
Questi i dati della ricerca dell’Osservatorio droni della School of management del Politecnico di Milano, presentata questa mattina al convegno “Droni: pronti al decollo!”.
Si tratta di circa 700 imprese che rappresentano meno dell’1% del tessuto industriale del Paese. Il 55% ha sede nel nord Italia, soprattutto Lombardia (20%), Lazio (12%) ed Emilia-Romagna (9%). Sono sopratutto realtà di piccole o piccolissime dimensioni: il 77% ha meno di 10 dipendenti. Il 49% delle aziende è nato tra il 2013 e il 2018.
“Un mercato emergente” ed “economicamente modesto, con aziende prevalentemente piccole”, ma con una estesa versatilità applicativa “come ad esempio l’agricoltura, la gestione di emergenze, il monitoraggio di territori a seguito di catastrofi naturali e nel settore delle utility per lo svolgimento di ispezioni e sopralluoghi. Sono invece ancora poche le applicazioni nei trasporti di merci e persone, soprattutto in ambito urbano” affermano Alessandro Perego e Giuseppe Sala, rispettivamente Direttore del dipartimento di ingegneria gestionale e direttore del dipartimento di scienze e tecnologie aerospaziali. Il settore civile secondo i due esperti “sembra avere tutte le caratteristiche per potersi sviluppare in Italia nei prossimi anni”.
La filiera italiana dei droni
“Quello dei droni professionali in Italia è un settore nascente con un mercato ancora piccolo, ma con un grande potenziale”, dichiara in una nota Paola Olivares, Project manager dell’Osservatorio droni. “Nella filiera italiana, però, è da sottolineare come ben il 23% delle aziende dell’offerta non investa in ricerca e sviluppo, che rappresenta un elemento fondamentale per garantire la sostenibilità di lungo periodo e cogliere tutte le opportunità offerte dallo sviluppo delle tecnologie digitali”. Dall’indagine emerge come il 16% delle aziende investe in R&s grazie a fondi pubblici, ma l’80% reputa inadeguato il cofinanziamento nazionale. Il 77% delle imprese ritiene decisamente utile un’azione strategica a livello nazionale e politica.
Lo sviluppo del futuro è secondo le aziende intervistate: “lo sviluppo di sistemi di gestione e analisi dei dati e il 39% sullo sviluppo di payload”.
Il 43% dei droni registrati in attività su suolo italiano sono di piccola taglia cioè con un peso inferiore a 1 kg mentre il 48% riguarda droni tra 1 e 5 kg. Solo il 6% è per taglie superiori tra 5 e 10 kg, il 3% è sopra i 10 kg. Il 56% dei droni registrati appartiene a 5 costruttori: DJI con il 47% delle registrazioni totali, Parrot (3%), Yuneec (2,5%), DXdrone (2%) e Italdron (1,5%).
Tecnologie emergenti sui droni nel mondo
Sul piano internazionale, sono 258 i progetti di applicazione industriale di droni relativi al 2019, di cui il 50% in fase di sperimentazione e solo il 19% già operativi come riporta la nota dell’indagine.
Le tecnologie più innovative del comparto riguardano i droni ibridi, in grado di operare in diversi ambienti come aria-terra o aria-acqua, e dei droni Vertical take off and landing (Vtol) con decollo e atterraggio verticale, insieme all’integrazione con l’intelligenza artificiale.
“Il mercato dei multirotori classici è ormai pressoché saturo e caratterizzato da diversi limiti tecnologici che non impediscono lo svolgimento di molte attività in cui i droni possono affiancare e sostituire l’uomo, ma sono un vincolo critico in particolare per l’ispezione delle infrastrutture lineari o delle consegne“, spiega Marco Lovera, Responsabile cientifico dell’osservatorio droni. “Sul mercato però si stanno affacciando configurazioni alternative, pensate per aggirare i limiti con combinazioni tra la classica configurazione ad ala fissa, adatta per coprire lunghe distanze in modo efficiente, e quella multirotore, adatta invece per il volo a bassa velocità e a punto fisso”.
Come modelli alternativi, il report evidenzia i convertiplani (droni con un sistema propulsivo capace di variare la configurazione come un multirotore per il volo verticale e come un velivolo ad ala fissa per il volo avanzato), i tail sitter (capaci di atterraggio e decollo verticale e grandi variazioni di assetto) e le macchine a propulsione duale (con rotori per la propulsione verticale e di eliche per la propulsione longitudinale).
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