La più grande discarica italiana è blu

L'analisi realizzata dalle Agenzie Regionali per l’Ambiente che compongono, con ISPRA, il Sistema Nazionale di Protezione Ambientale, evidenzia come in testa ci siano i fondali della Sicilia, la Sardegna segue a stretto giro

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Il mare italiano è tra le discariche più grandi di Italia. Questo è quanto emerge dall’indagine condotta dall’Ispra e dal Sistema per la protezione dell’Ambiente SNPA, divulgati oggi in occasione del convegno “Un quadro di plastica. I rifiuti e le plastiche in mare”

Nella giornata del 9 ottobre, è stata posta la centralità del legame tra governance e ricerca scientifica per affrontare la problematica dei rifiuti marini.
“I 6 anni di intenso lavoro di monitoraggi e campionamenti, non sarebbero stati possibili senza il lavoro di squadra con il Sistema, per portare il mare al centro dell’attenzione di Istituzioni e cittadini”, è quanto dichiarato dal Presidente Ispra e Snpa, Stefano Laporta.

Uno strumento centrale è stata la Direttiva sulla Strategia Marina, da cui anche i risultati dell’indagine di monitoraggio nazionale sui rifiuti marini, realizzata dalle Agenzie Regionali per l’Ambiente che compongono, con ISPRA, il Sistema Nazionale di Protezione Ambientale.

I dati della plastica nei mari italiani

Il 77% dei rifiuti marini italiani è composto da plastica. Le isole maggiori si contendono il primato. In testa il mare di Sicilia, con 786 oggetti rivenuti e un peso complessivo superiore ai 670 kg, segue la Sardegna con 403 oggetti nella totalità delle 99 cale e un peso totale di 86,55kg.

Rispetto i fondali rocciosi, dai 20 ai 500 m di profondità, il report evidenzia come le concentrazioni più alte siano nel Mar Ligure (1500 oggetti per ogni ettaro), secondo il golfo di Napoli (1200 oggetti per ogni ettaro) e le coste siciliane (900 oggetti per ogni ettaro).

Tab. 2.3.1 – Frequenza di rinvenimento percentuale (Foc), quantitativo totale in numero (N) e peso (kg), densità (N/km2) e massa (kg/km2) medie dei rifiuti totali e della plastica rinvenuti nei mari di Sardegna nel 2016.

GSA 11 Foc % N kg N/km2 kg/km2
Plastica 46,5 348 65,77 56,5 9,73
Altri rifiuti 31,3 55 20,78 9,6 3,09

 

Tab. 2.3.2 – Frequenza di rinvenimento percentuale (Foc) ), densità (N/km2) e massa (kg/km2) medie delle macro-categorie Plastica e Altri rifiuti rinvenuti nello Stretto di Sicilia nel 2016.

GSA 16 Foc % N kg N/km2 kg/km2
Plastica 82,5 479 206 64 26
Altri rifiuti 68,3 307 470 23 43

Tab. 2.3.3 – Frequenza di rinvenimento percentuale (Foc), quantitativo totale in numero (N) e peso (kg), densità (N/km2) e massa (kg/km2) medie delle macro-categorie Plastica e Altri rifiuti rinvenuti nel mar Ionio nel 2016.

GSA 19 Foc % N kg N/km2 kg/km2
Plastica 86 322 38 70 7,7
Altri rifiuti 90 132 71 29 21

 

L’acqua come sistema di conduzione dei rifiuti

I fiumi vengono indicati come la maggiore via di trasporto con cui i rifiuti raggiungono il mare. Il dato emerge dal monitoraggio condotto dall’Ispra tra il 2017 e  il 2018, nell’ambito del progetto europeo Medsealitter. I cosidetti macrorifuti galleggiano  in alto mare, vicino la fascia costiera e vicino la foce dei fiumi. In queste aree si concentra il maggior quantitativo di rifiuti galleggianti (più di 1000 oggetti per km2) e vicino la costa tra i 10 e i 600 oggetti per km2.

Più ci si allontana in mare aperto e più il numero di oggetti scende a 1 – 10 per km2.

In superficie le macroplastiche rinvenute raggiungono una densità media che oscilla all’incirca tra i 2 e i 5 oggetti flottanti per km2, mentre la densità media delle microplastiche, ossia particelle più piccole di 5 mm, è compresa tra 93 mila e le 204 mila microparticelle per km2.

Lungo i litorali nazionali sono stati censiti dai 500 ai 1000 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia.

Pescatori, collaboratori preziosi per il monitoraggio 

Per il monitoraggio dei fondali marini condotta in Adriatico dal 2013 al 2019, è stata fondamentale la collaborazione dei pescatori. 224 i pescherecci coinvolti in due progetti di ricerca europei: DEFISHGEAR e MLREPAIR. 194 le tonnellate i rifiuti raccolti dalle reti.

La plastica ingerita dalle tartarughe

Il progetto europeo INDICIT, condotto dal 2017 al 2019, ha analizzato i rifiuti ingeriti dalla tartaruga marina Caretta caretta.  Su 1406 tartarughe analizzate (458 vive e 948 morte), il 63% presentava plastica ingerita e quasi il 58% degli esemplari vivi aveva plastica nelle feci. I valori riscontrati in Italia non si discostano da quelli rilevati nell’ Atlantico (70.91%) e nel Mediterraneo (61.95%).

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