Con l’aumentare della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore in Europa, il raffrescamento domestico a prezzi accessibili non è più un semplice fattore di comfort, ma una priorità di salute pubblica e di adattamento climatico. Sebbene gli edifici esistenti mostrino gravi limiti strutturali di fronte alle alte temperature, esiste una categoria la cui condizione di vulnerabilità rimane spesso invisibile nel dibattito pubblico: le persone con disabilità, i cui fabbisogni energetici sono strettamente condizionati da esigenze sanitarie, di sicurezza e di autonomia quotidiana.
Per fare luce su questa realtà, il progetto LIFE ASSERT ha raccolto le testimonianze di persone con disabilità a rischio povertà energetica in cinque Paesi europei: Cipro, Francia, Grecia, Italia e Spagna. Attraverso focus group e interviste, i partecipanti hanno raccontato come la qualità delle abitazioni, le barriere di accessibilità e la sostenibilità economica dei consumi impattino direttamente sulla capacità di mantenere ambienti domestici sicuri durante l’estate.
L’energia come presidio sanitario e vitale
Nei dibattiti sulle prestazioni energetiche si parla spesso di efficienza degli impianti e riduzione dei consumi. L’indagine ASSERT impone tuttavia una domanda propedeutica: per chi è stato progettato l’edificio?
Per molte persone con disabilità, mantenere la casa fresca non significa cercare il benessere termo-igrometrico, ma prevenire il peggioramento delle proprie condizioni fisiche. Mantenere temperature stabili (spesso intorno ai 21-22 °C) rappresenta una vera e propria necessità terapeutica per la gestione dei sintomi. A questo si aggiunge un prolungato tempo di permanenza tra le mura domestiche — frequentemente compreso tra le 11 e le 19 ore giornaliere — che aumenta l’esposizione al surriscaldamento indoor.
In questo contesto, l’elettricità assume una funzione salvavita
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Dispositivi medici ed ausili: serve a ricaricare carrozzine elettriche, azionare macchinari salvavita e tecnologie assistive. Come dichiarato da un partecipante: «Sono completamente dipendente dall’elettricità. Se domani c’è un blackout, l’unica opzione che ho è andare in ospedale».
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Incomprimibilità dei consumi: l’energia non può essere ridotta nei momenti di difficoltà economica senza mettere a rischio la salute o l’autonomia della persona.
Mura che intrappolano il calore: l’impatto delle ondate di caldo
Durante i mesi estivi, le abitazioni si trasformano spesso in accumulatori termici. In molti casi, la scarsa coibentazione, le vetrate datate e l’esposizione solare continua spingono le temperature interne fino a 35-40 °C, rendendo impossibile il recupero termico anche nelle ore notturne.

Le conseguenze sulla vita dei partecipanti vanno ben oltre il fastidio fisico:
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Impatto sulla salute: disagio cronico del sonno, affaticamento persistente, cali di concentrazione e prolungato stress psicofisico.
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Inefficacia delle soluzioni passive: l’uso di ventilatori e la ventilazione naturale risultano del tutto insufficienti quando il caldo torrido prosegue per più giorni consecutivi.
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Costi del condizionamento: l’aria condizionata resta spesso l’unico strumento efficace per ripristinare condizioni vivibili, ma i costi elevati dell’energia spingono molte famiglie a razionalizzarne l’uso, limitandolo a singole stanze o accendendolo solo in casi estremi.
Ostacoli strutturali e barriere d’uso
La vulnerabilità al calore non dipende unicamente dalla condizione economica, ma dalla conformazione dell’edificio stesso. Molti appartamenti non sono stati progettati considerando l’accessibilità universale:
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│ BARRIERE ABITATIVE ED EDILIZIE │
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│ Efficienza del │ │ Accessibilità │ │ Autonomia │
│ fabbricato │ │ dei comandi │ │ gestionale │
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│ • Scarso isola- │ │ • Finestre e │ │ • Impossibilità │
│ mento termico │ │ tapparelle │ │ di attuare │
│ • Piani alti │ │ inaccessibili │ │ comportamenti │
│ esposti │ │ • Termostati e │ │ adattivi in │
│ • Effetto "ser- │ │ interruttori │ │ modo autonomo │
│ ra" interno │ │ troppo alti │ │ • Dipendenza da │
└─────────────────┘ └─────────────────┘ │ caregiver │
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Mentre i consigli della protezione civile raccomandano di ventilare gli ambienti o regolare le schermature solari nelle ore fresche, per una persona con ridotta mobilità compiere queste azioni senza l’aiuto di un caregiver risulta spesso fisicamente impossibile. La mancanza di controllo autonomo sul proprio ambiente domestico diventa così un’ulteriore fonte di discriminazione e rischio.
Oltre la sola efficienza energetica: ripensare il raffrescamento accessibile
I risultati del progetto ASSERT evidenziano l’inadeguatezza dei soli parametri tecnici di efficienza energetica per valutare la reale vivibilità degli immobili. I sistemi di supporto e i bonus fiscali basano spesso l’accesso su soglie di reddito standard, ignorando i costi extra che la disabilità comporta sul bilancio familiare e la reale accessibilità delle procedure burocratiche.
Per garantire un raffrescamento davvero inclusivo ed equo, le politiche per l’edilizia e l’adattamento climatico devono integrare quattro dimensioni fondamentali:
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Prestazioni dell’edificio: interventi di isolamento passivo per ridurre l’accumulo di calore.
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Accessibilità universale: domotica e sistemi di controllo usabili in autonomia da chiunque.
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Tutela della salute: riconoscimento del raffrescamento come fabbisogno sanitario primario.
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Sostenibilità economica: misure di sostegno tariffario tarate sui reali consumi indotti dalla disabilità.
I dati raccolti nell’ambito del progetto sono stati sintetizzati nel report Needs, Comfort Expectations and Energy Practices of Energy Poor Disabled People (D2.2) e hanno portato alla creazione dei materiali formativi ASSERT. Questi strumenti pratici offrono linee guida accessibili a persone con disabilità, caregiver e stakeholder, proponendo un approccio finalmente inclusivo alla gestione dell’energia e alla tutela della salute domestica.
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