conto termicoRottamare una vecchia stufa o caldaia a biomassa legnosa per sostituirla con un nuovo generatore di calore certificato ed energicamente più efficiente. È la misura messa in campo dalla regione Piemonte con un bando ad hoc che prevede un co-finanziamento per i privati cittadini, purché la nuova stufa sia alimentata sempre a biomassa legnosa e che abbia una potenza al focolare inferiore a 35 kW. L’obiettivo è quello di stimolare l’uso degli strumenti incentivanti nazionali già esistenti, come il Conto termico, in abbinamento a bandi regionali dedicati al sostegno del turnover tecnologico.

Aiel – Associazione italiana energie agroforestali stima che gli apparecchi a legna e pellet installati in Italia, da più di 10 anni, sono 6,3 milioni (circa il 70% del parco installato) e contribuiscono all’emissione dell’86% del PM10 derivante dalla combustione domestica della biomassa: “Queste tecnologie di combustione superate producono la parte prevalente delle emissioni di PM10 e la loro sostituzione è prioritaria per abbattere le emissioni di polveri sottili in atmosfera”.

Qualità dell’aria e maggiore efficienza energetica: gli obiettivi del bando per rottamare stufe e caldaie

Il contributo regionale a fondo perduto, che si aggiunge al finanziamento conseguito con il Conto termico, ammonta a 1.500 euro per stufe e termocamini e a 3.000 euro per le caldaie, mentre la dotazione iniziale complessiva del bando risulta pari a 8.961.000 euro in tre anni. La partecipazione al bando è aperta a tutti i cittadini residenti in Piemonte, proprietari delle unità immobiliari per cui viene richiesto il contributo e che da essi vengono utilizzate come abitazione principale. Al momento della presentazione della domanda occorre dimostrare di aver già ottenuto l’incentivo Conto termico.

Tutte le info relative al bando e alle modalità di presentazione sono consultabili sul sito della regione Piemonte, a questo link.

La misura introdotta dalla regione Piemonte può “produrre risultati positivi sul piano del popolamento dei catasti informatici e della regolarizzazione degli impianti termici, requisiti essenziali per garantire la sicurezza e monitorare il processo di riqualificazione tecnico-ambientale del parco generatori installato nel nostro Paese” commenta Aiel.

Il futuro del riscaldamento a legna e pellet: il Conto termico e l’accatastamento dell’impianto termico

Nel Libro Bianco sul futuro del riscaldamento a legna e pellet, recentemente elaborato da Aiel, uno degli strumenti principali per attuare il turn-over tecnologico è il Conto termico.
Per promuoverne e rafforzarne l’utilizzo, Aiel aveva già proposto di abbinare a questo incentivo nazionale altri sostegni, attraverso bandi regionali, puntando l’attenzione sull’importanza di prevedere, tra i requisiti necessari per l’accesso, anche la registrazione del generatore a biomassa nel Catasto regionale degli impianti termici.

Proprio in questa direzione si è successivamente mossa la regione Piemonte con il bando sinergico al Conto Termico. Il bando è destinato a supportare la sostituzione di un vecchio generatore a biomassa legnosa con uno nuovo, sempre a legna o pellet. Grazie alle moderne tecnologie, potrà assicurare alti rendimenti e basse emissioni. L’accesso all’incentivo avviene a condizione di aver regolarizzato l’impianto esistente da sostituire attraverso la compilazione del Libretto d’impianto e la registrazione dell’impianto al Catasto impianti termici della Regione.

Il Conto termico è tuttavia ancora poco conosciuto e utilizzato: la spesa annua nel 2019 per incentivare tutti gli interventi realizzati da privati (77,6% del totale) ammonta a 213,6 milioni di euro, a fronte di un limite di spesa annuo di 700 milioni di euro.

I primi risultati del turn over: le emissioni da biomasse legnose sono già in diminuzione

Stando sempre ai dati divulgati da Aiel nel “Libro Bianco sul futuro del riscaldamento a legna e pellet”, risulta che le emissioni della combustione del legno sono diminuite del 23% dal 2010 al 2018, passando da 123.000 a 95.000 tonnellate. Tale riduzione è evidenziata dal decremento pari al 12% del fattore di emissione (FE) medio ponderato di PM10 sulla percentuale di consumo di ciascuna categoria di apparecchi considerati nell’inventario, che è passato da 406 g/GJ del 2010 a 356 g/GJ del 2018.

In Lombardia, dove si consuma oltre il 10% della biomassa legnosa impiegata nel settore residenziale, i dati ufficiali evidenziano dati interessanti. Nell’arco di 8 anni le emissioni di particolato attribuite al settore del riscaldamento domestico a biomassa si sono ridotte del 30% circa, a fronte di un numero di apparecchi domestici installati pressoché invariato e pari a circa 600.000 unità.

In Veneto, sulla base di quanto emerge dell’indagine statistica condotta nel 2018 dalle regioni del Bacino padano nell’ambito del progetto PrepAIR, le emissioni si sono ridotte del 35% dal 2006 al 2018, ossia di circa 5.000 tonnellate di PM10.

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