Il quadro previsionale dell’industria meccanica, per il 2025, evidenzia un rallentamento che si protrae per il secondo anno consecutivo. Questa situazione riflette l’impatto negativo esercitato sul comparto industriale da fattori come le tensioni geopolitiche, l’introduzione di dazi commerciali e la generale volatilità dei mercati globali. L’allarme viene da Anima Confindustria: per quanto riguarda la produzione complessiva, le stime per il 2025 indicano un valore di 59,1 miliardi di euro, registrando una contrazione dell’1,4% rispetto al 2024. Questo dato si aggiunge al calo dell’1,3% già registrato nel 2024 sul 2023. La gravità della situazione è sottolineata dal fatto che nessuno dei sei macrosettori rappresentati da Anima prevede una crescita rispetto all’anno precedente.
In sede di evento il ministro del Imprese e Made in Italy Adolfo Urso collegato da remoto ha confermato l’attenzione del Ministero al settore e ha annunciato l’apertura di un tavolo ufficiale per la meccanica.
Meccanica: export, motore in contrazione
Anche il fronte dell’export, da sempre motore trainante del settore, mostra segnali preoccupanti. Per il 2025, le esportazioni della meccanica italiana sono stimate a 32,9 miliardi di euro, con un peggioramento che si traduce in un calo dell’1,7% rispetto al 2024. Questa contrazione è vista come una minaccia significativa alla competitività dell’industria italiana e per la bilancia commerciale nazionale, considerando che la quota di fatturato destinata ai mercati internazionali supera il 55% della produzione totale. Il dato del 2025 è negativo in contrapposizione al debole segnale positivo dello scorso anno, quando l’export aveva segnato una modesta crescita dello 0,7%.
Industria meccanica in affanno: analisi per settore
Il comparto più rilevante per fatturato all’interno di Anima Confindustria, quello degli impianti, macchine e prodotti per l’edilizia (settore che vale oltre 20 miliardi di euro), è previsto in calo del 2,4% rispetto al 2024, con l’export in flessione dell’1,9%.
Si registrano andamenti negativi anche per altri settori chiave:
- Le tecnologie e attrezzature per l’industria alimentare sono stimate in calo dello 0,7%.
- Il comparto della logistica e movimentazione delle merci dovrebbe chiudere l’anno con un decremento dello 0,8%.
- Le tecnologie e prodotti per l’industria prevedono una flessione dell’1%.
Entrando nel dettaglio, le macchine e gli impianti per la produzione di energia e per l’industria chimica e petrolifera vedono la produzione stimata a 16,5 miliardi di euro nel 2025, segnando un calo dell’1%. L’export per questo medesimo comparto è atteso in contrazione dell’1,7%, attestandosi a 9,6 miliardi di euro.
Il settore che si prefigura come il più stabile è quello delle macchine e impianti per la sicurezza dell’uomo e dell’ambiente, con una produzione prevista a 5,1 miliardi di euro nel 2025, in flessione minima dello 0,05% rispetto al 2024. In questo caso, la crescita del mercato interno è impattata da un export che si prevede in calo del 2%.
Anima Confindustria: occupazione e appello alle Istituzioni
Sul fronte dell’occupazione, le previsioni per il 2025 indicano che il comparto manterrà oltre 224.000 addetti, ma con una lieve riduzione dello 0,1% rispetto all’anno precedente, evidenziando le difficoltà a mantenere i livelli occupazionali attuali.
Il presidente di Anima Confindustria, Pietro Almici, ha ribadito con forza che è necessario un intervento deciso e coordinato da parte delle istituzioni italiane ed europee. Il presidente ha ricordato che l’industria meccanica varia è un settore strategico che genera un fatturato che si avvicina ai 60 miliardi di euro all’anno costituendo una parte fondamentale del Pil manifatturiero nazionale. Almici ha sottolineato che un ulteriore deterioramento della competitività minaccerebbe la prosperità economica del Paese.
Pur apprezzando il crescente riconoscimento istituzionale dell’ultimo anno, la federazione ha chiesto interventi mirati, tra cui una risposta coordinata ai dazi statunitensi, il ripristino di politiche industriali stabili a supporto dell’innovazione e il coinvolgimento costante delle associazioni di categoria nei processi decisionali di natura industriale. Almici ha espresso la preoccupazione che l’esaurimento dei fondi e la conseguente chiusura del piano Transizione 5.0 abbiano aumentato l’incertezza per l’intera industria manifatturiera.
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