Decreto Prezzi Petroliferi è legge: scudo da mezzo miliardo

Politica e economica e misure d'emergenza

Il decreto Prezzi Petroliferi è legge. Il quadro legislativo italiano si arricchisce di un nuovo impianto normativo per contrastare le onde d’urto causate dall’instabilità dei mercati internazionali. È entrata ufficialmente in vigore il dispositivo di conversione (n. 113 del 25 giugno) del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 63, recante le disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della crisi dei mercati internazionali. Il testo, che consolida le misure urgenti varate dall’esecutivo in primavera, introduce modifiche sostanziali nel tessuto della finanza pubblica e del sostegno ai settori produttivi, stanziando risorse immediate superiori ai 480 milioni di euro solo per l’anno in corso, accompagnate da impegni strutturali a lungo termine. L’obiettivo primario è duplice: disinnescare la bomba inflazionistica sui carburanti e blindare comparti industriali strategici e la rete del trasporto pubblico locale.

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Foto di engin akyurt su Unsplash.

Prezzi, rideterminazione accise e impatto sui carburanti

Il cuore tecnico della manovra si focalizza sulla rimodulazione temporanea del carico fiscale alla pompa, applicata retroattivamente per una finestra temporale specifica compresa tra il 23 maggio e il 6 giugno 2026. Lo Stato è intervenuto rideterminando le aliquote di accisa sui carburanti per alleggerire la pressione sui consumatori e sulle imprese. Nello specifico della contabilità energetica, l’accisa sulla benzina è stata fissata a 622,90 euro per 1.000 litri, mentre quella sul gasolio autotrazione è scesa a 572,90 euro per 1.000 litri. Parallelamente, i gas di petrolio liquefatti usati come carburante hanno visto l’aliquota riposizionarsi a 242,77 euro per 1.000 chilogrammi.

L’azzeramento totale ha riguardato invece il gas naturale per autotrazione, la cui accisa è stata azzerata a 0 euro per metro cubo. Questa specifica operazione di sgonfiamento fiscale ha comportato un onere finanziario quantificato in 133,8 milioni di euro per il 2026 e in 1,8 milioni di euro per il 2028. La norma include nel medesimo regime di favore a 572,90 euro per 1.000 litri anche i carburanti di nuova generazione biologica e sintetica, come i gasoli paraffinici Hvo e il biodiesel, a patto che rispettino i rigidi parametri ambientali europei sulle esenzioni fiscali.

Risorse per autotrasporto, agricoltura e il nodo fertilizzanti

Il settore del trasporto e quello primario dell’agricoltura beneficiano con decreto Prezzi Petroliferi di un sensibile potenziamento delle misure di protezione preesistenti. Il credito d’imposta per l’autotrasporto viene esteso fino al mese di giugno 2026, triplicando la dote finanziaria originaria che passa da 100 a 300 milioni di euro. Anche per l’agricoltura il bonus fiscale sui carburanti viene esteso per coprire i mesi da marzo a maggio, vedendo triplicare i fondi da 30 a 90 milioni di euro. Per far fronte all’impennata collaterale dei costi di produzione dei fertilizzanti, causata sempre dalle tensioni internazionali, la legge introduce un contributo straordinario sotto forma di credito d’imposta fino al 30% delle spese sostenute in primavera per l’acquisto di tali prodotti, entro un tetto massimo di spesa di 40 milioni di euro.

Questo incentivo, utilizzabile solo in compensazione entro la fine del 2026, è cumulabile con altre agevolazioni e non incide sulla formazione del reddito imponibile aziendale. Sul fronte burocratico delle accise commerciali, dal 1 ottobre 2026 cambiano i tempi per i rimborsi sui carburanti da parte degli operatori: i termini di fruizione si dimezzano da 60 a 30 giorni, ma l’istanza dovrà essere presentata obbligatoriamente per via telematica.

Finanziamenti al trasporto locale e cooperazione internazionale

L’attenzione pubblica si rivolge anche ai servizi ai cittadini e alle relazioni di sistema. Il Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale viene incrementato in via strutturale di 80 milioni di euro annui a decorrere dal 2026, una boccata d’ossigeno esplicitamente destinata a coprire gli oneri finanziari derivanti dai rinnovi contrattuali del personale del settore, fortemente penalizzato dall’inflazione e dai costi di gestione dei mezzi.

Sul piano dello scacchiere internazionale, il testo autorizza l’accordo con il Fondo Monetario Internazionale per la nascita del Seetac, il Centro di assistenza tecnica per l’Europa sud-orientale, che stabilirà la propria sede a Roma. L’impegno per l’Italia prevede una spesa di 10,3 milioni di euro per l’anno in corso, per poi stabilizzarsi a 5,15 milioni annui fino al 2029 e scendere a 4,3 milioni di euro nel 2030.

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