La Commissione UE ha annunciato che porrà fine alla dipendenza dai combustibili fossili importati dalla Russia entro il 2027. Il piano propone un approccio in due fasi: vietando nuovi contratti di gas entro la fine del 2025 ed eliminando gradualmente tutte le importazioni rimanenti. Nonostante l’Unione Europea abbia già ridotto la sua quota di importazioni di gas russo dal 45% al 19%, grazie al piano REPowerEU, la decisione arriva in un contesto di forte aumento delle importazioni di Gnl.

Sebbene le importazioni complessive di combustibili fossili dalla Russia siano diminuite dalla crisi geopolitica in Ucraina, le importazioni di Gnl e gas russo da gasdotto, secondo i dati dell’ufficio statistico europeo Eurostat, sono infatti aumentate del 18% nel 2024. La nuova tabella di marcia è destinata a fermare questa tendenza.
UE: dal 2027 stop al legame energetico con la Russia
Entro la fine dell’anno in corso, i Paesi dell’UE prepareranno piani nazionali che definiranno come contribuiranno all’eliminazione graduale delle importazioni di gas, energia nucleare e petrolio russi. Allo stesso tempo, continueranno gli sforzi per accelerare la transizione energetica e diversificare l’approvvigionamento energetico. L’obiettivo di tale strategia è quello di eliminare i rischi per la sicurezza dell’approvvigionamento e la stabilità del mercato. Da un lato, infatti, l’UE ha dovuto affrontare una grave minaccia alla sicurezza da parte della Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, che ha spinto a sollecitare urgenti richieste di porre fine ai legami energetici. Dall’altro, l’interruzione che la Russia ha causato ai mercati energetici globali dal 2021 ha innescato sfide economiche: prezzi dell’energia altissimi per l’industria e un aggravamento della crisi del costo della vita per le famiglie.
Le misure per gas puntano a bloccare tutte le importazioni entro la fine del 2027, migliorando la trasparenza, il monitoraggio e la tracciabilità nei mercati dell’UE. Saranno vietati nuovi contratti con i fornitori di gas russo e i contratti spot, quelli con pagamento immediato, saranno sospesi entro la fine del 2025. Questa misura si prevede garantirà, già entro la fine di quest’anno, la riduzione di un terzo delle rimanenti forniture. Ulteriori misure saranno adottare per contrastare la flotta ombra russa, ossia le navi impiegate nel trasporto di petrolio per eludere le sanzioni. Per quanto riguarda il nucleare, saranno limitati nuovi contratti di fornitura cofirmati dall’Agenzia di approvvigionamento dell’Euratom per l’uranio, l’uranio arricchito e altri materiali nucleari provenienti dalla Russia.
Migliore utilizzo delle infrastrutture e transizione energetica
La Commissione UE collaborerà con gli Stati membri per garantire che l’eliminazione graduale delle importazioni di energia russa a livello europeo sia graduale e ben coordinata in tutta l’Unione. Con la piena attuazione del quadro di transizione energetica e del Piano d’azione per un’energia accessibile, l’UE prevede di sostituire fino a 100 miliardi di metri cubi di gas naturale entro il 2030. Ciò si tradurrà in una riduzione della domanda di 40-50 miliardi di metri cubi entro il 2027. Allo stesso tempo, le stime indicano che la capacità di Gnl aumenterà di circa 200 miliardi di metri cubi entro il 2028, pari a cinque volte di più rispetto alle attuali importazioni di gas russo dell’UE.
Le importazioni di carbone russo sono state vietate da sanzioni; quelle di petrolio si sono ridotte dal 27% all’inizio del 2022 al 3% attuale. Nel settore nucleare, rende noto la Commissione europea, gli Stati membri che utilizzano ancora reattori Vver di progettazione russa hanno compiuto progressi nella sostituzione del combustibile nucleare con altro da altri produttori. Tutte le misure, garantisce la Commissione EU, saranno accompagnate da sforzi per diversificare ulteriormente le forniture di energia, anche attraverso il migliore utilizzo delle infrastrutture. È inoltre prevista un’iniziativa europea per la European Radioisotopes Valley Initiative al fine di garantire l’approvvigionamento di radioisotopi medicali, da parte dell’UE, attraverso un aumento della propria produzione.
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