Clima e ambiente in Italia: tra tagli alle aree protette e i ritardi sulla transizione energetica

Mentre le associazioni ambientaliste denunciano una riduzione del 23% dei fondi per i parchi nazionali, in Senato si discute il DDL 1836 sulle emissioni di metano e la tecnologia CCUS. Nel frattempo, i dati stimano quasi 4.600 morti nel Paese a causa delle ondate di calore estive.

L’estate si apre con una forte tensione sul fronte delle politiche ambientali italiane. Da un lato, il mondo dell’associazionismo lancia l’allarme per un drastico definanziamento delle riserve naturali; dall’altro, le istituzioni e il mondo industriale cercano un difficile equilibrio tra la sicurezza degli approvvigionamenti energetici e il rispetto dei vincoli europei sulla decarbonizzazione.

La denuncia delle ONG: «Meno 23% di fondi alle aree protette»

Un fronte compatto composto da nove delle principali sigle ambientaliste — Blue Marine Foundation, Greenpeace Italia, Italia Nostra, Lipu, Marevivo, Mountain Wilderness, ProNatura, WWF Italia e Worldrise — ha denunciato un pesante ridimensionamento dei budget destinati alla tutela della biodiversità.

Aree Marine Protette, Parchi Nazionali e Riserve statali stanno ricevendo in questi giorni le comunicazioni ministeriali riguardanti i tagli per l’esercizio finanziario in corso.

I numeri del taglio

L’intervento non è lineare ma variabile, ma la sforbiciata complessiva si aggira intorno al 23% rispetto ai fondi assegnati lo scorso anno. In alcuni casi specifici, la riduzione dei trasferimenti per le spese di funzionamento ordinario supera i 700.000 euro.

La contrazione delle risorse, derivante dalle rimodulazioni della Legge di Bilancio, rischia di paralizzare servizi essenziali nel pieno della stagione estiva, tra cui:

  • Monitoraggio scientifico e azioni di conservazione.

  • Manutenzione ordinaria, straordinaria e apertura al pubblico.

  • Prevenzione degli incendi boschivi, una delle attività più critiche del periodo.

  • Rispetto degli impegni contrattuali già assunti con il personale e le ditte affidatarie.

«È una scelta miope che non vuole ritenere la tutela dell’ambiente un grande investimento per le future generazioni, come stabilisce la nostra Costituzione», dichiarano le associazioni, ricordando l’obiettivo internazionale di proteggere efficacemente il 30% del territorio a terra e a mare entro il 2030.

Dibattito politico e l’impatto sanitario della crisi climatica

Il tema del territorio si intreccia strettamente con i dati sugli effetti del riscaldamento globale in Italia. Le opposizioni parlamentari premono per una revisione delle priorità di spesa del Paese.

Ilaria Fontana, deputata e vicecapogruppo alla Camera del Movimento 5 Stelle, ha richiamato uno studio condotto dall’Imperial College di Londra e dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine:

Impatto della crisi climatica in Italia Dettaglio del dato
Mortalità stimata (Estate 2025) Quasi 4.600 decessi attribuibili al cambiamento climatico
Aree di intervento urgenti Riduzione emissioni, verde urbano, depavimentazione, stop al consumo di suolo
Criticità sollevate Opposizione ai miliardi stanziati per il Ponte sullo Stretto e per le spese militari

Sicurezza energetica ed emissioni di metano: il confronto sul DDL 1836

Parallelamente alla gestione del territorio, l’8ª Commissione del Senato è impegnata nelle audizioni sul disegno di legge 1836. Il testo introduce la delega per lo sviluppo della tecnologia CCUS (cattura e stoccaggio della CO₂), definisce l’autorità di regolazione per l’idrogeno e recepisce il Regolamento UE 2024/1787 sulla riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico.

Il dibattito ha evidenziato una spaccatura netta tra le esigenze della filiera industriale del gas e la posizione degli analisti ambientali.

Proxigas: «A rischio la sicurezza delle forniture»

Marta Bucci, Direttore Generale di Proxigas, ha ricordato che l’Italia importa il 96% del gas consumato (l’Europa il 90%). La principale preoccupazione dei player industriali risiede nell’estensione dei rigidi obblighi sulle emissioni di metano anche ai produttori extra-UE da cui compriamo l’energia.

Le richieste presentate dall’industria includono:

  1. Esenzione dalle sanzioni in caso di minaccia alla sicurezza degli approvvigionamenti.

  2. Un periodo di moratoria (grace period) per le sanzioni nel triennio 2027-2029.

  3. Applicazione delle multe solo dopo un congruo periodo di adeguamento post-recepimento.

Amici della Terra: «Nessun allarmismo, serve accelerare i controlli»

Di parere opposto sono gli Amici della Terra, rappresentati da Tommaso Franci. Secondo l’associazione, le analisi di mercato (come quelle di Rystad Energy) dimostrano che i timori di blocchi sulle forniture estere sono ingiustificati, in quanto i margini di flessibilità previsti dall’Unione Europea permettono di gestire anche le attuali tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

Il vero problema individuato è di natura istituzionale e burocratica: l’Italia è in grave ritardo nella designazione formale delle Autorità Competenti, che era prevista per febbraio 2025.

Questo vuoto normativo ha bloccato la prima campagna di ispezioni ambientali sugli impianti nazionali oil & gas, che per legge si sarebbe dovuta concludere entro il 5 maggio 2026. Senza il voto del Parlamento sul DDL 1836, il Ministero dell’Ambiente (MASE) non può incaricare formalmente l’ISPRA e le agenzie regionali (SNPA) dei controlli.

L’associazione ha chiesto modifiche all’articolo 3 del DDL per valorizzare il ruolo istituzionale di ISPRA e ha sollecitato la Commissione Europea a pubblicare rapidamente le linee guida sulle importazioni, per evitare che le imprese italiane perdano il vantaggio competitivo maturato finora nelle tecnologie di abbattimento delle emissioni fossili.

Assogasliquidi su decreto sugli incentivi al retrofit a gas

A seguito della pubblicazione del Mimit del decreto che introduce una misura già apprezzata dai consumatori nel 2024, a sostegno del retrofit gas. Una misura che aiuta l’industria italiana di distribuzione e componentistica del GPL e metano, sostenendo il mercato delle installazioni di impianti a gas su veicoli già circolanti.

Il provvedimento prevede una dotazione complessiva nel quinquennio 2026-2030 di 21 milioni di euro e riguarda la conversione di veicoli già circolanti delle classi da Euro 3 a Euro 6 anche intestati a persone giuridiche.

“In un anno di forti tensioni internazionali che hanno inciso e continuano ad incidere sui costi dell’energia – commenta Matteo Cimenti presidente di Assogasliquidi-Federchimica – questo provvedimento permette di raggiungere diversi obiettivi: garantire a persone e famiglie che non possono permettersi l’acquisto di una nuova auto di continuare a muoversi e circolare in città, risparmiando sui consumi; sostenere le imprese italiane della componentistica e della distribuzione di gas per autotrazione e favorire la crescita di tutto l’indotto rappresentato dalle officine di trasformazione. Il tutto riducendo le emissioni di CO2 e di particolato di auto già circolanti, grazie all’alimentazione a GPL e metano”.

“Esprimiamo il nostro ringraziamento al Ministro Urso ed al Governo tutto – continua Cimenti – per l’attenzione al settore e per la concretizzazione di una misura strutturale che coniuga sostegno ai consumatori e supporto alla competitività dell’industria nazionale”.


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