È un binomio versatile quello che lega il settore idrico e quello tecnologico. Sono infatti numerosi i filoni di ricerca che puntano a sviluppare soluzioni sempre più performanti in questo settore. L’obiettivo è duplice: da una parte favorire una gestione efficiente, dall’altra realizzare progetti all’avanguardia che hanno come focus la tutela ambientale. Qui di seguito alcuni esempi di iniziative che sfruttano appieno il potenziale green di questa risorsa fondamentale per l’uomo.

Produrre acqua in modo smart

Partiamo con il sistema brevettato dalla startup siciliana Saba Technology: “Easy Drop”. Si tratta di un pannello alimentato da celle fotovoltaiche che ha la capacità di produrre 35 litri di acqua ogni 10 ore d’attività ricavandoli dall’atmosfera. Con 100 mq. di pannelli si riesce a produrre circa 3500 litri ogni 10 ore di funzionamento. La tecnologia impiegata in questo progetto sarà usata anche per la realizzazione di “IntelGreenhouse“, una serra intelligente, 100% autosufficiente e capace di generare autonomamente l’acqua necessaria per l’irrigazione giornaliera. Questa struttura sfrutterà un un telo di silicio trasparente per produrre energia e ricaverà acqua a partire dall’umidità presente in atmosfera. Inoltre verranno impiegate lampade led che riprodurranno la luce naturale del giorno in modo da accelerare il processo di fotosintesi. “I pannelli per uso agricolo – sottolinea infine una nota dell’azienda –  saranno dotati di un sistema di ‘Air detector’, sensori che controlleranno l’area in entrata intercettando agenti patogeni che potrebbero attaccare le piante da eventuali virus, insetti, parassiti”. 

Sfruttare l’acqua marina per ottenere idrogeno come combustibile

All’Università di Stanford (USA), invece, un team di ricercatori ha ideato una nuova tecnica per trasformare l’acqua di mare in combustibile a idrogeno. Il tutto grazie all’utilizzo di energia solare e al perfezionamento del processo di elettrolisi. Nello specifico gli studiosi sono riusciti a ottimizzare la reazione, che, come è noto, porta alla scissione dell’acqua in ossigeno e idrogeno attraverso due elettrodi: uno con carica negativa (catodo) e uno con carica positiva (anodo).  L’acqua di mare infatti contiene cloruro di sodio che corrode molto velocemente il sistema elettrolitico. Per questo motivo  i ricercatori hanno pensato di rivestire l’anodo con materiali capaci di proteggerlo dal cloruro: una schiuma di nichel, ricoperta da solfuro di nichel, a sua volta ricoperto da strati di idrossido di ferro-nichel. In questo modo si è riusciti a rallentare la rottura del dispositivo.

Tecnologia sonar e AI a servizio della gestione idrica smart

Se ci spostiamo oltre i confini nazionali, troviamo invece la startup Acoustic Sensing Technology. Questa realtà sfrutta l’ormai nota tecnologia sonar – che utilizza la propagazione del suono (sott’acqua in genere) – per monitorare gli impianti idrici. Grazie a una combinazione di hardware, software e analisi dei dati, questa startup sarebbe in grado di rilevare eventuali perdite e tubi rotti alla profondità di 100 metri in meno di 3 minuti.

Un’altra opportunità innovativa è offerta poi dall’Intelligenza Artificiale. EMAGIN utilizza l’AI per avere un’analisi in tempo reale delle infrastrutture idriche valutando la qualità dei diversi parametri idraulici. Informazioni utili che poi essere usate per valutare le decisioni in chiave predittiva.

Infine la startup Utilitis usa sensori satellitari per identificare le perdite delle infrastrutture idrica. 

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