Passati i primi timori post Covid-19 torna la fiducia nel comparto della climatizzazione, strumento chiave per combattere l’inquinamento indoor. “Dopo due mesi di blocco dell’Italia c’è un calo fisiologico della domanda” spiega a Canale energia Fernando Pettorossi, capogruppo italiano Pompe di calore Assoclima, “ma avvertiamo l’arrivo della ripresa”.

La crisi il comparto l’ha vissuta non solo per lo stop da coronavirus, ma soprattutto per i timori che il ricircolo dell’aria incuteva nell’immaginario comune per la diffusione del virus.

“Ci sono state nuove comunicazioni dall’Istituto superiore di sanità che sono andate a risolvere i dubbi in merito”. Un dubbio non semplice considerato come l’aria di ricircolo possa essere fonte di altre problematiche respiratorie, così come l’assenza di un corretto raffrescamento “potrebbe, in alcuni soggetti particolarmente fragili, portare a rischi cardiocircolatori più pericolosi del Covid-19” puntualizza Pettorossi.

“Nel complesso sulla diffusione del coronavirus ci sono state molte tesi, a volte anche contrastanti, tra cui il ruolo dell’inquinamento atmosferico in cui il PM10 può fungere da nastro trasportatore della malattia”, sottolinea Pettorossi. “La climatizzazione può giocare un ruolo importante grazie alla funzione di ricambio dell’aria, che prevede l’immissione di aria esterna negli ambienti e l’espulsione dell’aria viziata. L’impianto di raffrescamento o riscaldamento, così agendo, può contribuire a diluire eventuali virus presenti all’interno e ridurre, in un certo senso, l’impatto del contagio. Mentre cosa diversa è se, per motivi di carattere energetico, si utilizza l’impianto in modalità di ricircolo, in cui parte dell’aria interna viene reimmessa negli ambienti. In questo specifico caso, se presenti nell’ambiente delle persone infette, l’impianto potrebbe influenzare il ricircolo del virus”.

Su questo aspetto sono uscite disposizioni chiare. “Con le attuali tecnologie è relativamente semplice interrompere il processo di ricircolo di aria interna e far funzionare l’impianto con sola aria esterna. Ovviamente utilizzare solo aria esterna comporta una maggiore spesa energetica, per questo in futuro sarà importante sviluppare tecnologie alternative che prevedano altri sistemi di recupero energetico che non limitino lo scambio di aria con l’esterno”. Un problema sfiorato quindi quello del contagio da Covid-19 con l’areazione interna dei locali, ma “l’aerazione interna, che sia in aree di ufficio o domestica, deve fare attenzione ad altre criticità che, a differenza del Covid-19, sono sempre presenti”, spiega il capogruppo italiano Pompe di calore Assoclima. Problematiche legate soprattutto alla corretta manutenzione degli impianti. Tematiche che Pettorossi affronterà anche nel corso della tavola rotonda “Difendersi dall’inquinamento indoor. Strumenti contro il contagio da Covid-19 e utili all’efficienza energetica” che si svolgerà sul sito e sul profilo Facebook di Canale energia il prossimo 1 luglio alle 11.

Gli impianti devono essere regolarmente puliti, basta anche un lavaggio costante dei filtri con l’uso di detergenti appositi. Questo aspetto è preso un po’ alla leggera soprattutto nelle abitazioni. Negli ambienti di lavoro è un elemento normato che risponde a determinati requisiti. Nelle case si tende a sottostimare l’inquinamento dell’aria interna. Soprattutto delle cucine, che possono essere fino a cinque volte più inquinate della piazza principale del paese in cui passano le macchine. Cucinando l’ambiente diventa inquinatissimo e non ce ne accorgiamo perché non sentiamo odori. Serve formare una cultura su questa tematica, ad esempio sensibilizzando su quanto sia importante pulire i filtri con una maggiore frequenza, soprattutto se si vive in una città inquinata”.

Intanto le pompe di calore sono sempre più efficienti e permettono di generare fresco e caldo con poca energia e lavorano bene anche in simbiosi con le rinnovabili. “La resa degli impianti è notevolmente cresciuta rispetto a dieci anni fa”E rispetto alla produzione energetica da rinnovabili altre novità sono in arrivo “Non abbiamo ancora un dettame legislativo chiaro, ma entro questo anno dovremmo chiarire quale energia frigorifera dovremmo considerare rinnovabile”.

Di generare fresco e caldo con poca energia e lavorano bene anche in simbiosi con le rinnovabili. “La resa degli impianti è superiore anche di cinque o sei volte quelli di dieci anni fa”. E rispetto alla produzione energetica da rinnovabili altre novità sono in arrivo “Non abbiamo ancora un dettame legislativo chiaro, ma entro questo anno dovremmo chiarire quale freddo dovremmo considerare rinnovabile”.

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.