Da verde a blu: il nuovo colore della finanza “buona”

Nel solco di un deficit strutturale da 40 a 80 miliardi di dollari l'anno, il Forum Euromediterraneo dell’acqua sposta il dibattito sugli investimenti blu per far fronte alla crisi idrica

Forum Euromediterraneo Panel Blue Finance Foto Ilaria C. RestifoBlue bonds, blue loans, blue swaps, blue water credits e quant’altro sia etichettabile con il colore blu. Sono alcuni degli strumenti finanziari evocati nel discorso pubblico per far fronte alla crisi idrica e al trilemma dell’acqua. Resta tuttavia da capire se siano soluzioni strutturali o se, dietro quella vernice cromatica tanto rassicurante, ci si appresta a compiere un silenzioso passaggio dal green al blue washing.

Se ne è parlato ieri al Forum Euromediterraneo sull’acqua nel corso della seconda giornata. La tavola rotonda Finanza blu e investimenti blu per l’acqua ha catalizzato il discorso sulle leve finanziare private da usare per accompagnare gli enormi investimenti pubblici richiesti.

Nel dibattito sull’adattamento ai cambiamenti climatici, gli investimenti effettivi a livello globale rappresentano soltanto una frazione risibile rispetto ai fabbisogni stimati in migliaia di miliardi. L’analisi economica evidenzia che non è sostenibile affidare interamente alla spesa pubblica il finanziamento dei piani di resilienza.

Mario Grassi Durante Lintervento Foto Ilaria C. Restifo
Mario Grassi durante l’intervento_Foto Ilaria C. Restifo

Eloquenti le parole di Mauro Grassi co-fondatore Comitato One Water, Italia: “Dobbiamo moltiplicare perlomeno di tre volte gli attuali investimenti in Italia […]. Qui discutiamo di come andare a cercare risorse private da aggiungere a quelle pubbliche, perché non possiamo fare un piano in cui tutto sia pubblico e tutto sia finanziato dallo Stato. E, diciamo, che di strumenti ne abbiamo tantissimi”. Poi passa ad elencarne alcuni, neanche troppo innovativi, che per lo più interessano direttamente risparmiatori e utenti finali.

  • Fondi di investimento: strumenti per attrarre investitori, imprese e risparmiatori verso il settore idrico.
  • Tariffe idriche: essendo una fonte di finanziamento stabile, si evidenzia la necessità di rafforzarne l’utilizzo come moltiplicatore per gli investimenti ambientali delle utilities.
  • Tasse di scopo: Contributi mirati a livello locale, ad esempio a favore dei consorzi di bonifica per la manutenzione del territorio.
  • Gestione del rischio: strumento assicurativo che però presenta criticità legate alle forti disparità territoriali (premi differenziati tra aree diverse), rendendo necessari meccanismi di perequazione.
  • Servizi Ecosistemici: Meccanismi locali utili a generare risorse attraverso il legame tra conservazione ambientale e tutela dei luoghi di interesse naturale.

Sui water credits – sistemi di compensazione non dissimili dal modello degli ETS – Marco Grassi fa un ‘a parte’. “Dico solo una cosa: i water credit sono un altro strumento interessante che potrebbe portarci risorse. Però ricordiamoci che mentre gli ETS hanno un’unità di misura, la CO2, che ha lo stesso valore sia a Roma, in Cina o in Thailandia, l’acqua è completamente diversa. Perché il valore dell’acqua di novembre è vicino allo zero, mentre il valore dell’acqua di agosto molto probabilmente vale qualcosa. Il valore dell’acqua in una area dove c’è siccità strutturale ha un valore, ma il valore dell’acqua nel Trentino-Alto Adige, dove piove tutti i giorni, vale molto meno. Quindi per fare Water Credit bisogna avere una dimensione locale e temporale qualificata. E’ difficile”.

Il laboratorio vicentino: la prova locale dei water credits

Se la reale fattibilità dei water credits si misura sul piano locale, a raccogliere la sfida è il territorio di Vicenza, con il progetto europeo Life Svolta Blu — cofinanziato dal programma LIFE e coordinato da Viacqua in partenariato con diversi attori locali.

L’iniziativa punta a sperimentare un sistema di scambio di crediti blu ispirato ai mercati dei crediti di carbonio, con l’obiettivo di risparmiare 2 milioni di metri cubi d’acqua all’anno nella fase successiva alla conclusione del progetto.

Paolo Ronco Foto Ilaria C. Restifo
Paolo Ronco_Foto Ilaria C. Restifo

“Siamo tutti d’accordo sul fatto che dobbiamo investire di più per ripristinare il bilancio idrico, ricaricare la falda acquifera, utilizzare l’acqua e ripristinare i sistemi. Ma, per quanto essenziali, i finanziamenti pubblici non bastano. La sfida più impegnativa consiste nel collegare la finanza a progetti credibili che producano benefici misurabili sul campo», commenta Paolo Ronco, responsabile Settore Ricerca e Innovazione di Viacqua.

Produttori, acquirenti e governance

Il modello Life Svolta Blue si fonda sull’interazione tra due categorie chiave:

  • Produttori: soggetti (aziende agricole, industrie o enti locali) che implementano interventi concreti per ridurre i prelievi, favorire il riuso delle acque reflue, realizzare sistemi di drenaggio urbano sostenibile o aree di ricarica delle falde.
  • Acquirenti: aziende private che, inserite in una filiera di responsabilità territoriale, decidono di investire nell’acquisto dei crediti generati.

Per ovviare al rischio di blue washing, lo schema prevede cinque pilastri di governance: criteri di eligibilità rigidi, verifica indipendente, certificazione, registrazione digitale tramite blockchain, completa tracciabilità. Viene applicato il principio del “misura, riduci e solo dopo compensa” (ispirato alla norma ISO 14046 per la water footprint), escludendo che i crediti possano diventare un lasciapassare acritico simile a quanto avviene per i crediti di carbonio.

«L’adesione a LIFE Svolta Blu – dichiara a margine Sarah Colpo, sustainability manager di FITT – si inserisce nel percorso di sostenibilità avviato da FITT, oggi B Corp Certificata (…). In un contesto in cui la disponibilità di acqua dolce è sempre più una variabile critica per la competitività dei sistemi produttivi, la gestione efficiente della risorsa idrica diventa per noi non solo una responsabilità ambientale, ma anche leva di innovazione e reputazione, in linea con le crescenti aspettative di investitori, clienti e comunità locali».

Oltre la logica di mercato

C’è una voce fuori dal coro degli operatori economici. Una voce che funge da contrappeso a chi propone che i gestori delle acque cambino modello: da gestori di un servizio pubblico a fornitori di servizi, dove l’utente smette di essere utente e diventa cliente, sic et simpliciter.

E così, mentre la logica di mercato cerca di far quadrare i conti tra investitori, aziende e compagnie assicurative, Natalia Gullón, direttore tecnico AECID (Agenzia spagnola per la cooperazione internazionale allo sviluppo), ricorda: “Mentre discutiamo su come accelerare gli investimenti nel Mediterraneo, dobbiamo cambiare la prospettiva del discorso. Passare da: quanti soldi servono? a chiederci invece: per chi stiamo investendo e qual è l’impatto sulla vita delle persone?”.

Image By Truthseeker08 From PixabayIl suo intervento sposta l’asse della discussione sulla necessità di considerare l’acqua come un “super connettore” per lo sviluppo e un pilastro per i diritti umani e la stabilità regionale.

La cooperazione spagnola — attraverso l’esperienza ventennale del Fondo per l’Acqua e i Servizi Igienico-Sanitari in America Latina – è stata capace di mobilitare 2,6 miliardi di euro a partire da 800 milioni di fondi governativi iniziali. Questo dimostra che i contributi a fondo perduto e l’assistenza preventiva fungono da catalizzatori per sbloccare i grandi capitali privati e bancari. «Al centro di questo modello c’è un principio fondamentale: la titolarità nazionale. Mettere i paesi partner saldamente al posto di guida. I progetti devono rispondere alle priorità nazionali in linea con l’impegno di Siviglia», conclude Gullón.

 


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Ilaria Carmen Restifo
Consulente e ricercatrice freelance in ambito energetico e ambientale, ha vissuto a lungo in Europa e lavorato sui mercati delle commodity energetiche. Si è occupata di campagne di advocacy sulle emissioni climalteranti dell'industria O&G. E' appassionata di questioni legate a energia, ambiente e sostenibilità.