Nel contesto della revisione intermedia della politica di coesione dell’UE, il Consiglio ha adottato oggi modifiche ai regolamenti esistenti per affrontare meglio le sfide strategiche attuali ed emergenti legate alla coesione economica, sociale e territoriale. Tra questi rientrano, in particolare, la difesa e la sicurezza, la competitività e la decarbonizzazione, gli alloggi a prezzi accessibili, le misure relative all’acqua e le sfide che devono affrontare le regioni di confine orientali.
“L’UE deve essere meglio preparata per le sfide di domani. La legislazione adottata oggi consentirà agli Stati membri di spendere i fondi di coesione dell’UE per la difesa, la sicurezza e la preparazione civile per affrontare meglio le sfide attuali e future. Si tratta di un passo importante verso un’Unione europea che si assuma la responsabilità della propria sicurezza.” ha commentato in una nota Marie Bjerre, ministro degli affari europei della Danimarca.
In tempi record i colegislatori hanno adottato i regolamenti, su incarico del Consiglio europeo, che prevedono modifiche ai regolamenti su:
- il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e il Fondo di coesione, nonché il Fondo per una transizione giusta (JTF), e
- il Fondo sociale europeo Plus (FSE+)
Questi contengono modifiche mirate al quadro normativo dei fondi della politica di coesione per allineare le priorità di investimento all’evoluzione del contesto economico, sociale e geopolitico, nonché agli obiettivi climatici e ambientali dell’UE.
L’obiettivo principale è allineare gli investimenti della politica di coesione alle nuove priorità, in particolare difesa e sicurezza, competitività e decarbonizzazione, alloggi a prezzi accessibili, accesso all’acqua, gestione sostenibile dell’acqua e resilienza idrica, transizione energetica e sfide che le regioni frontaliere orientali devono affrontare. Le nuove normative introducono maggiore flessibilità e incentivi per agevolare il rapido impiego delle risorse esistenti e accelerare l’attuazione dei programmi.
Un impegno che non raggiunge un accordo sulla riduzione delle emissioni
L’impegno della Presidenza danese per gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni, vede l’opposizione di diversi Stati membri, tra questi anche l’Italia.
“La scelta di rimandare la discussione è un rischio ma, in questa fase, anche l’unica strada politicamente percorribile per discutere le condizioni entro cui gli Stati membri vedono l’implementazione del nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni al 2040.” commenta Chiara di Mambro, direttrice Strategia Italia e Europa di Ecco, il think tank italiano per il clima ricordando inoltre l’importanza di “arrivare alla COP30 con obiettivi che riflettono l’indicazione della scienza e le opportunità dei nuovi mercati e tecnologie verdi, come base per garantire autonomia strategica e competitività all’Europa. Solo una visione strategica di lungo periodo può fornire le garanzie necessarie a finanziare gli investimenti per l’elettrificazione dell’economia, per l’innovazione industriale e per dare ampio accesso ai benefici della transizione”.
Serve arrivare a una proposta prima del Vertice sul clima delle Nazioni Unite del 24 settembre a New York. Inoltre nelle stesse settimane, salvo rinvii, anche il Parlamento Europeo dovrà definire la sua posizione riguardo alla proposta della Commissione sul 2040, ma anche qui sembra che sia tutto molto lontano.
La dichiarazione d’intenti propone di ridurre le emissioni UE tra il 66,3% e il 72,5% al 2035 riflettendo due possibili traiettorie per il raggiungimento della neutralità climatica al 2050: una lineare tra il 2030 e il 2050 (quindi 66,3% al 2035) e una che riflette la proposta della Commissione di un taglio emissivo del 90% al 2040 (quindi 72,5% al 2035) come richiesto dal Comitato consultivo scientifico europeo sui cambiamenti climatici (ESABCC) e dalla valutazione d’impatto della Commissione europea. La discussione sull’obiettivo al 2040 e, soprattutto, sulle sue condizioni necessarie e abilitanti è stata posticipata al Consiglio dei leader europei del 23 e 24 ottobre, spinta anche dalla richiesta della Germania e considerando le difficoltà interne della politica francese.
I gruppi politici del Parlamento Europeo sono tuttavia ancora lontani dal raggiungimento di un accordo e si assiste ad una forte polarizzazione del dibattito che può portare ad ulteriori rallentamenti del processo d’approvazione.
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