È una lavorazione antichissima che impiega solo estratti di piante quella adottata dalle 20 aziende raggruppate nel “Consorzio vera pelle italiana conciata al vegetale”, le quali, per poterne far parte e utilizzarne il marchio di qualità, devono rispondere in modo vincolante ad un Disciplinare tecnico di produzione. 

Il Disciplinare nello specifico contiene una precisa definizione di “pelle conciata al vegetale” e stabilisce che il processo produttivo debba essere svolto interamente sul territorio toscano. 

Quest’anno il Consorzio, in quanto “erede di un’arte maggiore” e testimone della più alta tradizione artigiana, sarà protagonista della 28a edizione della mostra “Artigianato e Palazzo”, viaggio tra i protagonisti della cultura artigiana di ieri e di oggi, che si svolgerà a Firenze il prossimo 16 settembre.

Per approfondire il tema della sostenibilità e circolarità del processo produttivo della concia del “Consorzio vera pelle italiana conciata al vegetale”, Canale Energia ha intervistato Leonardo Volpi, presidente del Consorzio. 

Presidente Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale Leonardo Volpi
Presidente Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale – Leonardo Volpi

Il Consorzio garantisce processi di lavorazione compatibili con lambiente e non dannosi per le persone, attraverso un lento processo di lavorazione delle pelli. Ci può descrivere cosa implica attenersi al Disciplinare tecnico per le venti aziende aderenti e cosa stabilisce a livello di processo produttivo?

Il Consorzio è proprietario del marchio registrato “Pelle conciata al vegetale in Toscana” a cui è collegato un Disciplinare di produzione. Le concerie associate devono rispettarne  le regole per poter usare il marchio consortile. Questo definisce: la materia prima da utilizzare, il tipo di concia, il luogo di produzione e regolamenta i requisiti del prodotto finito, che viene sottoposto ad analisi di laboratorio per confermarne la conformità.

In quale procedimento consiste esattamente la vostra concia vegetale, come nasce il processo e quali materie prime naturali utilizzate?

Il processo di concia al vegetale nasce con l’umanità. In Toscana, se ne ha traccia documentata dall’epoca degli Etruschi, e poi nella Repubblica Marinara di Pisa e nella Firenze trecentesca. A Firenze, nel 1282 venne fondata l’Arte Minore dei Cuoiai e Galigai, una corporazione di mestiere che governava e regolamentava la produzione e il commercio di pelle e dei prodotti in pelle. Da allora, la produzione di pelle conciata al vegetale non si è mai interrotta nella regione. 

Nell’attuale distretto conciario toscano, le prime attività nacquero nella seconda metà dell’Ottocento. Oggi, la Toscana è il principale produttore italiano di pelle conciata al vegetale e di cuoio da suola. 

Le materie prime che utilizziamo sono pelli grezze bovine ed estratti vegetali, propriamente detti tannini. Il tannino è una sostanza naturale contenuta in tutti i tipi di piante. Può essere presente nel legno, nella corteccia, nelle radici o nei frutti e aiuta la pianta a proteggersi dagli attacchi esterni di batteri, muffe, virus e parassiti. Ha potere antibatterico e antiossidante. Nel nostro caso, utilizziamo principalmente tannini estratti da castagno, mimosa e quebracho. 

Il processo produttivo è composto da molte fasi. Quella che dà la caratteristica alla pelle finita è la fase di concia, che nel nostro caso avviene immergendo le pelli grezze in grandi botti di legno rotanti, i bottali, che contengono una soluzione di acqua e tannini. Le molecole dei tannini penetrano all’interno delle fibre della pelle e si legano alle sue proteine trasformando la pelle grezza in cuoio. 

Chi certifica la sostenibilità del processo di concia del Consorzio?

Le verifiche di conformità del Disciplinare del Consorzio sono affidate ad un ente certificatore terzo, esterno ed indipendente, certificato Accredia: I.Ce.C., Istituto di certificazione della qualità per l’industria conciaria. Le concerie consorziate sono sottoposte ad audit biennali e al termine delle verifiche, se conformi a tutti i requisiti del Disciplinare, ottengono il rilascio dell’autorizzazione all’uso del logo consortile per i loro pellami e il rilascio del bollino di “azienda sostenibile” dallo stesso I.Ce.c.

La provenienza dei pellami è soggetti ad una qualche certificazione e tracciabilitá?

Le pelli grezze bovine sono di provenienza europea e sono un sotto-prodotto dell’industria della carne. Nessun animale viene abbattuto per la sua pelle, che in realtà è uno scarto. Se non ci fossero le concerie, quelle pelli finirebbero in discarica.

Nel caso delle concerie associate al consorzio, il Disciplinare di produzione prevede un sistema di tracciabilità: le aziende devono riportare in un registro tutti i lotti di pelle grezza in entrata con relative informazioni documentate sull’origine, dal paese e macello di provenienza e, se conosciuta, anche la fattoria di allevamento del bestiame. Si tratta sempre di materia prima di origine UE, che arriva da allevamenti e macelli sottoposti ad un quadro legislativo che prevede standard fra i più alti al mondo in materia di benessere animale nelle fasi di allevamento, trasporto e macellazione. 

Le concerie del Consorzio come trattano e depurano i reflui conciari e gli scarti delle diverse fasi di lavorazione? Anche questi processi seguono rigide regole di economia circolare? Per essere sostenibili fino alla fine del processo, utilizzate una qualche tecnologia particolare?

Il distretto conciario toscano è dotato di aree industriali progettate ed attrezzate per le necessità produttive delle concerie, di due impianti centralizzati per la depurazione dei reflui conciari e, di diversi impianti consortili che trattano e recuperano i sottoprodotti delle varie fasi di  lavorazione. Tutte le concerie sono collegate tramite tubature al depuratore, a cui inviano le loro acque di scarico per i trattamenti di depurazione prima di essere reimmesse nel fiume. 

I fanghi di risulta sono utilizzati per produrre fertilizzanti per l’agricoltura. 

Si recuperano inoltre gli scarti organici prodotti nelle prime fasi di lavorazione propedeutiche alla concia. Così il carniccio e le trippe da spaccatura, opportunamente trattati, diventano proteine e amminoacidi idrolizzati per ammendanti e biostimolanti che combattono l’infertilità dei terreni. Altri scarti, come la rasatura, i rifili, i cascami, possono essere polverizzati e diventare materia riutilizzabile per produrre il cuoio rigenerato.

In conclusione, recuperiamo uno scarto della filiera alimentare destinato allo smaltimento, lo ricicliamo trasformandolo in un materiale pregiato per l’industria della moda, e recuperiamo ulteriormente molti scarti della nostra lavorazione che possono essere riciclati in materie prime seconde per altre filiere produttive.

La sostenibilità delle vostre aziende si declina solo sotto laspetto ambientale o anche sociale ed economico?

Il Disciplinare di produzione è composto da due parti: la prima definisce i requisiti di qualità del prodotto (la pelle) e, la seconda contiene i requisiti di sistema di gestione aziendale. L’ente certificatore verifica la gestione degli impatti ambientali, il rispetto delle norme su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, la responsabilità sociale dell’impresa. La pelle conciata al vegetale è un prodotto nobile e duraturo, con caratteristiche intrinseche che ne consentono il riuso, la rilavorazione, la riparazione, la lunga vita.

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Professionista delle Relazioni Esterne, Comunicazione e Ufficio Stampa, si occupa di energia e sostenibilità con un occhio di riguardo alla moda sostenibile e ai progetti energetici di cooperazione allo sviluppo. Possiede una solida conoscenza del mondo consumerista a tutto tondo, del quale si è occupata negli ultimi anni.