Tariffe gas in Europa: nuova visione per la sicurezza energetica

Necessaria una strategia regionale condivisa: l'analisi Icis

La perdita del gas russo e delle relative prenotazioni di capacità a lungo termine ha costretto le autorità di regolamentazione dell’Europa Centrale e Orientale (Cee) ad aumentare drasticamente le tariffe. Questo aumento, raddoppiato o addirittura triplicato dal 2021, è il risultato di una ristrutturazione senza precedenti dei flussi regionali, inclusa l’inversione delle direzioni da ovest a est. Il sistema di trasmissione del gas dell’Europa Centrale era stato originariamente costruito per flussi est-ovest, garantendo ampia capacità in quella direzione. Con l’inversione dei flussi, i trader si trovano di fronte a limiti e strozzature fisiche, o a tariffe alle stelle, poiché la capacità è spesso sovraccaricata. Sono queste alcune tra le maggiori evidenze del white paper Cee gas tariff setting needs change of direction to reflet new opportunities elaborato da Icis (Indipendent Commodity Intelligence Services).

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Foto di Anatoly Maltsev su Unsplash.

Un recente rapporto del regolatore UE Acer ha rilevato che il 40% dei punti di interconnessione dell’UE ha visto la propria direzione invertita dal 2021. Questo trend è accelerato all’inizio del 2025 dopo il rifiuto dell’Ucraina di estendere il suo contratto di transito a lungo termine con Gazprom.

Crisi del gas e ristrutturazione dei flussi

Gli operatori dei sistemi di trasmissione (Tso) sono passati rapidamente da un modello di business semplice, garantito dalle prenotazioni a lungo termine, a una realtà di molteplici dilemmi. Uno dei principali è bilanciare le esigenze dei Tso con gli interessi dei consumatori. Molti stakeholder mettono in discussione regimi normativi che permettono ad alcuni operatori di realizzare profitti significativi.

Gli stakeholder vedono in questo un segnale della difficoltà dei regolatori nel trovare un equilibrio tra le necessità dei Tso e gli interessi dei consumatori. L’analisi Icis rivela un mosaico di contraddizioni e opinioni contrastanti tra i Paesi che storicamente hanno facilitato il transito del gas russo, con ricadute in termini di costi aggiuntivi e potenziale rischio per la sicurezza dell’approvvigionamento.

Casi nazionali e aumenti tariffari sostanziali

L’Austria, ex via di transito per il gas russo verso l’Italia, ha visto i flussi nord-sud diminuire dal 2022 e interrompersi del tutto alla fine del 2024. Per compensare la perdita di entrate, il regolatore E-Control ha rimosso il rischio volume, collegato alle prenotazioni di capacità per il gas russo, ma ha aumentato la componente dei costi di capacità, portando a rincari.

Le tariffe di ingresso sono state raddoppiate e i costi di uscita aumentati in media del 77% per l’anno solare a partire dal 1° gennaio 2026. L’aumento più elevato si è registrato sulle tariffe di uscita verso la rete di distribuzione, con costi quasi quintuplicati rispetto alla media quinquennale a lungo termine.

Le tariffe di distribuzione per i consumatori finali e lo stoccaggio sono passate da 0,42 euro/KWh/h/anno nel periodo 2021-2024 a 2,09 euro/KWh/h/anno nel 2026, con un aumento del 498%. Alcuni fornitori lamentano il trasferimento del rischio volume dagli operatori di rete agli utenti.

Incentivare il transito Ovest-Est: oversizing e ridimensionamento

La Repubblica Ceca, anch’essa colpito dalla perdita di entrate di transito, ha inizialmente innalzato le tariffe sul lato domestico dal 2023. Tuttavia, guardando alla Polonia, sta ora cercando di incoraggiare il transito ovest-est, essenziale per il gas naturale liquefatto (Gnl) proveniente dall’Europa occidentale.

La Slovacchia, con una capacità di interconnessione di circa 100 bcm/anno, gestisce un sistema sovradimensionato rispetto a un mercato domestico che supera a malapena 4 bcm/anno. Sebbene i flussi russi si siano interrotti all’inizio del 2025, i contratti a lungo termine con la Russia scadranno solo nel 2028.

La via da seguire per il gas: condivisione del rischio e visione regionale

La perdita del gas russo sta aprendo opportunità per la diversificazione, ma le tariffe di trasmissione stanno diventando un ostacolo. La soluzione, secondo gli operatori e gli esperti, è duplice:

  • Condivisione del rischio tra Tso e regolatori. I Tso devono anticipare il volume di gas che verrà venduto in ogni punto di ingresso e uscita per definire le tariffe. Il transito ovest-est è fondamentale ma l’attuale capacità non può compensare i flussi mancanti; sono necessari investimenti in compressione e nell’aumento della capacità di trasmissione.
  • Visione regionale condivisa. I Paesi Cee devono riconoscere le peculiarità derivanti dalla loro dipendenza storica dal gas russo. È necessario avviare un dialogo su una visione comune che rifletta gli obiettivi regionali e tenga conto delle specificità nazionali.

L’analisi evidenzia, in conclusione, che l’unica strada è riconoscere la necessità di adattamento e avviare un dibattito per appianare le differenze e prepararsi per le nuove opportunità.

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