Con l’obiettivo di raggiungere il 91% della produzione elettrica globale da fonti rinnovabili entro il 2050, le reti sono al centro della transizione energetica, ma richiedono urgenti e significativi investimenti. L’elettricità è in rapida ascesa come fulcro del nostro intero sistema energetico. L’elettrificazione del riscaldamento, dei trasporti e dell’industria, unita a nuove fonti di consumo come i data center, ha portato a un aumento del consumo globale di quasi 1.100 terawattora (TWh) nel 2024, più del doppio dell’incremento medio annuo del decennio precedente.

Si stima che, per allinearsi agli obiettivi climatici, entro il 2040 dovranno essere costruiti o ristrutturati oltre 80 milioni di chilometri di reti, una quantità pari all’intera rete globale attualmente in funzione. Lo rileva il rapporto Delivery Large-Scale Grid Infrastructure Projects at Pace, pubblicato dai membri dell’Utilities for Net Zero Alliance (Uneza).
Dal progetto singolo a un approccio programmatico
I grandi progetti infrastrutturali per le reti sono complessi e affrontano spesso imprevisti, come ritardi e sforamenti di budget. Un rapporto McKinsey del 2022, su oltre 500 progetti, ha rivelato che quasi l’80% di essi ha superato il budget e più del 50% ha subito ritardi. Nonostante ciò, è possibile realizzare questi progetti in tempo e secondo i piani.
Una pianificazione efficace è cruciale per la consegna tempestiva ed economica dei progetti. È fondamentale che ogni progetto si inserisca in un piano di sviluppo di rete a lungo termine, olistico e coordinato a livello nazionale o regionale. Questo approccio programmatico, che guarda a 20-25 anni in avanti, è essenziale per superare la gestione progetto per progetto. È inoltre vitale un coinvolgimento costante e trasparente di tutte le parti interessate, dalle comunità locali agli enti regolatori, fin dalle prime fasi del progetto. Semplificare i processi di autorizzazione può anche accelerare lo sviluppo.
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Transizione energetica e finanza: attrarre investimenti privati
Il finanziamento è un’altra sfida complessa. Sebbene gli investimenti globali nell’energia abbiano superato circa 2 trilioni di euro nel 2024, gli investitori nei grandi progetti di rete rimangono prevalentemente governi e aziende statali. Attrarre il settore privato è complicato a causa degli elevati costi iniziali e dei lunghi tempi di ammortamento. Per incoraggiare gli investimenti, gli enti regolatori devono garantire un adeguato ritorno sul capitale. Particolarmente difficile è il finanziamento nei mercati emergenti, dove l’elevato costo del capitale può compromettere la solidità finanziaria dei progetti.
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Catene di approvvigionamento: partnership strategiche e standardizzazione
Le catene di approvvigionamento si trovano di fronte a due grandi problemi: la disponibilità di materiali critici e la capacità di produzione. È necessario superare i tradizionali rapporti transazionali con i fornitori, evolvendo verso partnership strategiche e basate sulla fiducia. Nuovi modelli di business, come gli accordi quadro per più progetti, e l’adozione di standard globali, possono ridurre le variazioni di design, alleviare la pressione sulle catene di approvvigionamento e accelerare la consegna dei progetti.
La transizione energetica sta creando una profonda trasformazione del lavoro, ma la domanda di competenze sta superando l’offerta. Più nello specifico, proprio il divario di competenze, che riguarda sia operai specializzati che ingegneri, continua ad allargarsi in assenza di misure proattive. È urgente una maggiore collaborazione tra governi, sviluppatori di progetti e mondo accademico per identificare le competenze future e promuovere iniziative di riqualificazione e aggiornamento. Anche garantire infrastrutture sociali adeguate, come alloggi e trasporti, è fondamentale per attrarre e trattenere i lavoratori qualificati, soprattutto in aree remote.
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