Italia divisa in due: il Sud affoga sotto i nubifragi, il Nord resta a secco

L'Osservatorio ANBI lancia l'allarme: fiumi esondati e dighe al colmo nel Centro-Meridione. Intanto il bacino del Po e i fiumi veneti tornano a soffrire la scarsità idrica.

L’Italia si ritrova, ancora una volta, vittima di un’estremizzazione meteorologica che spacca in due la Penisola. Mentre il versante adriatico e il Mezzogiorno sono flagellati da piogge torrenziali e inondazioni, il Nord guarda con preoccupazione a riserve nevose scarse e portate fluviali in calo.

Emergenza nel Centro-Sud: l’incubo dei “bacini pieni”

Dopo la Sicilia, l’allerta si è spostata in Abruzzo e Molise. A Silvi, famiglie sfollate e scuole chiuse sono il volto di un’emergenza che non accenna a placarsi: entro il fine settimana sono attesi fino a 250 millimetri di pioggia sulle zone interne abruzzesi e oltre 200 sul Molise.

Il paradosso evidenziato dall’Osservatorio ANBI riguarda la gestione delle acque: le dighe, ormai sature, sono costrette a rilasciare enormi quantitativi idrici per evitare rischi strutturali, alimentando però le piene dei fiumi a valle.

  • Molise: la diga del Liscione ha quadruplicato i rilasci (da 60 a 240 mc/s), causando l’esondazione del fiume Biferno.

  • Abruzzo: sotto osservazione le dighe di Penne e Bomba; esondato l’Osento, con conseguente interruzione della linea ferroviaria Adriatica.

  • Puglia e Basilicata: tracimati i fiumi Cervaro, Fortore e Saccione nel Foggiano, mentre l’invaso di Occhito ha incamerato 69 milioni di metri cubi in soli due giorni.

“Gli eventi in corso esaltano la funzione di salvaguardia idrogeologica degli invasi,” afferma Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI. “Trattenere le ondate di piena è fondamentale, ma l’attuale rete idraulica è inadeguata a questa violenza atmosferica.”

Il rischio della neve “tardiva”

Sull’Appennino si attendono accumuli di neve superiori ai 2 metri. Sebbene possa sembrare una buona notizia contro la siccità, ANBI avverte: la neve tardiva non è una riserva sicura. Con il rialzo delle temperature, la fusione rapida della coltre bianca potrebbe trasformarsi in un ulteriore elemento di pericolo idraulico per i bacini già al limite.

Il paradosso del Nord: portate in calo e cuneo salino

Mentre il Sud combatte contro il fango, il Settentrione presenta un quadro opposto. Nonostante l’assenza di alluvioni, emergono le prime criticità legate alla scarsità di riserve:

  • Veneto: l’Adige è sceso sotto la soglia critica dei 79 mc/s in Polesine. A questi livelli, le barriere antisale non riescono a fermare la risalita del mare.

  • Lombardia e Piemonte: il Po registra portate inferiori del 27% rispetto alla media storica. Il lago d’Iseo è al minimo (21,4% di riempimento), con un deficit complessivo di riserve del 21%.

  • Emilia-Romagna: il fiume Enza continua a registrare valori inferiori ai minimi storici, nonostante le lievi crescite degli altri corsi d’acqua.

L’appello: servono investimenti strutturali

La fragilità del territorio italiano emerge con prepotenza di fronte a quella che Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI, definisce “insufficienza della rete idraulica nazionale”.

Il prossimo 14 aprile, l’Associazione presenterà a Roma un pacchetto di progettualità concrete per il potenziamento del sistema idrico. L’obiettivo è duplice: creare nuovi invasi per trattenere l’acqua nei periodi di siccità e, contemporaneamente, proteggere le popolazioni dalle ondate di piena sempre più frequenti e violente.


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