Macchine per costruzioni strategiche per ridurre gli inquinanti

Analisi del potenziale di riduzione inquinanti e del mercato con l'associazione di settore Unacea

Il mercato delle macchine per costruzioni ha ancora un potenziale importante da esprimere. E’ quanto evidenzia la recente fotografia sul comparto prodotta da Unacea, l’associazione di categoria che rappresenta un fatturato di produzione e di commercializzazione di 6 miliardi di euro e un volume occupazione di circa 85.000 unità lavorative, incluso l’indotto, e che esporta il 70% della produzione.

Un settore che sta vivendo un calo in tutti i mercati europei, ma che ha visto una tenuta migliore del mercato italiano. In parte grazie ad alcuni progetti iniziati negli anni scorsi sia grazie ai fondi per la “Zona economica speciale del sud” e alle ultime attività date dal Pnrr e Industria 4.0 ma che no tarderà a registrare un  calo anche se più limitato nel prossimo trimestre. Considerato che la misura di Industria 5.0 ha escluso il comparto.

Nel biennio 2020-2022 sono infatti state vendute in Italia 46.828 macchine per il movimento terra e 1.695 macchine stradali, tutte con motorizzazioni di fase V, rinnovando – nel caso del movimento terra – quasi la metà del parco calcolato al 2019.
unacea macchine pesanti

Abbattimento delle emissioni un potenziale ancora alto

Un comparto che può svolgere un ruolo importante anche nell’abbattimento di emissioni CO2 ma serve una visione integrata del Governo come chiarisce Michele Vitulano, presidente di Unacea:“Le macchine per costruzioni equipaggiate con motori di fase V raggiungono picchi di abbattimento delle emissioni fino al 98% rispetto a quelle obsolete e possono essere alimentate con hvo, combustibile di origine non fossile di ultima generazione. Le nostre tecnologie per le costruzioni possono giocare un ruolo cruciale nelle politiche di miglioramento della qualità dell’aria e della sostenibilità degli ambienti urbani, ma è necessario impedire l’uso di macchine obsolete nei cantieri edili consentendo l’impiego della sola fase V, premiando così le tante aziende che investono in nuovi macchinari”.

Difatti nel settore delle Nrmm, l’abbattimento di inquinanti tra la fase I e la fase V è stata del -86% per idrocarburi combusti, del -96% per gli ossidi di azoto e del -97% per le polveri sottili. La maggiore incidenza si è avuta tuttavia con il passaggio dalla fase II alla fase III, che ha di fatto rivoluzionato il motore dal punto di vista delle emissioni. Ciò è facilmente verificabile tramite i valori massimi di inquinanti previsti dalla normativa per ogni fase di motore (espressi in g/kWh) come riportato di seguito:

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Uno spazio strategico anche per macchine alimentate a elettrico

In questo scenario il vettore elettrico ha per peculiarità di uso una piccolo segmento di mercato, ma comunque rilevante.

La sfida che il settore delle macchine per costruzioni sta affrontando è quella per una progressiva decarbonizzazione delle attività di lavoro e dei cantieri” spiega Elena Pallicelli,  marketing & digital transformation director Volvo CE Italia. “Le macchine elettriche, con le appropriate soluzione di ricarica, rappresentano una soluzione all’avanguardia per azzerare le emissioni durante l’uso della macchina in specifiche condizioni, quali per esempio gli ambienti chiusi. Con l’impiego delle macchine elettriche è possibile lavorare in ospedali e aeroporti con il minimo impatto e senza quindi interdirne l’uso al pubblico, con evidenti benefici di funzionalità, economicità e sicurezza”.

Come cambia il parco veicoli e strumenti efficaci

Secondo l’ultimo studio effettuato sul parco macchine per costruzioni italiano da Prometeia nel 2019, insistono sul territorio nazionale poco meno 180 mila macchine per costruzioni, di cui circa 60 mila in capo ad aziende di noleggio.

La quota di macchine in capo alle aziende di noleggio era costituita già nel 2019 dal 50% di macchine con motorizzazioni fase IV e fase V; va infatti considerato che la vita media di una macchina a noleggio è di circa 7 anni, con cicli di rinnovo del parco inevitabilmente più veloci di quanto non accada tra i diretti proprietari, i cui veicoli hanno invece un’età media di 11 anni.
Riguardo alla quota di macchine detenuta dai diretti proprietari – per lo più piccole e grandi aziende di costruzioni, di raccolta e trattamento dei rifiuti e agricole – la componente di macchine appartenenti alle categorie più obsolete di motorizzazione (fase I e fase II) nel 2019 era così distribuita:
  • 25% macchine movimento terra / su un parco di 118.000 macchine;
  • 24% macchine stradali / su un parco di 14.400 machine;
  • 50% macchine per calcestruzzo* / su un parco di 7,200 macchine;
  • 45% macchine per la perforazione** / su un parco di 1.800 macchine;
  • 34% macchine per il sollevamento / su un parco di 37.800 macchine;
* il valore si riferisce alle sole betoniere auto caricanti, macchine pensate per la piccola produzione di calcestruzzo in aree non servite da strade o comunque di difficile accesso. Le macchine per la preparazione e distribuzione di calcestruzzo nei cantieri infatti non vengono considerate nel dispositivo delle fasi minime impiegabili essendo azionate dai motori endotermici degli autocarri su cui sono alloggiate, e non quindi soggette alle normative delle Nrmm (autobetoniere, auto-betonpome, pompe carrate);
** in questa categoria ricadono tutte le macchine utilizzate per perforare, includendo quindi le piccole trivelle utilizzate soprattutto in ambito agricolo; la quota delle macchine perforatrici obsolete risulta più contenuta se riferita alle macchine utilizzate nei lavori di fondazione e di consolidamento;

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Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.