
“Il progetto nasce dalla consapevolezza dell’esistenza di alti consumi energetici negli enti locali (250.000 abitanti), dovuti in grande misura a scarsa efficienza energetica e alla necessità di risparmiare – spiega a CE Roberto Calabresi di Kyoto Club -. I dati sono quelli ufficiali di bilancio che ogni mese i comuni inviano allo Stato, sono dati certi di spesa”. Le realtà che ne faranno richiesta avranno libero accesso alle informazioni perché l’obiettivo è quello di rendere disponibile “uno strumento immediato che consenta di fare una pre-diagnosi energetica verificando la propria spesa e mettendola a confronto con quella di realtà simili in termini di numero di abitanti e clima”, con il proposito di estenderlo anche alle Regioni.
La spesa energetica totale dei comuni per il 2014 è stata di 3.262.990.695,10 euro e, stando ai benchmark-target individuati nella ricerca, si possono stimare risparmi potenziali di circa 615 mln di euro l’anno, circa 12 euro ad abitante, di cui 314 mln nei comuni ordinari e 301 in quelli litoranei/montani.
Sfruttando target di qualità su base statistica, emerge un primo screening di diagnosi che confronta realtà omogenee – per i comuni litoranei e montani sono stati elaborati dei valori specifici – e individua i comuni troppo o troppo poco energivori. Dopo l’elaborazione dei Valori Medi Unitari, il passo successivo consiste nella cosiddetta pre-diagnosi energetica che consente interventi di efficientamento gestionale.
Tra i possibili benefici di LOCALES rientra l’efficientamento edilizio, tema tanto sentito tra le mura delle amministrazioni, che hanno l’obbligo di riqualificare annualmente almeno il 3% del proprio patrimonio: “I saving indicati sono solo la parte di efficientamento prevalentemente gestionale (compresa IP); noi stimiamo un 15-20% della spesa iniziale, tolta questa % si può passare a interventi di efficienza energetica con investimento da valutare in ottica costi benefici”, prosegue Calabresi.
Il lavoro ha evidenziato alcune lacune: “La struttura della Ragioneria dello Stato è rigida, circa 50 voci di spesa; noi abbiamo raccolto quelle di interesse per l’energia (n° 6). Possono esserci errori di imputazione, possibili conguagli che creano fenomeni occasionali o comuni che dichiarano spesa nulla”. Una precisazione, quella di Calabresi, ripresa anche dall’Ing. Roberto Gerbo: “Il SIOPE è un sistema sottoutilizzato che presenta alcune anomalie: ad esempio i dati per l’energia elettrica sono riportati attraverso un unico codice, quelli per l’energia termica con 4 codici diversi”. Inoltre, il metodo potrebbe estendersi “a molte altri settori, ad esempio ai rifiuti o alla sanità pubblica”, perché “questa è la vera spending review che dovrebbe fare il Governo”. Anche nelle “famiglie comunali”, come in quelle domestiche, l’attenzione e la precisione possono, infatti, garantire importanti risparmi: “A volte le anomalie sono determinate da errori amministrativi: il Comune di Rivoli (TO) spendeva 100.000 euro in più l’anno solo perché non aveva aggiornato le potenze contrattuali inerenti gli impianti che sono rimasti”.
Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.















