I data center non sono più semplici asset immobiliari ma colossi infrastrutturali capaci di eclissare le più grandi opere pubbliche mondiali. Il cuore pulsante dell’intelligenza artificiale e del cloud computing non è fatto solo di algoritmi ma di cemento, acciaio e silicio su scala monumentale. Con una base di asset assicurabili che supera già i 2.000 miliardi di euro a livello globale, il settore sta trasformando radicalmente le gerarchie del mercato assicurativo e riassicurativo mondiale. Questo cambio di paradigma è al centro del rapporto Data centers offer a hyperscale pool of insurable risks, pubblicato da S&P Global.

Il gigantismo degli hyperscale: valori oltre i 28 miliardi
Il rapporto di S&P Global evidenzia una trasformazione dimensionale. Se le grandi opere infrastrutturali tradizionali, come ponti o tunnel, richiedono coperture assicurative comprese tra i 4,6 e i 9,2 miliardi di euro, i nuovi campus hyperscale stanno riscrivendo queste cifre. S&P prevede che alcuni singoli progetti possano rappresentare valori assicurabili tra i 9,2 miliardi e i 27,6 miliardi di euro per la sola fase di costruzione.
Questa crescita rappresenta un’opportunità di espansione massiccia per gli assicuratori commerciali e specialistici. Per contestualizzare la portata del fenomeno, il rapporto stima che l’intero mercato mondiale dell’assicurazione aeronautica generi premi annuali per circa 4,6 miliardi di euro. Il solo settore dei data center, con circa 11.000 strutture operative nel mondo e investimenti annui che potrebbero superare i 276 miliardi di euro entro il 2027, è destinato a diventare uno dei pilastri dominanti del comparto reinsurance.
La sfida della business interruption e l’interconnessione dei rischi
Oltre alle mura e ai server, il valore reale risiede nella continuità operativa. S&P sottolinea che il rischio di business interruption (BI), ossia l’interruzione dell’attività dovuta a guasti del sistema, dipendenza energetica o interruzioni operative, può essere persino più rilevante del danno fisico agli asset.
Tuttavia, assicurare i grandi fornitori di servizi cloud (hyperscaler) è complesso. Il downtime è strettamente legato alla capacità di calcolo distribuita e all’interconnessione tra diversi centri. Per questo motivo, molti colossi tecnologici continueranno a coprire una quota significativa della propria esposizione attraverso le captive (compagnie di assicurazione interne), integrando le coperture di mercato con l’auto-assicurazione.
Nuove strutture collaborative e capacità di mercato
Storicamente, i limiti di rischio per singolo evento hanno frenato la capacità dei singoli assicuratori di coprire infrastrutture così vaste. In risposta alla domanda, alcuni grandi gruppi assicurativi hanno iniziato a offrire limiti per singolo rischio nell’ordine di alcuni miliardi di euro.
Il mercato si sta evolvendo verso strutture collaborative coordinate da broker o singoli leader assicurativi:
- partnership di rischio: più assicuratori e riassicuratori si uniscono per ripartire le esposizioni più elevate;
- standardizzazione: consorzi che rendono più efficiente la gestione di rischi complessi con il coinvolgimento di molteplici stakeholder (investitori, utility, costruttori);
- capitale alternativo: si prevede un ingresso crescente di capitali dai mercati finanziari, come gli insurance-linked securities (Ils), per colmare il gap di capacità dove i limiti tradizionali vengono superati.
Data center: ciclo di vita del progetto e gestione del rischio aggregazione
La copertura evolve dalla fase di costruzione (danni alla proprietà e ritardi) alla fase operativa, includendo l’assicurazione del carico per il trasporto delle attrezzature IT. Sul fronte delle responsabilità (casualty), le polizze coprono infortuni sul lavoro, responsabilità civile verso terzi, inquinamento ambientale e colpa professionale.
S&P avverte però sulla necessità di una rigida disciplina di sottoscrizione. I data center presentano una complessità unica rispetto alle infrastrutture tradizionali:
- tempi di costruzione rapidissimi che aumentano la pressione operativa;
- valore elevato delle apparecchiature tecnologiche, soggette a rapida obsolescenza e vulnerabilità;
- rischio di aggregazione: la concentrazione geografica in campus espone più strutture agli stessi eventi, come catastrofi naturali, minacce cyber o interruzioni della catena di approvvigionamento.
Impatto economico e consumo energetico
La copertura assicurativa del rischio di questi asset è un motore critico per la formazione di capitale. Senza adeguate coperture, i costi di finanziamento aumentano, mettendo a rischio la vitalità dei progetti necessari per l’AI. L’impatto si estende anche alle infrastrutture energetiche: si stima che i data center rappresenteranno circa il 14% della domanda elettrica degli Stati Uniti entro il 2030 (rispetto al 5% del 2025), trainando investimenti massicci nel settore delle utility.
In conclusione, sebbene S&P Global non preveda impatti immediati sui rating dei riassicuratori grazie a una gestione prudente delle linee di rischio, l’attenzione resta alta. La capacità di gestire l’interconnessione dei rischi e la concentrazione di asset di altissimo valore in singole aree geografiche determinerà chi, nel settore assicurativo, emergerà come leader in questa nuova era digitale.
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