Viviamo in ambienti che non soddisfano i requisiti di luce naturale

Lo studio di Sima presentato in Senato

Il 90% della nostra vita si svolge in ambienti chiusi che non soddisfano, in tema di accesso alla luce naturale, i requisiti igienico-sanitari minimi, con conseguenti effetti negativi sulla salute psicofisica e sulla produttività. È quanto emerge dalla ricerca scientifica condotta dai ricercatori della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), in collaborazione con Hyperspectral Imaging di Bologna e Velux Italia, e presentata il 7 maggio in Senato in occasione del seminario Costruire il Benessere.

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Foto di Ashish Sangai su Unsplash.

La luce naturale, ricordano i ricercatori, è un elemento fondamentale per il benessere umano, influenzando positivamente il ritmo circadiano, la regolazione ormonale, il metabolismo e la qualità del sonno, e aumentando l’attività biofotonica degli individui fino al +30%.

L’impatto della luce naturale sul benessere psico-fisico

Lo studio svela il potente impatto della luce naturale sul benessere psico-fisico degli individui che vivono e lavorano in ambienti indoor. Utilizzando un sistema innovativo di analisi multispettrale (Phaedra), progettato per misurare le emissioni di radiazione dai corpi umani, i ricercatori hanno analizzato l’interazione tra luce solare diretta e le funzioni fisiologiche e cognitive.

I risultati preliminari dello studio hanno rivelato che la luce naturale influisce profondamente sulle funzioni biodinamiche, energetiche e circadiane, con frequenze tipiche comprese tra 2 e 5 Hz. In particolare, è emersa una correlazione significativa tra l’esposizione ravvicinata alla luce solare e un aumento dell’attività biofotonica, con un conseguente miglioramento delle prestazioni cognitive e una maggiore complessità nella rete informativa biologica.

Maggiore efficienza cerebrale a un metro da una finestra

A un metro di distanza da una finestra, dove l’esposizione alla luce naturale è più intensa, l’attività biofotonica aumenta significativamente, suggerendo una maggiore efficienza cerebrale e un miglioramento del benessere psicofisico. Al contrario, a distanze superiori, tra due e quattro metri dalla stessa finestra, l’intensità delle emissioni diminuisce drasticamente, con una riduzione tra il -30% e il -80%, associata a un aumento degli stati di rilassamento e sonnolenza.

Lo studio evidenzia che l’attività biofotonica è direttamente legata al benessere percepito. A distanza ravvicinata dalla fonte di luce, si osservano cioè variazioni positive tra il +10% e il +30%, segno di una maggiore vitalità fisiologica. A distanze maggiori, queste variazioni scendono drasticamente, con oscillazioni che vanno dal -40% al -80%, indicando un rallentamento dell’attività fisica e un possibile aumento dello stress e dell’affaticamento.

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