inquinamento atmosferico
Foto di Foto-Rabe da Pixabay

Domani 7 aprile è la Giornata mondiale della Salute, ma i dati per l’Italia non sono incoraggianti: è infatti il primo paese in Europa per morti attribuibili
all’inquinamento atmosferico, con 90mila decessi prematuri all’anno.

Gli effetti diretti dell’inquinamento sulla salute umana

Gli effetti diretti dell’inquinamento sulla salute umana riguardano diversi organi e apparati, tra cui: le patologie dell’apparato cardiovascolare, che
rappresentano la prima causa di morte, si tratta di eventi coronarici e infarto; miocardico acuto, 9mila casi all’anno; ictus cerebrali, 12mila casi all’anno, a cui seguono le patologie dell’apparato respiratorio, che si attestano a 7mila decessi prematuri annui.

Gli effetti indiretti

Gli effetti indiretti dell’inquinamento portano ad un aumento del +14% di incidenza per tutti i tumori nei siti inquinati, si tratta di: mesoteliomi, 1.900 casi annui da esposizione ad amianto; tumori testicolari, +36% di incidenza nei siti inquinati; leucemie, +66% d’incidenza in queste aree; linfomi, +50%; sarcomi dei tessuti molli, +62%. Seguono i tumori polmonari, +29%; tumori vescicali o renali, +32% e i tumori della mammella, +50% di incidenza nei siti inquinati.

La richiesta di Sima: accelerare su transizione energetica e politiche “plastic free”

Alla luce di questi dati e, in vista della Giornata mondiale della Salute, la Società italiana di medicina ambientale (Sima) chiede che si imprima un’accelerazione su transizione energetica e politiche “plastic free”.

“E’ imprescindibile e non più rimandabile agire in fretta e sinergicamente con l’Europa per ridurre drasticamente le principali sorgenti emissive dell’inquinamento atmosferico attraverso una transizione energetica rinnovabile che abbandoni quanto prima l’uso di combustibili fossili”, afferma il presidente Sima, Alessandro Miani.

“Serve poi continuare sulla politica “plastic free”, continua Miani, aggiungendo incentiviper un più veloce cambio di paradigma nel confezionamento degli alimenti e nella sostituzione di materiali plastici con prodotti e fibre di origine naturale anche nella cosmesi e nell’abbigliamento”.

“Bisogna mettere al centro, conclude Miani, la qualità della vita delle persone nei luoghi indoor di vita, svago e lavoro, monitorando i parametri ambientali di temperatura, umidità, CO2 e investendo in dispositivi di mitigazione del rischio (purificatori d’aria), seguire stili di vita sani che ci portino a trascorrere più tempo a contatto con la natura, scegliere come regime alimentare la dieta mediterranea, che rispetta la stagionalità delle produzioni e ha un impatto ambientale del 60% inferiore rispetto a diete di tipo nordamericano o nordeuropeo”.

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