Biometano: previsto boom di domanda al 2034, trasporti in testa

Il report di Prismane Consulting

Il biometano è un pilastro strategico della futura matrice energetica globale. A certificarlo è il nuovo, dettagliatissimo report Biomethane 2018-2034 di Prismane Consulting che delinea una traiettoria di crescita esponenziale per il prossimo decennio. Lo studio evidenzia come la domanda globale di questo vettore energetico stia registrando una profonda ristrutturazione, guidata non solo dalle direttive ambientali, ma anche e soprattutto dalla necessità di garantire sicurezza energetica in un panorama geopolitico volatile.

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Dalla crisi energetica europea al conflitto russo-ucraino, passando per le fluttuazioni del prezzo del petrolio, i fattori macroeconomici hanno innescato una corsa all’alternativa verde.

End use sposta l’equilibrio: trasporti al centro

L’analisi mette in luce un dato cruciale: il settore dei trasporti si posiziona come la principale e maggiore applicazione finale per il biometano, assorbendo la quota più significativa della domanda globale. Questa tendenza segnala l’efficacia del gas rinnovabile come sostituto diretto del gas naturale fossile, specialmente per il trasporto pesante e marittimo, dove l’elettrificazione fatica ancora a imporsi.

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Il biometano, ottenuto tramite processi di digestione anaerobica o gassificazione termica per purificare il biogas, è alimentato da un mix di materie prime organiche. Tra queste, la categoria di gran lunga più influente è quella dei rifiuti agricoli e zootecnici (agricultural & livestock manure). L’utilizzo di scarti agricoli non solo fornisce la materia prima per l’energia, ma risolve contemporaneamente problemi di smaltimento, creando un’economia circolare virtuosa e riducendo le emissioni di metano in atmosfera.

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Economie mature sotto la lente: rischio rallentamento per l’Europa

Nonostante la forte spinta globale, il report lancia un campanello d’allarme per le regioni con economie consolidate. La crescita della domanda di biometano in aree come l’Europa occidentale e il Nord America è prevista essere inferiore alle medie globali.

La motivazione principale risiede nello spostamento geografico di molte attività manifatturiere e industriali ad alta intensità energetica verso regioni con costi operativi più bassi, in particolare l’Asia-Pacifico. Di conseguenza, pur rimanendo mercati fondamentali in termini di innovazione e policy, la crescita della domanda volumetrica in questi Paesi potrebbe subire una frenata, a vantaggio di economie emergenti dove l’industrializzazione rapida richiede forniture energetiche immediate e meno inquinanti.

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Il contesto è complesso: tra i vincoli alla crescita (restraints) figurano i costi iniziali elevati per gli impianti di upgrading e le incertezze normative, mentre le opportunità sono legate a un continuo inasprimento degli standard di emissione e agli incentivi per i combustibili rinnovabili.

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I giganti industriali a capo della filiera del biometano

Il panorama competitivo è già ben definito, con diverse aziende che si stanno posizionando per dominare la filiera della produzione e distribuzione. Tra i key players che stanno investendo massicciamente nell’espansione e nell’integrazione verticale, il report cita nomi di primo piano del settore energetico e dei gas industriali, tra cui Shell (Nature Energy), Gasum, Air Liquide, Opal Fuels ed Evergaz (BayWa r.e.).

Questi attori non solo gestiscono le complesse tecnologie di produzione, ma influenzano anche i prezzi e le dinamiche di fornitura in ogni regione, dalla Cina all’India fino ai mercati più esigenti dell’Occidente. Il loro ruolo sarà determinante nel tradurre il potenziale teorico del biometano in volumi concreti, spingendo la necessaria transizione dai combustibili fossili verso un futuro più sostenibile.

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