Arcadia, presentata la nave oceanografica di Ispra: varo nel 2026

Mapperà gli ecosistemi marini per fronteggiare le sfide ambientali

Arcadia è la nave oceanografica d’eccellenza dell’Ispra progettata per studiare, monitorare e proteggere gli ecosistemi marini del Mediterraneo. Presentata il 15 luglio alla Sala del Refettorio della Camera dei deputati, il suo varo è previsto per giugno 2026: rappresenta il cuore operativo del progetto Mer, il più importante investimento del Pnrr per la tutela dell’ambiente marino, con una dotazione di 400 milioni di euro.

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Rendering della nave oceanografica Arcadia.

Un programma ambizioso, attuato da Ispra sotto l’egida del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, e in collaborazione con la Marina Militare, per mappare e ripristinare ecosistemi sommersi spesso invisibili, ma fondamentali per il clima, la biodiversità, l’economia.

Arcadia, la nave oceanografica di Ispra

La nave potrà contare su tecnologie all’avanguardia per lo svolgimento di missioni scientifiche multidisciplinari: l’obiettivo sarà quello di raccogliere dati, costruire conoscenza e orientare le politiche ambientali verso un futuro più sostenibile. La propulsione ibrida diesel-elettrica, operativa in modalità full electric per quattro ore, riduce l’impatto acustico e ambientale e assicura la qualità dei dati raccolti anche in aree marine protette. La nave avrà la certificazione di classe silenziosa Quiet/Silent, che rappresenta un unicum nell’ambito mediterraneo.

A bordo, Arcadia disporrà di alcune tra le tecnologie subacquee più evolute oggi disponibili. Tra le principali innovazioni, una struttura integrata nella chiglia denominata gondola, lunga circa 9 metri, all’interno della quale saranno installati numerosi sensori e sistemi acustici di ultima generazione. Questo allestimento consentirà di effettuare rilevamenti continui e di altissima qualità anche in condizioni operative estreme.

Sarà dotata di un Rov (Remotely Operated Vehicle) work-class elettrico, manovrabile da remoto, capace di operare fino a 4.000 metri di profondità, dotato di telecamere 4K, sonar, laser 3D che consente di effettuare missioni scientifiche in ambienti estremi come esplorazioni geologiche, rilievi biologici o interventi su infrastrutture sottomarine. E ancora, un Auv (Autonomous Underwater Vehicle) autonomo, capace di missioni indipendenti di oltre 60 ore fino a 3.000 metri di profondità, per la mappatura del fondale, la localizzazione di oggetti e relitti, per individuare anomalie geofisiche e per profilare, in 3D, gli habitat marini.

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Esplorazione del mare profondo e mappatura costiera

Sulla nave saranno anche presenti due natanti ausiliari per la mappatura costiera: un catamarano elettrico completo di veicolo di superficie senza equipaggio (Asv) per la mappatura di acque superficiali, protette e chiuse e una imbarcazione secondaria equipaggiata con sensori adatti all’esplorazione geofisica. La dotazione comprende anche laboratori galleggianti umidi e asciutti, attrezzati rispettivamente per l’analisi in tempo reale di campioni biologici e ambientali, tra cui fauna ittica, organismi bentonici e planctonici, plastiche e rifiuti marini, nonché carote di sedimento e per l’osservazione, il fissaggio e la preparazione dei campioni per le successive analisi chimiche, fisiche e biologiche.

La nave è pensata per indagare le montagne sottomarine, canyon profondi, habitat vulnerabili, relitti sommersi, molti dei quali mai esplorati prima, rendendo così possibile una comprensione nuova e dettagliata degli ecosistemi marini.

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