Sulle tracce dell’inquinamento idrico con l’analisi del Dna ambientale

L'analisi innovativa Next generation sequencing è stata sperimentata nel progetto europeo EcoAlpsWater per indagare lo stato di salute degli specchi d'acqua alpini ed extra alpini. L'intervista a Serena Bernabei di Ispra

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Sulle tracce degli organismi che vivono, o transitano, in un fiume o in un lago. La ricerca del Dna ambientale tramite le Next generation sequencing aiuta a capire come sono cambiati i corsi idrici. “Assomiglia a un’investigazione poliziesca”, spiega a Canale Energia la ricercatrice Serena Bernabei di Ispra. “Ogni organismo rilascia Dna nell’ambiente e lo fa volontariamente, tramite i gameti nella fase riproduttiva, o involontariamente, sotto forma di rifiuti, squame ed epidermide”.

La tecnica d’analisi del Dna ambientale è stata adoperata e sperimentata all’interno del progetto EcoAlpsWater “Innovative Ecological Assessment and Water Management Strategy for the Protection of Ecosystem Services in Alpine Lakes and Rivers”, parte del programma europeo di cooperazione transnazionale per le regioni alpine Interreg Alpine Space. 12 i partner, di cui cinque enti di ricerca e sette autorità pubbliche nazionali o regionali, e 37 gli observer provenienti da sei Paesi diversi che negli ultimi tre anni hanno lavorato al progetto.

La sperimentazione condotta è partita dalle acque alpine e si è estesa alle aree extra alpine, nel Lazio, “per capire se questa esperienza è replicabile”. Le metodiche sfruttate precisa la Bernabei, “offrono una lista, una check list, della fauna e della flora presente nell’ambiente molto più completa del campionamento classico, effettuato con le analisi di laboratorio, per il controllo della qualità delle acque”. Sono metodiche Queste metodiche “in fase di sviluppo” che “si affiancano a quelle classiche, senza volersi sostituire”.

L’analisi offre una fotografia dell’ecosistema: rivela “la presenza o l’assenza di determinate specie chiave” e indica “lo stato di salute e di qualità delle acque a seconda della resistenza o meno alle sostanze inquinanti”. Mostra “l’introduzione di specie aliene, dovuta sia all’aumento della temperatura che alle attività antropiche”. L’unico Dna di cui non dà traccia è quello “di organismi che hanno guscio coriaceo o hanno difficoltà a rilasciarlo”.

Nella zona alpina lo studio del Dna ambientale ha rivelato la presenza di “specie che la microscopia non definiva con precisione” a causa delle “difficoltà legate alle dimensioni degli organismi”.
Nel Lago di Canterno, in provincia di Frosinone, l’applicazione di queste metodiche ha rivelato la presenza del Pesce Siluro, “che dal bacino del Danubio si è diffuso ormai in molti bacini italiani creando enormi danni, perché è una specie molto vorace capace di distruggere gli habitat in cui vive”. La valenza sta nel costituire un early warning nella valutazione complessiva della biodiversità di un ecosistema.

Questa tecnica segue lo stesso processo adoperato nell’analisi delle acque reflue che ha portato all’individuazione predittiva del Coronavirus: “Le metodiche sono le stesse: cerchiamo con il primer, una specifica sequenza genica, una classe di individui”, spiega la Bernabei. Ovviamente rappresenta un valido alleato nell’arricchire le “librerie di sequenze geniche dei microrganismi” e i “database informativi”. E nel più ampio quadro della Direttiva europea quadro acque, “tipologie di analisi di nuova generazione come queste possono affiancarsi alla metodica già prevista dalla direttiva europea, e recepita dagli Stati Membri, per dare ulteriori informazioni su biodiversità e specie aliene”.

Il prossimo 12 ottobre si svolgerà l’evento finale del progetto EcoAlpsWater e la presentazione di tutti i risultati ottenuti. “Se riusciamo a trovare i finanziamento, ci piacerebbe continuare la sperimentazione su altri corpi idrici e tipologie di fiumi e torrenti”, rimarca la Bernabei. L’applicazione in zone geografiche diverse consentirà, infatti, di capire l’affidabilità di queste tecniche in molteplici contesti. Così da arricchire le librerie geniche degli organismi e, più in generale, il sapere collettivo.

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Ivonne Carpinelli
Giornalista professionista e videomaker, attenta al posizionamento seo oriented degli articoli e all'evoluzione dei social network. Si occupa di idrogeno, economia circolare, cyber security, mobilità alternativa, efficienza energetica, internet of things e gestione sostenibile delle foreste