Tra nucleare e alleanze strategiche, la “Grande Eurasia” atterra a Istanbul

Dopo gli Emirati, il XVIII Forum Economico Eurasiatico si sposta in Turchia, snodo cruciale di interessi energetici ed economici

Non contro l’occidente, ma senza l’occidente”. È un messaggio che torna spesso negli interventi della prima giornata del Forum, incentrata sulla cooperazione energetica come struttura portante dell’economia globale, in un momento segnato da forti tensioni e incertezze.

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Promosso dall’associazione Conoscere Eurasia, in collaborazione con Roscongress Foundation e Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, l’evento catalizza il dibattito sui grandi temi internazionali nella cornice della Grande Eurasia. Tra i partner dell’evento, si annoverano Gazprom, Rosatom, Novatek, Ariston group, camera di commercio Italo-russa.

La due giorni si trasforma in un punto di riferimento, non solo per lo sviluppo di partnership strategiche tra aziende italiane, turche e russe, ma anche come opportunità per analizzare gli sviluppi dell’ultimo anno e delineare traiettorie energetiche future.

Sud Globale e Brics, nuove alleanze, nuovi assetti geopolitici: i temi sul piatto sono tanti e impegnativi. Si va dalla cooperazione energetica come struttura portante dell’economia globale a nuovi hotspot d’attenzione, come la fragilità delle catene di approvvigionamento. A far da filo rosso tra le varie sessioni, un monito: non bisogna dimenticare l’importanza delle relazioni internazionali e della diplomazia in un mondo sempre più complesso e frammentato.

Differenziare l’energia con il nucleare

“Unica città al mondo che si estende su due continenti”, come ha ricordato Antonio Fallico, presidente di Conoscere Eurasia, Istanbul è la regina assoluta del Forum. E la magnificenza dello storico Çırağan Palace Kempinski, che ospita l’evento, è lì per ricordarcelo.

La città è da sempre votata al suo naturale carattere di “ponte”. Le parole usate dal Ministro dell’Energia e Risorse Naturali Alparslan Bayraktar, non lasciano dubbi sull’approccio che si è dato il paese: “Il nostro paese sta al crocevia di continenti, e questa posizione dà alla Turchia un vantaggio naturale come centro di gravità per la cooperazione regionale e globale. In un momento di incertezza globale, la strategia della Turchia è molto chiara, flessibile e guarda al futuro. Ed è una strategia molto diversificata”.

Il Paese ribadisce la sua ferma determinazione a consolidarsi come hub economico, politico ed energetico sullo scacchiere internazionale, anche per la sua posizione privilegiata tra Europa e Asia. Dunque, che posizione occupa la Turchia nel contesto energetico in un momento in cui l’economia globale passa attraverso grandi incertezze e tensioni?

Negli ultimi due decenni, l’economia nazionale è quadruplicata. La base industriale è cambiata in maniera significativa e le esportazioni hanno diversificato mercati e geografie, registrando un tasso di crescita del 5,4%. Oggi la Turchia è la diciassettesima economia del mondo, ed è “una forza nel panorama mondiale. Un fattore chiave di questa crescita è la popolazione giovane, con un’età media di 34 anni, e circa un milione di laureati ogni anno che contribuiscono, anche attraverso studi all’estero, al soft power del Paese”, continua il ministro Bayraktar.

nucleare alleanze

Al cuore della visione strategica della Turchia c’è l’energia, con il duplice obiettivo di assicurare energia a un prezzo accessibile e guidare la transizione verso le zero emissioni. La capacità totale di produzione elettrica supera i 121 GW e oltre il 60% deriva da fonti energetiche rinnovabili, con l’attrazione di investimenti interni ed esteri per progetti solari, eolici geotermici e a biomassa attraverso vari modelli di business.

Ma nel frattempo, la Turchia avanza con determinazione nell’ambito dell’energia nucleare che avrà un ruolo fondamentale per assicurare forniture sicure e pulite.

La prima centrale nucleare al mondo “Build-Own-Operate”

Una partnership con la Russia

“Insieme ai nostri partner russi, stiamo costruendo quattro reattori nella centrale nucleare di Akkuyu, che è uno dei più grandi progetti energetici mai intrapresi in Turchia. La prima unità entrerà in funzione nel 2026 e rappresenta una pietra miliare della diversificazione energetica”, ha spiegato il ministro Bayraktar.

La centrale di Akkuyu, nella provincia di Mersin, sul Mediterraneo, è la prima centrale nucleare al mondo realizzata secondo un modello Build-Own-Operate. Si tratta di progetti di investimento esteri diretti, usati per infrastrutture energetiche di lunga durata.

Kiril Komarov, primo vicedirettore generale di Rosatom, spiega in dettaglio: “il sito di Akkuyu, “dove prima c’era una collina enorme, lo abbiamo fatto spianare in sei anni con un esercito di 30 mila lavoratori”.

Il reattore della centrale è un VVER-1200, la capacità è pari a 4 x 1200 MW, e la durata è di 60 anni, estendibile di ulteriori 20 anni. “Il nostro acciaio è in grado di funzionare per i prossimi cento anni. Noi siamo investitori e anche titolari della centrale, garantendo un lavoro stabile, il finanziamento, la formazione del personale. Dunque, è un progetto… sostenibile”, conclude Komarov.

Ma la collaborazione con la Russia non si ferma qui. Meglio parlare di partnership strategica a lungo termine, che comprende trasferimento tecnologico, sviluppo del capitale umano e partecipazione industriale. Centinaia di giovani ingegneri turchi sono andati a formarsi in Russia per imparare come funzionano i reattori, assicurando una collaborazione che aumenta la capacità nazionale.

Guardando al futuro, La Turchia punta a raggiungere una potenza di 20 GW dagli impianti nucleari entro il 2050, con nuovi progetti in Tracia. Questa espansione nucleare rappresenta la base su cui costruire il futuro a basse emissioni del Paese, e permette di approfondire relazioni di cooperazione tecnologica con i partner internazionali.

Il gas naturale resta vitale.

Sfruttando partnership consolidate con Russia, Azerbaigian e Iran, e continuando a sviluppare infrastrutture di rigassificazione, la Turchia punta a diventare un hub di distribuzione del gas, grazie a progetti come i gasdotti TurkStream e TANAP, anche contribuendo all’approvvigionamento europeo.

Risultati significativi provengono da giacimenti domestici, come il Sakarya Gas Field nel Mar Nero – che presto raggiungerà i 40 milioni di m3 al giorno – e il giacimento petrolifero di Gabar, che generano ad oggi 80.000 barili di petrolio al giorno, contribuendo a ridurre la dipendenza dalle importazioni.

L’obiettivo del piano energetico è tagliare il consumo del 16% al 2030 e risparmiare 100 Mt di emissioni CO2 attraverso un investimento di oltre 20 miliardi di USD.

“Un approccio che va oltre le risorse”, sottolinea il ministro. Innovazione, invenzione e miglioramento delle tecnologie sono alla base dell’azione di governo.

Promuovendo investimenti nelle rinnovabili, permettendo l’integrazione regionale, rendendosi un hub per l’energia, il commercio e l’innovazione, la Turchia è pronta ad assolvere a un ruolo che le è congeniale: costruire ponti tra il vecchio e il nuovo, tra est e ovest.


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Consulente e ricercatrice freelance in ambito energetico e ambientale, ha vissuto a lungo in Europa e lavorato sui mercati delle commodity energetiche. Si è occupata di campagne di advocacy sulle emissioni climalteranti dell'industria O&G. E' appassionata di questioni legate a energia, ambiente e sostenibilità.