
Siamo in Ungheria, nei pressi del lago Balaton. Nella settimana di Ferragosto, un piccolo villaggio a dieci chilometri dalla riva sud del “Mar d’Ungheria” ha ospitato una Summer School internazionale sulle tecniche di terra cruda. Lanciato nel 2017, il Regio Earth Architecture Festival è un’iniziativa che unisce le comunità emergenti di architettura in terra cruda delle regioni centrali e sudorientali dell’Europa. Ogni anno, gruppi di professionisti si riuniscono per offrire un workshop di formazione teorica e pratica.
Il Regio Earth è più di una semplice associazione: è un network di professionisti fondato da architetti provenienti da Serbia, Romania e Ungheria. In seguito ad una comune esperienza di ricerca presso il centro francese CRAterre di Grenoble, i fondatori hanno deciso di creare un network per modernizzare e promuovere l’uso dell’architettura in terra cruda.
Cruda perché i “mattoni” non vengono cotti nelle fornaci. Una tecnica antichissima e certo non esclusiva di queste regioni. Alla domanda se ci sia un paese specifico che possa considerarsi il “padre” di questa tecnica, Adam Bihari, architetto e fondatore del Regio Earth Festival, risponde: “Ma quale tecnica? Ci sono almeno venti tecniche diverse. La terra è una materia prima che si trova ovunque nel mondo. Quindi, se pensi che in Cina, Sud America, Africa e Europa esistono diversi luoghi con un vasto patrimonio architettonico basato sulla terra, non si può parlare di un’unica origine”.

Il segreto della terra cruda
Per chi si occupa di bioedilizia, la terra cruda è un materiale da costruzione sostenibile e incredibilmente resistente. La sua forza non deriva da processi chimici complessi, ma da un equilibrio fisico che si basa su un principio fondamentale: la granulometria.
“Prima di iniziare, ho una domanda per voi”, continua Boldi Medvey, mentre illustra agli allievi della Summer School i concetti fondamentali di questa tecnica. “Guardate la terra che abbiamo in questi secchi. Sapete da cosa è composta? Vi do un indizio. La terra non è un materiale omogeneo, ma un mix di particelle di diverse dimensioni, che classifichiamo in tre categorie principali”:
- Sabbia: composta da particelle di più grandi dimensioni
- Limo: molto più fine della sabbia. Se ne avverte la granulosità, ma è difficile distinguere le singole particelle a occhio nudo.
- Argilla: composta da particelle ancora più fini. A differenza di sabbia e limo, composti da piccole sfere, le particelle di argilla si presentano in forma di piastrine e si comportano in modo diverso.
Il principio si basa sull’idea che, mescolando particelle di varie grandezze (dai granelli di sabbia più grossi, a quelli più fini, fino all’argilla), si riesca a eliminare i vuoti che si creano tra i granelli più grandi. In questo modo, si ottiene una densità maggiore e una struttura più resistente. È un concetto valido per tutti i materiali, compresi quelli usati nelle costruzioni tradizionali.
Le forze che lavorano insieme
Ma il vero segreto della costruzione con la terra è capire come queste particelle interagiscono per creare un materiale resistente. Sono tre le forze in campo:
- Attrito: l’attrito è la forza che si genera quando le particelle si spingono l’una contro l’altra ed entra in azione pigiando la terra nella cassaforma con un pestello.
- Tensione superficiale dell’acqua: anche in un muro apparentemente secco, resta sempre una percentuale minima di acqua, agendo come una forza coesiva che lega le particelle. Questo legame si interrompe solo attraverso il processo di cottura.
- Coesione: è la forza più importante, ed è fornita dall’argilla. Le particelle di argilla agiscono come una colla naturale che unisce le particelle più grandi di sabbia e limo. Quando il composto si asciuga, l’argilla si solidifica rendendolo resistente.
Sebbene la terra cruda possa sembrare un materiale povero e fragile, le tecniche di costruzione che la utilizzano si basano su principi fisici e ingegneristici sofisticati, tanto da farne un materiale estremamente dinamico. Il segreto risiede nella sua composizione o, per meglio dire, nell’equilibrio tra le forze e gli elementi usati. Non è un materiale unico, ma una miscela bilanciata tra l’argilla, la sabbia e l’acqua. L’argilla è il legante, l’elemento che conferisce plasticità all’impasto e, una volta asciutto, unisce saldamente le particelle. La sabbia agisce come “aggregato”, la struttura portante che dà corpo al materiale. L’acqua è l’attivatore, il catalizzatore che rende l’impasto lavorabile permettendo all’argilla di legare la sabbia.
Ma, oltre alla composizione dei materiali, quando si dice “terra cruda” si intende una gamma di diverse tecniche di costruzione, ognuna con le sue specificità. Tra le principali, ci sono:
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preparazione di un mattone adobe_Foto Ilaria C. Restifo Il pisé. È la tecnica della “terra battuta”. La terra viene posizionata tra due casseforme di legno e compressa con un grande pestello per creare un muro solido e compatto.
- L’adobe. Consiste nel modellare una miscela di terra e paglia nei mattoni, che vengono poi essiccati al sole prima di essere utilizzati per costruire le pareti.
- Il cob. Si lavora la terra mescolata con paglia per formare delle “pagnottelle” o “sfere” che vengono poi impilate per formare le pareti, spesso con forme arrotondate e organiche.
“Queste tecniche hanno permesso di costruire strutture di una bellezza e imponenza straordinaria, come le famose moschee in terra cruda del Mali, che, sebbene richiedano una costante manutenzione, testimoniano la durabilità e l’efficacia di questo materiale”, conclude Medvey.
Tra passato e futuro
L’obiettivo principale di Regio Earth è raggiungere un pubblico più ampio possibile e sfatare l’idea che l’architettura in terra cruda sia una reliquia del passato. I membri del network, tutti con un forte background accademico, sostengono invece che questa tecnica sia una riposta concreta alle sfide contemporanee.
Quindi ritenete che questa tecnica potrà avere un ruolo nell’ambito delle tematiche sull’efficientamento energetico. È la domanda che rivolgiamo a Adam Bihari a margine del workshop. “Assolutamente. Vogliamo affrontare in modo contemporaneo la costruzione di edifici che siano salubri dal punto di vista ecologico e umano. Oltre che ad essere molto efficienti dal punto di vista energetico”, risponde lui. Poi aggiunge: “A mio parere, ognuno deve fare la propria parte. In quanto architetti, se vogliamo essere rispettosi dell’ambiente e contribuire al Green Deal, questa è la nostra strada per farlo. Non è assolutamente una tecnica del passato. Guarda al futuro”.
Pur trattandosi di una pratica millenaria, che varia a seconda della terra locale, le tecniche di costruzione sono infatti in continua evoluzione proponendo soluzioni innovative come la prefabbricazione di mattoni e pannelli, e persino la stampa 3D. È applicabile anche a nuovi edifici urbani, case residenziali, strutture pubbliche e persino complessi industriali. Lo svantaggio però, è che, sebbene il costo dei materiali sia basso, la scarsità di manodopera specializzata rende il costo finale di un’abitazione in terra cruda paragonabile a quello di una casa tradizionale. Almeno per ora.
Penso che gran parte del mondo sia scettico riguardo a questo materiale, inteso come materiale da costruzione certificato. In questo corso ho imparato a conoscere il materiale, a maneggiarlo, e ho perso tutto il mio scetticismo. Il processo è lungo, ma è già iniziato, spiega Viktoria Simon, architetta coinvolta nell’organizzazione del Festival.
A differenza di paesi come Francia e Germania, dove esistono normative tecniche e certificazioni ad hoc, in Italia l’uso della terra cruda nelle costruzioni non è ancora regolamentato. Il Testo Unico per l’edilizia non ne proibisce l’uso, ma non fornisce nemmeno un quadro di riferimento preciso, rendendo la sua applicazione frammentata, basata su approcci locali e linee guida non vincolanti, per quanto ci sia stata di recente una spinta legislativa per valorizzare il materiale.
“I fondatori stanno tenendo proprio in questi giorni un corso sulle certificazioni. Posso dirti che rientrano nel sistema delle Raccomandazioni ECVET (European Credit System for Vocational Education and Training) dell’Unione Europea”, spiega Viktoria Simon ai microfoni di Canale Energia.
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