiente marino e si attiva meccanicamente, quindi senza il bisogno di energia elettrica, sfruttando la naturale propensione dell’acqua salata di venire a galla, una volta a contatto con l’acqua dolce.

Il cestello intercetta il naturale percorso in salita dell’acqua reflua. Per un principio fisico anche l’acqua di mare sale e quindi le due acque si mescolano. Questo mescolamento fa si che i vari organismi che vivono in questo cestello traggono della sostanza organica e crescono. Si tratta di un sistema aperto come l’acqua che filtra e cola. In questo modo i microrganismi crescono e diventano cibo per altri più grandi, fino ad alimentare il mare” continua il professore. Di fatto si tratta di ripetere in una zona concentrata quanto normalmente avviene in mare cioè bioconvertire la sostanza organica.

Lo strumento agisce come ottimizzatore di un processo, quello dei depuratori, che rispecchia i limiti di legge ad oggi previsti, quindi è un elemento migliorativo della sostanza del mare” ricorda il prof. che spiega come “la normativa non ci obbliga ad avere una qualità ottimale dell’acqua, ma ci obbliga a una qualità sufficiente. In questo modo arriviamo a un qualità ottimale. Ovviamente per funzionare correttamente ciò che arriva dal tubo deve avere determinate caratteristiche, l’oggetto in se è in grado di migliorare un’acqua che porta scarichi urbani, non industriali. In quel caso ci sono processi diversi di gestione” conclude il professore.

La struttura che sarà presto immersa, diventerà velocemente parte dell’habitat marino, ricoperta della flora, come un antico relitto.

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.