L’inquinamento non è solo fuori dalle nostre case e dai nostri uffici, si produce quotidianamente nella routine giornaliera, per questo serve una progettazione degli spazi interni volta a limitare l’inquinamento indoor. Elemento centrale quello della qualità dell’aria che respiriamo, come il risparmio energetico. Stare molto in ambienti chiusi ha un impatto importante sulla salute.

Un tema importante ma poco trattato nella stesura di capitolati di ristrutturazioni e costruzioni e per cui si paga ancora “l’assenza di una legislazione specifica”. Poca è la legislazione aggiornata sul tema. “Basti pensare che il testo unico sulla sicurezza del lavoro non affronta in modo specifico questo aspetto”, come spiega Gaetano Settimo a capo del gruppo di coordinamento sull’inquinamento indoor per l’Istituto superiore della sanità intervenuto nel corso del web in air “Difendersi dall’inquinamento indoor. Strumenti contro il contagio da Covid-19 e utili all’efficienza energetica” coordinato da Canale energia. Un danno, come ricorda Settimo, verso tutto il Paese, perché genera malati, e costi, alla collettività.

“Inquinamento indoor è dato da una serie di sorgenti che alterano la composizione dell’aria che respiriamo. Abbiamo tre grandi classi di inquinanti: chimici (una per tutti, formaldeide), biologica (sars, cov2 batteri, muffe, allergeni…) e di natura fisica come il radon” Gaetano Settimo

Un’azione su cui non si può aspettare solo la mano legislativa, le stesse aziende svolgono un ruolo sociale importante, come sottolinea nella sua esperienza di imprenditore Guglielmo Maio, direttore operativo di Gruppo Maio “Riteniamo che si debba cambiare l’approccio aziendale da adattivo a proattivo per operare in modo responsabile con l’auspicio che diventi sempre di più un approccio condiviso”.

Una sensibilità alla progettazione degli spazi interni volta a limitare l’inquinamento indoor che sta aumentando, secondo Antonella Santoro ceo di Nuvap che individua tra i driver di questa nuova consapevolezza le certificazioni Leed e Well. Certificazioni che prevedono tra le varie azioni anche il monitoraggio delle sostanze inquinanti. “La differenza è che, fino a poco tempo fa, si guardava ai fattori di confort, mentre ora si fa attenzione alla salubrità. Le attività svolte hanno una importanza centrale nella valutazione dell’inquinamento interno degli edifici è importante dare un feedback a chi sta agendo all’interno così che possa attuare delle contromisure”.

Per questo è importante “riprogettare non solo ridurre consumi energetici, ma guardare alla soluzione impiantistica esistente e trovare un compromesso che sia non invasivo per la struttura stessa” evidenzia Giampiero Cascone ad di Samso società Esco: “guardando all’attività reale, al vissuto e alla vita delle aziende su cui si agisce. Molte volte dobbiamo intervenire su strutture obsolete, decadute per normale ciclo di vita dell’impianto stesso, facendo in modo di generare un risparmio e condividere con la struttura su cui agiamo lo stesso il beneficio economico dell’azione”.

Il ruolo del DL rilancio nella progettazione degli spazi interni

Si dà attenzione solo all’efficientamento energetico degli edifici sottovalutando la salubrità degli ambienti” rimarca l’esperto, che sottolinea come in arrivo di opportunità come il DL Rilancio sarà fondamentale un’attenzione alla progettazione di interventi basati sulle reali esigenze funzionali, di qualità abitativa e di consumi degli edifici residenziali e domestici.  Progettazione che non deve lasciare scoperte strutture centrali per la salute manageriale di una nazione come le scuole perché come rimarca Settimo: “Abbiamo pubblicato un report che evidenzia come in tutti questi anni, tutti gli interventi nelle scuole sono stati di natura energetica e non hanno migliorato lo stato di qualità dei nostri edifici scolastici ”.

È importante trovare l’equilibrio tra fattore esterno e interno nelle  soluzioni impiantistiche che dobbiamo applicare” sottolinea Fernando Pettorossi, capogruppo italiano gruppo Pompe di calore Assoclima che, riferendosi anche all’esperienza data dalla divulgazione della pandemia da Covid-19, rimarca il ruolo di una corretta aerazione per la limitazione della diffusione del virus. E rispetto il ruolo centrale della progettazione degli spazi interni volta a limitare l’inquinamento indoor sottolinea come: “In futuro dovremmo studiare come realizzare impianti che possano nei momenti critici utilizzare aria solo esterna, ma solo nei momenti critici altrimenti avremmo una ricaduta ambientale (di spreco energetico ndr.). Ricordiamoci che siamo un paese che per la maggior parte importa energia dall’estero e per questo fare efficienza energetica è fondamentale”.

“Per i condomini il DL rilancio rappresenta un’opportunità unica per sistemare in campo energetico i fabbricati” rimarca l’ad di Samso “mi sembra che sia chiaro l’intento del nostro Paese di andare verso una tecnologia chiara” verso cui l’azienda si impegna a realizzare progetti con solo tecnologia italiana per valorizzare l’economia del Paese e il know how interno.

Il ruolo del monitoraggio e il caso dei dati pre e post Covid-19

Sul totale degli uffici analizzati circa un 20% è risultato essere virtuoso, mentre un 19% assolutamente insufficiente” spiega Antonella Santoro illustrando i dati di una indagine realizzata campione dalla azienda di strumenti di monitoraggio della qualità dell’aria. “Abbiamo trovato aziende con indice di salubrità 2 (Nuvap index con scala composta da 1 a 10 ove 10 è il massimo punteggio 6 è sufficiente ndr.). I composti organici volatili sono risultati assolutamente superiori al valore di riferimento per oltre 25 gg su 100 di monitoraggio per il 33% degli edifici. Il secondo inquinante è il gas radon, sottostimato per caratteristiche del territorio e materiali edili. Il 5% è stato dato da formaldeide”.

Altra analisi la gestione della disinfestazione negli uffici nel momento della pandemia da Covid-19- “Analizzando l’impatto su una postazione di lavoro di tre somministrazioni di soluzione alcolica abbiamo rilevato come alla seconda somministrazione, con finestre chiuse e computer riscaldato dall’attività ci sia stato un picco di particelle inquinanti (vedi grafico sotto) mentre aprendo la finestra alla terza somministrazione il picco è notevolmente sceso”. Dati che, come evidenzia la ceo di Nuvap non riguardano il normale elemento di valutazione dell’inquinamento dell’aria, quindi la CO2 che non ha subito variazioni importanti nel corso dell’esperimento, ma ha inficiato su altri componenti nocivi.

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.