Il biotech è uno dei comparti che può assumere un ruolo da protagonista nella ripresa post Covid-19. Si tratta di un ambito trasversale a diversi settori, che coniuga in modo efficace il piano ambientale con quello economico, favorendo crescita e occupazione. Tuttavia, per far sì che questo potenziale si dispieghi nel modo più efficace, è necessario un cambio di paradigma, capace di accantonare una visione a compartimenti stagni a favore di un approccio integrato, che promuova un dialogo proficuo tra mondo della ricerca e mondo delle imprese.

Di questi temi e di molto altro si è parlato ieri in occasione della tappa conclusiva del percorso di approfondimento lanciato da Assobiotec-Federchimica la scorsa primavera per mettere a confronto imprese, start-up, istituzioni, enti di ricerca, associazioni. L’iniziativa ha portato alla realizzazione del ‘Piano per il biotech nazionale e lo sviluppo del Paese’, un documento con 23 proposte per porre al centro delle politiche di ripresa post pandemia il settore biotech.

Biotech, un settore trasversale

La trasversalità che caratterizza il settore biotech, ha spiegato il ministro dell’Università e della ricerca Gaetano Manfredi aprendo i lavori del convegno, “fa emergere l’importanza di una ricerca multidisciplinare e capace di superare l’idea del silos delle competenze, per poter guardare in maniera orizzontale all’innovazione. Oggi abbiamo davanti la sfida delle nuove competenze, spesso frutto di contaminazioni: il digitale, l’ambiente, la nuova economia”. In questo contesto, ha aggiunto il ministro, “il contributo che può venire dal mondo delle biotecnologie, sia allo sviluppo del nostro Paese sia allo sviluppo globale, va ben al di là dei punti di Pil. È una sfida che ci spinge ad applicare un nuovo approccio alla ricerca e al trasferimento tecnologico. Si tratta della capacità di innovare guardando lontano, riuscendo al tempo stesso a coniugare il benessere dell’individuo con la necessità di far crescere la nostra economia”.

Una visione lungimirante

A rimarcare la necessità di una visione olistica e lungimirante è stato nel suo intervento anche Riccardo Palmisano, presidente Assobiotec, che ha illustrato in sintesi gli obiettivi e contenuti del “Piano per il biotech nazionale e lo sviluppo del Paese”, elaborato dall’associazione e incentrato su tre direttrici: ecosistema, scienze della vita e bioeconomia. Il concetto di ecosistema ha spiegato in particolare Palmisano, indica la necessità di “far diventare strutturale” il modus operandi olistico e sinergico adottato durante la pandemia. Il tutto con l’obiettivo di snellire le procedure e tradurre i risultati della scienza in progresso economico e occupazione. 

Un linguaggio comune per promuovere il biotech

È un momento drammatico per il mondo – ha spiegato il presidente di Assobiotec – ma è anche momento straordinario, perché istituzioni, scienziati e imprese parlano lo stesso linguaggio”. In questo contesto il piano elaborato da Assobiotech rappresenta uno strumento volto a “coagulare questo linguaggio comune che l’emergenza ha accelerato, rendendolo un progetto scritto frutto del confronto tra stakeholder e istituzioni”. Solo così si potrà passare dalla parole ai fatti” e dare una svolta allo sviluppo del comparto biotech e alla ripresa del Paese.

Biotech e bioeconomia

Tra i settori in cui le biotecnologie rappresentano la principale leva di sviluppo c’è sicuramente la bioeconomia. Anche in quest’ambito l’elemento chiave è la capacità di adottare uno sguardo trasversale. “Serve interconnettere e allo stesso tempo governare un sistema interconnesso”, ha spiegato Fabio Fava, del Gruppo di coordinamento nazionale per la bioeconomia presso il Cnbbsv della Presidenza del Consiglio dei ministri. Questa metodologia è necessaria, perché “la bioeconomia è un meta-settore composto da tanti comparti che da sempre hanno realizzato percorsi individuali, e che oggi devono invece essere parte di un’unica visione strategica”. 

Biotech, un “comparto strategico”

Le biotecnologie – ha aggiunto – sono determinanti nella bioeconomia e hanno un ruolo abilitante”. Si tratta di un “comparto strategico” che deve avere come perno la sostenibilità, in tutte le sue accezioni. Da questo punto di vista uno dei punti centrali è, ad esempio, “la promozione di filiere più efficienti sia nella produzione sia nella trasformazione”, ma anche la valorizzazione di filiere circolari.

Un quadro normativo stabile per promuovere investimenti

A ribadire le potenzialità del connubio tra biotecnologie e bioeconomia anche Giulia Gregori, responsabile pianificazione strategica e comunicazione istituzionale di Novamont. In generale, ha spiegato, l’innovazione è una “leva fondamentale” su cui investire. Tuttavia per far fruttare appieno i risultati della ricerca, metterli a disposizione delle imprese e promuovere investimenti “è importante un quadro normativo stabile, in grado di superare quelle barriere che ancora non permettono un pieno sviluppo del settore”.

Strumenti UE a servizio della bioeconomia

Le opportunità legate agli strumenti europei per lo sviluppo di biotech e bioeconomia sono state evidenziate invece da Enrico Giovannini, fondatore e direttore di ASviS Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile e da Ettore Prandini, presidente nazionale Coldiretti.

“Fare sistema” per promuovere la sostenibilità

La sostenibilità, ha ribadito Giovannini, riguarda questioni di natura economica, ambientale e sociale, per questo è fondamentale “fare sistema”. Questa sfida è stata ben compresa dalla Commissione europea che “sta identificando correttamente non solo le priorità, ma anche gli strumenti” per perseguire questo obiettivo. “Aver scelto di finanziare il 75% del Next generation EU e tutto il fondo Sure usando greenbond e social bond farà diventare l’Europa il primo emittente mondiale di titoli privati e pubblici orientati alla sostenibilità. Una scelta che va incontro a cittadini e imprese, che sono sempre più sensibili ai temi della sostenibilità”.

Sfide UE una grande opportunità

Sulla stessa linea il presidente di Coldiretti Prandini, che ha sottolineato come le sfide sulla sostenibilità poste a livello europeo siano “una grande opportunità da cogliere”. “Il nostro Paese – ha detto – può fare molto su innovazione e ricerca, ma anche sulle modalità più efficaci per fare arrivare questa innovazione alle imprese. Riteniamo che usando in modo puntuale le risorse del Next generation EU e facendo sistema potremo fare molto”.

“L’unica agricoltura del futuro è sostenibile”

A dare un focus sul settore agricolo  nel corso del dibattito è stato invece Giuseppe L’Abbate, sottosegretario del Mipaaf. “L’unica via per l’agricoltura e l’economia del futuro è la sostenibilità ambientale, economica e sociale”, ha spiegato. “È una grande sfida che abbiamo davanti a noi. Per vincerla, quello su cui bisogna puntare fortemente sono tre obiettivi: la ricerca, l’innovazione e la formazione in agricoltura”.

Innovazione tecnologica a servizio di un’agricoltura sostenibile

Sulle potenzialità dell’innovazione tecnologica in agricoltura si è soffermato anche Mauro Provezza, direttore area industriale Bayer CropScience. È necessario “cogliere le opportunità” generate da questo momento topico, puntando sulle tante tecnologie a disposizione del comparto agricolo e favorendo integrazione tra settore pubblico e privato.

Le premiazioni

Nel corso dell’evento sono stati inoltre assegnati l’Assobiotec media award e il premio Federchimica giovani – sezione biotecnologie. A vincere il primo riconoscimento è stata la biologa, giornalista e divulgatrice scientifica Barbara Gallavotti. Il premio Federchimica giovani è andato, per la sezione biotecnologie, al progetto “Sars-Cov-2: non ci hai spaventato, ma vogliamo sapere tutto su di te”, delle classi 2E, 2F e 3E dell’istituto comprensivo Calasanzio, scuola secondaria di I grado G.Negri di Milano.

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