Paper Industrial Deal: un decalogo per il futuro della carta in Italia

Tra sostenibilità e tradizione, le sfide del settore cartario presentate all’assemblea pubblica di Assocarta il 26 giugno a Roma

Nell’era dell’intelligenza artificiale, il libro cartaceo sembra forse un anacronismo. Eppure, proprio tra le sue pieghe si celano sorprese inaspettate: i dati del 2024 suggeriscono una ripresa per il settore della carta – secolare quanto energivoro – ora chiamato a reinventarsi per vincere le sfide della competizione globale.

Scala Di Accesso Alla Sede Di Associazione Civita Foto I.C. Restifo
Scala di Accesso alla sede di Associazione Civita_Foto I.C. Restifo

Ma non di solo libri si tratta. L’assemblea Assocarta 2025, ospitata nella sede di Associazione Civita a Piazza Venezia, offre una ricchezza di argomenti straordinaria: dal Clean Industrial Deal dell’Ue all’ETS, dal riciclo agli imballaggi, dai dazi trumpiani alle esportazioni, dalla sovraproduzione alla competitività, dal biometano all’Energy Release. In ultimo, l’evento dedica una sezione speciale al ruolo della carta nella divulgazione scientifica, laddove il multitasking digitale porta a un’overdose di informazioni che disperde l’attenzione.

Il “Paper Industrial Deal”, per far eco al più ampio “Deal” della Commissione Ue, introduce spunti di riflessione e traccia la rotta per affrontare le complessità del mercato attuale, delineando un percorso necessario verso l’economia circolare e l’innovazione.

Nonostante il retaggio antico, il settore si trova oggi al centro di una transizione che non è solo tecnologica, ma anche sociale e culturale, coinvolgendo aspetti decisivi come i costi energetici, il rafforzamento delle filiere, l’urgenza di una strategia europea chiara, il ruolo del lavoro e dei giovani.

Certezze, resilienza e paradossi

“Esempio di solidità e resilienza, l’industria della carta annovera 151 stabilimenti operativi da anni, senza che nessuno sia mai stato chiuso”. Il presidente di Assocarta, Lorenzo Poli, sottolinea come questo settore produca materiali di grande interesse, come quelli per l’imballaggio igienico-sanitario.

Nonostante le sfide con l’estero, il quadro generale mostra un settore dinamico, seppur alle prese con la difficoltà degli stabilimenti di mantenere il passo con la concorrenza straniera. Anche la forza lavoro italiana è una risorsa enorme, con la manodopera specializzata considerata un fattore attrattivo per gli investimenti esteri.

Oltre l’energia, sostenibilità e riciclabilità delle materie prime sono temi centrali per il futuro dell’industria cartaria italiana, con un riciclo di carte e cartoni per il 2024 pari al 71%. L’Italia ha scalato le classifiche europee nella raccolta della carta, raggiungendo il secondo posto l’anno scorso e scivolando al terzo quest’anno.

Tuttavia, si presenta un paradosso: nonostante una raccolta di 7 milioni di tonnellate di carta da riciclare (85% per gli imballaggi), circa 2 milioni vengono esportati, soprattutto verso l’Asia. Dov’è il paradosso? Che questi materiali esportati sono quelli che poi vengono reimportati sotto forma di prodotti finiti. Quindi l’Italia esporta una materia prima di minor valore – la carta da riciclare – salvo poi importare prodotti finiti a maggior valore aggiungo realizzati con la stessa materia prima.

Un punto chiave del “Paper Industrial Deal” è di trovare un sistema di premialità per chi utilizza il macero di carta in prossimità, che possa compensare i costi dell’ETS mantenendo un saldo di impronta carbonica positivo.

Il settore in numeri

A fronte di una occupazione degli impianti sotto l’80%, l’Italia è in controtendenza se paragonata a un panorama europeo e globale di sovrapproduzione. Nonostante il segnale positivo registrato per la domanda, si osserva l’indebolimento della componente di origine nazionale rispetto a quella di importazione. I volumi importati registrano un +12,7% rispetto al 2023, il che conferma una perdita di competitività sul mercato interno.

“Il mondo è in sovrapproduzione. L’Asia è in sovrapproduzione. L’Europa è in sovrapproduzione del 5%. L’Italia invece è l’unico posto che non è in sovraproduzione. Se l’Italia facesse andare i suoi impianti a pieno regime, noi molto semplicemente non importeremmo carta: useremmo la nostra, fatta con le nostre materie prime. Le esportiamo perché non le usiamo. E lo faremmo con un percorso di decarbonizzazione che abbiamo abbracciato anni fa”, commenta il presidente di Assocarta.

Da Sin. Valentina Bisti E Lorenzo Poli Foto Ilaria Carmen Restifo 1
Da sin. Valentina Bisti e Lorenzo Poli_Foto Ilaria Carmen Restifo

Una fotografia dell’industria cartaria italiana:

  • Italia 3° produttore europeo di carte e cartoni
  • Addetti diretti: 19.000
  • Stabilimenti: 151
  • Produzione: 8 milioni di tonnellate (+6,2)
  • Mercato interno: 9,6 milioni di tonnellate (+7,8%)
  • Fatturato: 8,3 miliardi di euro (+1,5%)

Decalogo e costi dell’energia

Grazie alla collaborazione con le segreterie sindacali, è stato possibile sviluppare il “Paper Industrial Deal”, un decalogo di dieci punti fermi volti a rilanciare la competitività del nostro settore”, spiega Lorenzo Poli.

Storicamente, l’Italia è stata incoraggiata a usare il gas per massimizzare il rendimento, data la grande necessità di calore ed elettricità nel processo cartario. Tuttavia, il fatto di pagare il gas più di altri stati europei, con uno spread svantaggioso rispetto al TTF olandese, rende difficile mantenere la competitività per le cartiere italiane, col rischio di perdere interi impianti. La curva di crescita si sta assottigliando e c’è bisogno di una spinta per invertire la tendenza.

Approfondisce la questione il presidente di Arera Stefano Besseghini, per il quale l’integrazione europea rimane l’unica via, insieme a un’accelerazione sulle rinnovabili che può aiutare in termini di prezzi energetici. E’ inoltre fondamentale gestire tempestivamente gli elementi che possono mitigare le componenti strutturali, e cita i ritardi con i quali è stata attuata l’Energy Release.

Su questo punto, Federico Boschi, capo Dipartimento Energia MASE fornisce aggiornamenti sulla misura, pensata per stabilizzare i costi dell’energia per gli energivori. Per quanto molto apprezzata in Europa, tanto da essere presa a modello, l’Energy Release ha però sollevato interrogativi di compatibilità da parte della Commissione Ue, con la quale sono in corso negoziazioni per individuare le modifiche necessarie. Modifiche che, seppur marginali, prevedono un’estensione del periodo contrattuale.

Non è un caso che il tema del caro energia per gli energivori sia stato messo in cima alla lista del decalogo:

  1. Misure urgenti per azzerare il differenziale PSV-TTF per il caro energia
  2. Ridurre il costo del gas in italia e in Europa con una nuova gas release che superi lo schema attuale e faccia leva sul biometano.
  3. Misure concrete ed esclusive per gli hard to abate per sostenere la decarbonizzazione
  4. Salvaguardare efficienza energetica e cogenerazione
  5. Transizione circolare 6.0
  6. Rendere più competitivo il riciclo di prossimità della carta
  7. Semplificare l’EUDR (Regulation on Deforestation-free Products) per favorire l’utilizzo di materie prime rinnovabili.
  8. Detassare le indennità dei lavoratori
  9. Contenere l’eccesso digitale, soprattutto in età scolare
  10. Tutelare la salubrità dell’aria indoor.

Uno sguardo globale

20250626 145206Non porta solo buone notizie Marco Eikelenboom, presidente Confederazione Europea Industria Cartaria (CEPI). Pur con elementi incoraggianti e diversi punti di forza, il panorama europeo dell’industria cartaria solleva le preoccupazioni degli addetti ai lavori. Sullo sfondo, un contesto geopolitico sempre più competitivo e instabile. Bisognerà quindi affrontare le sfide con decisione e unità, compresa la possibilità di ritorsioni sui dazi se dovesse rendersi necessario.

“L’Europa non vuole più dipendere da altri paesi o blocchi economici, né dalla Cina né dal Nord America. La soluzione migliore è sfruttare le nostre risorse forestali e il nostro primato nel riciclo. L’Europa è campione in questo campo, usiamolo a nostro vantaggio”, esorta il presidente della CEPI.

Il divario nello sviluppo economico tra UE e il resto del mondo si sta ampliando, con una tendenza preoccupante che vede l’Europa in ritardo rispetto a molte economie avanzate ed emergenti dal 2010. Sebbene le previsioni per il 2025 siano ragionevoli e quelle per il 2026 leggermente migliori, le tensioni globali rimangono un fattore di incertezza. A ciò si aggiunga che i benefici intrinseci dell’industria cartaria legati a una risorsa rinnovabile (per ogni albero usato ne vengono piantati tre) non vengono adeguatamente considerati, contribuendo alla perdita di competitività.

L’eccesso di capacità produttiva globale, soprattutto dall’Asia, mette sotto pressione l’industria europea, caratterizzata da aziende familiari più piccole. Questa sovracapacità produttiva richiede all’Europa di valutare misure protettive e di mantenere un forte orientamento all’esportazione poiché non è in grado di assorbire l’offerta. Il rischio è che l’industria europea venga schiacciata tra i blocchi economici di Stati Uniti e Cina.

Per contrastare questi rischi, è cruciale che l’UE valorizzi la propria catena del valore forestale, che già contribuisce significativamente alla riduzione delle emissioni. La proposta italiana del “Paper Industrial Deal” è vista positivamente come parte di una strategia europea più ampia (“Clean Industrial Deal”) per riaccendere il dinamismo economico dell’Unione.


Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita

Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.
Consulente e ricercatrice freelance in ambito energetico e ambientale, ha vissuto a lungo in Europa e lavorato sui mercati delle commodity energetiche. Si è occupata di campagne di advocacy sulle emissioni climalteranti dell'industria O&G. E' appassionata di questioni legate a energia, ambiente e sostenibilità.