
Prodotto da Sigma Ingegneria e realizzato in collaborazione con l’Area della ricerca di Pisa del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), l’Istituto di scienze e tecnologie dell’informazione (Isti-Cnr), l’Istituto di biometeorologia di Firenze (Ibimet-Cnr) e il gruppo Refly del Cnr pisano, il prototipo impiega sensori a terra dell’ordine dei 3cm/pixel con cui è possibile acquisire le immagini catturate in volo, archiviarle nella memoria del drone ed elaborale.
“I droni montano sensori, ovvero delle videocamere multi spettrali che monitorano le colture, e una camera termica che controlla la temperatura delle foglie – ci spiega Alessandro Matese, Ricercatore di Ibimet-Cnr -. I primi servono per osservare l’efficienza fotosintetica, se la pianta è in salute o meno. La seconda è un parametro direttamente correlato allo stress idrico della pianta”.
È dalla raccolta e dall’elaborazione dei dati ricavati da queste immagini che si ottengono “indici direttamente correlati allo stress delle piante che può essere biotico, riguardante la loro salute, o abiotico, cioè relativi a temperatura, acqua, etc”. Se in una determinata area la temperatura delle foglie è maggiore rispetto ad altre significa probabilmente che “le piante sono in stato di stress”.
Così facendo si individuano le zone del sistema colturale dove “la pianta ha maggiore probabilità e predisposizione ad ammalarsi o a essere stressata. E, soprattutto, è possibile dosare la quantità di acqua di cui necessitano”. Inoltre, si possono correggere le dosi di fertilizzanti e di pesticidi e adeguare i parametri della semina.
Oltre che nell’agricoltura, il drone con camera ad altissima risoluzione è stato adoperato dall’Area della ricerca di Pisa del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) per fare fotogrammetria su Pompei. Per ogni impiego, però, ci vogliono le dovute autorizzazioni. “E nel caso delle missioni in aree critiche abbiamo dovuto seguire un lungo excursus burocratico”.
Il prototipo è l’ultimo esempio di una serie di droni già impiegati dall’Ibimet-Cnr nell’arco degli ultimi 5 anni. Dopo le fasi di ricerca e realizzazione, ora i ricercatori sono impiegati nel trasferimento tecnologico.
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