Anomalo buco dell’ozono in Artico

Il fenomeno sotto osservazione da Copernicus

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Copernicus atmosphere monitoring service (Cams), implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio raggio (Ecmwf) per conto della Commissione europea, riferisce che quest’anno le colonne di ozono su gran parte dell’Artico hanno raggiunto valori bassi mai registrati prima, causando la formazione del buco dell’ozono.

Dalle analisi del Cams emerge come su gran parte dell’Artico la maggior parte dell’ozono nello strato tra 80 e 50 hPa, a circa 18 chilometri di altitudine, si è esaurita questa primavera.

Le nostre previsioni suggeriscono che le temperature hanno ora iniziato ad aumentare nel vortice polare” spiega in una nota Vincent-Henry Peuch, direttore del Cams. “Questo significa che l’esaurimento dell’ozono rallenterà e alla fine si fermerà, poiché l’aria polare si mescolerà con l’aria ricca di ozono dalle latitudini più basse. Cams continuerà a monitorare l’evoluzione del buco dell’ozono artico nelle prossime settimane. È molto importante mantenere gli sforzi internazionali per monitorare gli eventi annuali di buco dell’ozono e lo strato di ozono nel tempo”.

L’ozonosfera agisce come scudo, proteggendo tutta la vita sulla Terra dalle radiazioni ultraviolette potenzialmente dannose, per questo il suo monitoraggio è strategico.

Perchè “il buco” nella zona artica è raro

Il buco dell’ozono è un fenomeno raro in Artide in quanto la stratosfera nella zona è solitamente meno isolata della sua controparte antartica. Difatti la presenza di masse terrestri e catene montuose ad alte latitudini nell’emisfero settentrionale disturbano i modelli meteorologici, rendendo il vortice polare più debole e più perturbato.

L’ultima volta che si è formato un buco dell’ozono in Artico è stato durante la primavera boreale del 2011, quando ci fu un esaurimento di ozono chimico molto pronunciato. Le previsioni del Cams indicano che il calo di quest’anno sarà peggiore.

Cosa è il buco dell’ozono e come si forma

Cams Nh Ozone Minimum 2020.20200405 Small
Serie temporale minima della colonna di ozono dell’emisfero settentrionale (in unità Dobson) a partire dai dati Cams (2003: 2020) e C3s (1980: 2002) (mostrati sono i due anni con rispettivamente la colonna minima più alta e la colonna minima per ogni decennio) illustrando come i valori minimi della colonna di ozono siano stati eccezionalmente bassi nel 2020 (linea nera). (Credits: Copernicusecmwf)

L’ozonosfera è lo strato di atmosfera in cui si trova la maggior parte dell’ozono, un gas serra che trattiene e assorbe le radiazioni a bassa lunghezza d’onda, dannose per la vita sulla terra.

Il “buco nell’ozono” è un fenomeno che si manifesta abitualmente nelle zone antartiche durante la primavera australe, causato da sostanze chimiche di origine antropica, soprattutto cloro e bromo, che migrano nella stratosfera (fascia dell’atmosfera situata tra i 10 e i 50 km sopra il livello del mare). Queste sostanze chimiche si accumulano all’interno del forte vortice polare che si sviluppa sopra il Polo Sud ogni inverno, dove restano chimicamente inattive nel buio. Le temperature all’interno del vortice scendono fino a -78° C, creando le nuvole stratosferiche polari (Psc l’acronimo in inglese), che, reagendo chimicamente con le sostanze prodotte dall’attività umana, portano l’ozono a esaurirsi quando la luce solare torna nella zona.

Cams Nh 50hPa Temperature Minimum 2020.20200405 Small
Serie temporale della temperatura minima (a nord di 60 N) nella stratosfera ad un’altitudine in cui la pressione misura 50 hPa. I dati provengono dalla CAMS (2003) e dalla C3S (1980) del 2020. I due anni indicati per ogni decennio sono quelli con la colonna minima più alta e la colonna minima, dimostrando che le temperature stratosferiche minime a 50 hPa durante l’inverno e la primavera 2020 (linea nera) erano al di sotto della soglia di temperatura per la formazione di PSC (-78 gradi Celsius) per diversi mesi. (Credits: Copernicusecmwf)

 

 

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