moda sostenibile Fashion Revolution Week
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Pubblicata il 31 maggio la seconda edizione del Business of Fashion Sustainability Index 2022 di BoF Insights, la quale rivela che gli sforzi per trasformare l’industria della moda, affinché si allinei alle ambizioni globali di ridurre il cambiamento climatico e stabilire pratiche commerciali più responsabili entro il 2030, non hanno ancora acquisito uno slancio sufficiente. 

Il monitoraggio degli sforzi delle aziende in sostenibilità

La portata della seconda edizione del BoF Sustainability Index è raddoppiata, per monitorare gli sforzi di sostenibilità di 30 tra le più grandi aziende della moda quotate in borsa nei settori del lusso, dell’abbigliamento sportivo e dell’high street. 

L’Indice valuta i progressi compiuti dalle aziende in sei categorie di impatto, fondamentali per raggiungere gli ambiziosi obiettivi per il 2030, ovvero: trasparenza, emissioni, acqua e sostanze chimiche, rifiuti, materiali e diritti dei lavoratori. 

Da uno sguardo di insieme emerge che le prestazioni del settore sono peggiorate, poiché i progressi incrementali compiuti dalla coorte originaria valutata l’anno scorso, sono stati eclissati dall’inazione di molte delle aziende aggiunte quest’anno.

I deludenti punteggi delle aziende

Nessuna azienda ha ottenuto più di 49 punti su 100, con Puma al primo posto seguita da Kering e Levi Strauss. Le cinque aziende più deboli: Urbn, Skechers, Fila Holdings, Anta e Hla Group hanno ottenuto tutte meno di 10 punti. Questi punteggi evidenziano il divario ancora esistente tra gli impegni pubblici ad operare in modo più responsabile e le azioni misurabili per modificare i comportamenti. 

Il punteggio medio complessivo di tutte le aziende è di soli 28 punti su 100. Mentre il punteggio medio della coorte originale è aumentato da 31 a 36 punti, il punteggio medio delle nuove aggiunte è di soli 20 punti.

Di conseguenza, la performance complessiva in tutte le categorie di impatto, ad eccezione delle emissioni, è peggiorata nell’Indice 2022 rispetto all’edizione 2021. 

Business of Fashion Sustainability Index 2022 di BoF Insights

Kering rimane leader nel settore del lusso e, per il secondo anno si colloca al secondo posto nell’Indice generale delle 30 società, con un punteggio complessivo di 47, in aumento di cinque punti rispetto all’anno scorso. La categoria in cui è stato più forte è la trasparenza, dove ha ottenuto 74 punti. 

Prada, Capri, Richemont e Tapestry si sono classificate in fondo al segmento del lusso, ottenendo tutte meno di 25 punti. Il punteggio di 16 punti di Prada è il più basso della coorte, seguito da Capri (18 punti), Richemont (20 punti) e Tapestry (22 punti). Burberry è l’unica novità di quest’anno a rientrare nella top 10 delle performance dell’indice generale, con un punteggio complessivo di 41 punti.

Business of Fashion Sustainability Index 2022 di BoF Insights

Levi Strauss guida il settore high street e si posiziona al terzo posto nell’Indice completo delle 30 aziende con un punteggio complessivo di 44 punti. Con un miglioramento di otto punti rispetto alla valutazione dello scorso anno, l’azienda ha superato H&M Group al vertice del suo segmento di mercato ed è passata dal quinto posto nella classifica generale dell’Indice.

Hla Group è l’unica azienda dell’Indice a ottenere un punteggio pari a zero in ogni categoria. La totale mancanza di informazioni ha fatto sì che il retailer si posizionasse all’ultimo posto nel settore high street e nell’Indice generale, senza alcun punteggio.

Gap è una delle due aziende che ha visto il suo punteggio complessivo diminuire rispetto all’anno precedente, in gran parte a causa delle modifiche apportate alle informazioni e al completamento dei progetti che avevano incrementato le prestazioni nella valutazione dello scorso anno. Il punteggio complessivo di 33 punti colloca l’azienda a metà dell’Indice completo e del suo segmento di mercato.

Su base annua, Fast Retailing è la società che si è mossa più rapidamente nell’Indice generale, con un progresso di 11 punti per raggiungere un punteggio complessivo di 30 punti.

Business of Fashion Sustainability Index 2022 di BoF Insights

Quest’anno Puma è in testa sia all’Indice completo dell’abbigliamento sportivo, superando Nike, che è scivolata indietro nella classifica. Il punteggio di Puma è aumentato di nove punti rispetto all’anno precedente, raggiungendo un totale di 49 punti. Nel frattempo, il punteggio di Nike è diminuito di due punti a causa di cambiamenti nella divulgazione, con un punteggio medio complessivo di 41 punti e un piazzamento al quinto posto nell’Indice completo e al secondo posto nel segmento dell’abbigliamento sportivo.

Anta, Skechers e Fila Holdings ricevono i punteggi più bassi nel settore dell’abbigliamento sportivo e si posizionano tra i cinque  risultati più deboli dell’Indice completo con punteggi complessivi che non superano i 10 punti. Il punteggio complessivo di Anta è 4, mentre Fila Holdings e Skechers ottengono entrambe una media complessiva di 7 punti. Lululemon è la novità più performante nel settore dell’abbigliamento sportivo. Si posiziona al 5° posto tra i 10 marchi di abbigliamento sportivo e tra i primi 15 nell’Indice completo.

I risultati chiave per categoria

Le aziende mostrano i maggiori progressi nelle emissioni, anche se il punteggio medio complessivo per la categoria è ancora di soli 38 punti. È l’unica categoria di impatto in cui questo punteggio è aumentato rispetto all’Indice 2021, nonostante l’aggiunta di 15 nuove aziende.

La trasparenza è la pietra miliare dell’Indice, in quanto consente all’industria della moda di identificare i problemi e di definire le strategie per affrontarli. In questa categoria, le aziende hanno ottenuto una media di soli 35 punti complessivi, con solo nove aziende ad ottenere un punteggio di 50 o superiore.

I progressi nel campo dell‘acqua e dei prodotti chimici sono in fase di stallo, con le aziende che hanno ottenuto un punteggio medio di 26 punti e pochi sono i segnali di movimento tra le 15 aziende valutate nel 2021.

Il punteggio complessivo di 25 per i materiali riflette il fatto che, l’adozione diffusa di materiali certificati, con un impatto minore rispetto alle alternative convenzionali, non si è ancora spostata verso sforzi più ambiziosi di revisione delle catene di approvvigionamento delle materie prime.

Ancora una volta, i diritti dei lavoratori sono una delle categorie con i risultati peggiori dell’Indice, con un punteggio medio complessivo di 25. Quasi due terzi dei lavoratori certificati hanno un impatto minore rispetto alle alternative convenzionali. Quasi due terzi delle aziende valutate hanno ottenuto 30 punti o meno.

Nonostante la grande pubblicità, le ambizioni di circolarità della moda sono ancora molto lontane.

I rifiuti rimangono la categoria con i risultati peggiori dell’Indice, con un punteggio medio di 19 punti per le aziende. 

Le cinque priorità identificate da BoF Insights per agire concretamente

Basandosi sui dati dell’Indice di sostenibilità di BoF, BoF Insights ha identificato cinque priorità per i dirigenti che vogliono compiere maggiori progressi nell’anno a venire. Necessaria una regolamentazione: gli sforzi per migliorare il funzionamento della moda si basano ancora in gran parte su standard e quadri volontari, ma è necessaria un’azione governativa per portare il settore oltre la definizione di obiettivi. Politiche chiare e applicabili possono guidare un cambiamento reale, incentivando l’azione e creando responsabilità. Le aziende dovrebbero iniziare a prepararsi ora, mentre i politici intensificano la supervisione del settore, con l’UE in testa.

Oltre il greenwashing: il sistema di standard e certificazioni autoregolamentate su cui si basano i marchi della moda per sostenere le dichiarazioni di sostenibilità è oggetto di critiche per mancanza di ambizione, responsabilità e trasparenza. È necessaria un’azione urgente per prevenire una crisi di credibilità e affrontare le carenze, dato che le autorità di regolamentazione e i consumatori sono sempre più critici nei confronti delle dichiarazioni “gonfiate”.

Pratiche di acquisto in primo piano: le cancellazioni degli ordini da parte dei marchi in preda al panico, quando la pandemia ha colpito per la prima volta, hanno devastato le catene di approvvigionamento della moda, attirando l’attenzione sul dannoso squilibrio di potere tra marchi e fornitori. A due anni di distanza, i marchi continuano a privilegiare la produzione a basso costo e veloce rispetto al benessere dei lavoratori. Per affrontare l’impatto sociale della moda, le aziende devono iniziare a esaminare le loro pratiche di approvvigionamento.

Affrontare il tema della tracciabilità: la scarsa visibilità della catena di approvvigionamento ostacola ancora gli sforzi della moda per operare in modo più responsabile, aumentando il potenziale di abusi sul lavoro e complicando i tentativi di misurare i progressi nelle pratiche sostenibili. Tecnologie come le piattaforme basate sulla blockchain possono aiutare, ma devono essere sostenute da dati solidi raccolti lungo tutta la catena di fornitura.

Il gap finanziario: la riduzione dell’impatto dell’industria della moda richiederà centinaia di miliardi di dollari di investimenti in settori come la trasformazione della catena di fornitura e le energie rinnovabili. Ci sono poche indicazioni sul fatto che i marchi siano disposti a fare gli investimenti richiesti. È necessaria una maggiore trasparenza sui piani di spesa per il capitale e sulle strategie di investimento per far crescere gli esperimenti e i progetti pilota attualmente in corso.

Imran Amed, fondatore e ceo di The Business of Fashion, ha dichiarato: “Per qualsiasi dirigente del settore moda, la sostenibilità deve essere in primo piano. Il BoF Sustainability Index di BoF Insights è stato progettato per guidare i dirigenti nell’urgenza e farli agire per catalizzare il loro percorso di sostenibilità. Ma il tempo sta per scadere. Non abbiamo ancora visto il tipo di slancio necessario, affinché il settore riduca sufficientemente il suo impatto entro il 2030. Chi non agisce perderà credibilità nei confronti di dipendenti, investitori e clienti”.

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