La rimozione della CO2 è essenziale per raggiungere i target climatici della UE che guardano a una neutralità climatica. Una strategia che potrebbe arrivare a compensare emissioni residue difficili da abbattere, ma come fare e quali sono gli strumenti che nell’immediato possiamo concretamente mettere in atto? Non è tutto futuribile ci sono azioni che si possono attivare già da subito nel nostro Paese.
Su queste domande si è concentrato il “Report sul potenziale italiano di rimozione della CO2”. L’indagine realizzata da Carbon Gap e B3 Carbon esplicita una valutazione dell’analisi quantitativa e qualitativa dei potenziali di rimozione del carbonio esistenti, partendo dall’analisi delle risorse naturali nazionali e dal contesto sociale italiano.
Un report che ha messo al centro scenari sfidanti.

Diversi sono gli strumenti di rimozione e conversione della CO2 esistenti, come:
- metodi di gestione degli ecosistemi;
- metodi di conversione, preservazione e gestione della biomassa;
- metodi geochimici;
- metodi sintetici come cattura diretta da acque e oceani mineralizzazione del carbonio… etc.
“Tutti metodi in cui può cambiare durata dello stoccaggio ed efficacia” spiega Martina Massei, assessing carbon removal potential across European countries Carbon Gap nel corso della presentazione dei risultati del report a Roma oggi 20 aprile.
Una visione sfidante per lo stoccaggio CO2
Nel complesso il report analizza un portfolio molto diversificato e guarda a target ambiziosi per renderlo il più efficace possibile nella strategia di lungo termine. Il report effettua un distinguo tra il potenziale teorico di rimozione di CO2, ovvero ciò che potrebbe essere realizzato in Italia in uno scenario di massimo potenziale basato sulle risorse disponibili, e il potenziale realistico, che considera anche vincoli politici, economici e sociali.
L’Italia dovrebbe puntare a:
una capacità di rimozione di CO2 atmosferica compresa tra le 195 e quasi 250 MtCO₂ all’anno entro il 2050 secondo una mediazione effettuata dal Report (vedi report completo qui) attraverso il calcolatore CARE,Coordinated Allocation of Removal Efforts mediando tra l’obiettivo ambizioso e quello di riferimento. Diventa quindi essenziale capire quale quota di questo fabbisogno possa essere effettivamente realizzata a livello nazionale.
Cosa è il calcolatore CARE realizzato da Carbon Gap. Si tratta di uno strumento che ripartisce il fabbisogno globale di rimozione del carbonio, in linea con l’Accordo di Parigi, in contributi indicativi per ciascun Paese sulla base di diversi principi di equità
L’impegno a guardare l’integrazione soluzioni di rimozione di CO2 credibili nella sua strategia di emissioni nette zero al 2050. A livello economico si tratta di circa un 1% del Pil italiano per ridurre la CO2 sottolinea Beatriz Beccari Founder B3Carbon. Un costo che può sembrare alto ma molto basso se si guarda al successo del task e che deve considerare anche che con policy chiare e mirate anche il capitale privato potrà entrare nelle azioni con più efficacia riducendo il coinvolgimento del costo pubblico chiarisce Sylvain Delerce chief scientist Carbon Gap.
Nel complesso da un’analisi della percezione dei cittadini (30 gli intervistati) emergono alcune criticità nella percezione delle azioni: governance, infrastrutture, incentivi, accettazione, portfolio.
Obiettivi strategici da cui emerge una diversa percezione degli stakeholders e la presa di coscienza che sia una azione utile, ma che da sola non è sufficiente. Mentre emerge una tendenza ad agire solo a seguito di azioni della UE, “non prima”, richiama Beccari.

scenari conservativi
Il report realizza quindi una stima del potenziale realistico di rimozione di CO2 per il 2030, il 2040 e il 2050 in tre scenari con un target di riferimento, uno più conservativo e uno ambizioso.
Scenario di riferimento:
l’Italia raggiunge entro il 2050 una capacità di rimozione di CO₂ di più di 56 MtCO₂ all’anno che, combinata con assorbimenti naturali superiori a 47 MtCO₂/anno, porta a una capacità totale di circa 104 MtCO₂ all’anno.
Soluzioni da attuare: carbonio del suolo agricolo, pratiche di gestione del territorio e metodi di conversione basati sulla biomassa, (ad esempio la bioenergia con cattura e stoccaggio di CO2 – BECCS), il biochar, e i prodotti durevoli a base di carbonio di origine biologica, mentre metodi geochimici come la cattura di carbonio tramite rocce frantumate (ERW) e metodi sintetici (DACCS) contribuiscono solo in misura ridotta.
Capacità di stoccaggio geologico di CO₂ pari a 44 MtCO₂/anno, di cui metà MtCO₂ è
riservata alla rimozione del carbonio atmosferico (piuttosto che alla CCS – la cattura della CO2 alla fonte, cioè dai punti di emissione industriali).
In questo scenario, l’accettazione pubblica cresce grazie a un coinvolgimento efficace nei progetti e a una governance più solida a livello nazionale ed europeo.
Il consenso dell’opinione pubblica viene ottenuto quando le soluzioni di rimozione di CO₂ sono implementate in contesti in cui possono essere attentamente monitorate, verificate e controllate.
Scenario ambizioso:
l’Italia sfrutta pienamente il proprio potenziale di stoccaggio di CO₂ e le altre risorse disponibili.
La capacità di rimozione raggiunge più di 91 MtCO₂ all’anno che, sommati
ad assorbimenti naturali superiori a 47 MtCO₂, portano a una capacità totale di circa 139 MtCO₂ all’anno entro il 2050. Ciò presuppone che, dei 74 MtCO₂/anno di stoccaggio geologico disponibili, 43 MtCO₂/anno siano destinati alla rimozione del
carbonio atmosferico. Ulteriori ipotesi includono la piena mobilitazione di biomassa e risorse minerali idonee, insieme a un’ampia adozione delle pratiche di carbon farming.
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