In Italia, a causa del clima, nel corso del 2025 ben 1.175.000 studenti hanno subito un’interruzione del proprio percorso di studi a causa di eventi meteorologici estremi, con le inondazioni che si sono imposte come la causa principale di blocco delle attività didattiche sul territorio nazionale. Il dato emerge dal nuovo rapporto dell’Unicef, Learning Interrupted: Global Snapshot of Climate-Related School Disruptions in 2025, che scatta una fotografia preoccupante su come la crisi climatica stia colpendo direttamente il diritto all’istruzione.

Su scala planetaria, il fenomeno ha raggiunto proporzioni smisurate: oltre 171 milioni di bambini e ragazzi, pari a un alunno su dieci dalla scuola dell’infanzia fino alle superiori, hanno visto lezioni sospese, aule danneggiate o sono stati costretti a passare alla didattica a distanza a causa di fattori climatici.
Panorama segnato da eventi meteorologici devastanti
Dall’analisi condotta su 106 Paesi e territori risulta che le tempeste sono state il fattore più comune di interruzione delle lezioni nel mondo, coinvolgendo 109 milioni di giovani. Le alluvioni hanno colpito complessivamente almeno 70 milioni di ragazzi, mentre le ondate di calore hanno fermato la frequenza scolastica di circa 50 milioni di bambini.
Anche all’interno dei confini europei la situazione ha mostrato forte criticità: in Spagna, ad esempio, oltre mezzo milione di studenti della Comunità Valenciana è stato travolto dalle tempeste di marzo e dal ciclone Gabrielle a settembre. Il caldo anomalo e la tempesta Alice hanno invece compromesso il calendario scolastico tra la primavera e l’autunno.
Nonostante i Paesi ad alto reddito registrino impatti severi, tre quarti degli studenti colpiti a livello globale risiedono in contesti a basso e medio-basso reddito. In queste aree le strutture e i sistemi scolastici non dispongono di risorse adeguate per sostenere l’apprendimento durante la gestione delle emergenze.
Clima: crisi prolungate, costi economici e conseguenze sociali
I casi registrati nel 2025 mostrano episodi di grande portata. In Pakistan le inondazioni monsoniche di agosto hanno costretto al rinvio del rientro in aula per 28 milioni di studenti, così come una sola giornata di violenta tempesta di sabbia e vento in Egitto ha determinato la chiusura di tutte le scuole del Paese, fermando 28 milioni di ragazzi. In altre zone, come il Madagascar, 280 mila giovani hanno dovuto affrontare più emergenze concatenate tra siccità, cicloni e piene fluviali.

Il costo di questa inazione di fronte al clima si riflette anche sull’economia globale. La perdita di giornate di studio e l’aumento dell’abbandono scolastico riducono la produttività futura della forza lavoro. Si stima che la perdita potenziale sia di oltre 172 miliardi di euro nei guadagni futuri per gli studenti colpiti nel solo 2025.
Pressioni sul divario di genere e risposte per la resilienza
L’impatto di queste crisi legate al clima non si distribuisce in modo uniforme, colpendo con maggiore durezza le studentesse. Quando una scuola chiude o viene distrutta, sulle ragazze ricadono spesso responsabilità legate alla gestione della casa, alla cura dei familiari e alla raccolta dell’acqua. Questa situazione aumenta il pericolo di matrimoni precoci e ostacola gravemente il loro ritorno in aula alla riapertura dei plessi.
Per proteggere l’istruzione dalle minacce ambientali, l’Unicef sollecita i governi ad adottare misure strutturali immediate. Tra le raccomandazioni principali figurano: l’integrazione della resilienza climatica nei piani nazionali di istruzione, il potenziamento dei finanziamenti dedicati e la costruzione di infrastrutture scolastiche sicure. Si punta anche all’inserimento dell’educazione al clima nei programmi didattici, oltre al miglioramento della raccolta dati per prevenire e gestire tempestivamente le interruzioni delle lezioni.
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