biodiversità

Le crisi derivanti dalla perdita di biodiversità e dal cambiamento climatico, interconnesse al crescente rischio di pandemie, sono serie minacce per il futuro dell’umanità: “Un’azione urgente e allineata è essenziale per garantire la nostra sopravvivenza e la sopravvivenza di tutta la vita sulla Terra. Dobbiamo agire ora, con ambizione commisurata alla sfida che ci attende, perché non c’è alternativa praticabile se miriamo troppo in basso”. Lo chiede con forza il Wwf in apertura del nuovo rapporto intitolato Bridging the gap: translating political commitments into an ambitious Global biodiversity framework.

Biodiversità, Wwf: “Urgenti ulteriori sforzi”

All’ultima conferenza della Convenzione sulla diversità biologica (Cop14), le parti hanno avviato lo sviluppo di un Global biodiversity framework (Gbf) post-2020 da adottare durante la 15esima riunione.

La prima bozza è stata pubblicata nell’estate del 2021 e, sebbene sia un miglioramento rispetto alla bozza zero, a giudizio del Wwf non raggiunge la base di ambizione e impegni rilasciati in altre sedi da più leader politici: “I negoziati sono ancora in corso e ci sono ancora molte opportunità – e una chiara necessità – di sforzi concertati, coordinati, strategici e costruttivi per riflettere meglio gli impegni e gli obiettivi chiave, delineati in altri documenti collettivi”, si legge nel rapporto.

Inclusioni di soluzione basate sulla natura

Nel documento proposto dall’associazione ambientalista, viene evidenziato: “Una delle esclusioni più notevoli dalla prima bozza è stata qualsiasi menzione di soluzioni basate sulla natura. Sono uno strumento importante per affrontare le sfide della società, compresi il cambiamento climatico, la sicurezza alimentare e idrica”.

Il G7 Nature compact impegna i membri a sostenere nuovi obiettivi per conservare o proteggere almeno il 30% delle aree terrestri e almeno il 30% degli oceani a livello globale entro il 2030 e a riconoscere i popoli indigeni e le comunità locali come partner a pieno titolo nell’attuazione di tali obiettivi.

“Sebbene sia promettente, la formulazione di questo obiettivo non è all’altezza della massima ambizione”, si legge nel report. Per colmare il divario tra la prima bozza e gli attuali target, anche a confronto con altri impegni multilaterali, la raccomandazione è quella di adeguare il testo chiarendo l’esigenza di un “adeguato ed esplicito riconoscimento dei diritti delle popolazioni indigene, delle comunità locali e l’inclusione del consenso libero, preventivo e informato”, si sottolinea.

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Invertire la perdita di biodiversità al 2030

L’analisi degli attuali impegni assunti ad alto livello, illustrata nel rapporto del Wwf, rivela che sarà molto difficile invertire la curva della perdita di habitat e specie selvatiche se non si compieranno ulteriori sforzi. I negoziati a Ginevra, dal 13 al 29 marzo, rappresentano l’ultima opportunità per i governi di giungere a un concreto accordo globale prima della prossima Cop15 di Kunming, in Cina, entro la fine dell’anno.

Per fermare e invertire la perdita di biodiversità entro il 2030, l’impegno dovrebbe essere quello di “migliorare l’efficacia e aumentare la copertura, a livello globale, della conservazione e della gestione delle aree protette attraverso il miglioramento e l’istituzione di sistemi efficaci oltre all’adozione di altre misure di conservazione efficaci basate sull’area, nonché strumenti di pianificazione territoriale, per proteggere specie e diversità genetica e ridurre o eliminare le minacce”, si legge in conclusione.

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