rifiuti tessili
foto Pixabay

Bilancio positivo per l’iniziativa Ri-portalo in circolo, raccolta di indumenti usati e tessuti vari come tende, coperte e tovaglie, organizzata dal Green office dell’università di Torino UniToGO, in occasione della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti (Serr), che si tiene tra il 20 e il 28 novembre, il cui tema dell’edizione 2021 riguarda le “Comunità circolari”.

Nella due giorni del 23 e 24 novembre, dedicata alla raccolta di indumenti usati presso il Palazzo del Rettorato e il Campus Luigi Einaudi sono stati consegnati e raccolti 240 kg tra indumenti e tessuti, di cui il 74% sono vestiti.

Il riciclo attraverso l’upcycling

Grazie alla Cooperativa Esserci e al suo progetto Exito, un laboratorio di sartoria sociale che coinvolge donne fragili, questi tessuti saranno riciclati attraverso l’upcycling, che permette recupero e riutilizzo dei materiali, ma creando un prodotto di maggiore qualità. I vestiti ancora in buono stato saranno invece donati a persone bisognose.

La campagna informativa dell’università di Torino

Il Green office di UniToGO ha ideato una campagna informativa online sugli impatti ambientali del settore tessile e su come prevenirli e ridurli, in modo da sensibilizzare le persone su riuso e riciclo di tessuti e indumenti. La campagna informativa si è focalizzata sul consumo di acqua, sulle microplastiche e produzione di rifiuti.

In seguito all’iniziativa sono state anche fornite una serie di informazioni su come impattare il meno possibile sull’ambiente con i propri comportamenti quotidiani, ad esempio non acquistando il fast fashion, scegliendo marchi che siano attenti agli impatti ambientali e sociali del prodotto, allungando il ciclo di vita dei capi attraverso la riparazione.

L’Italia ha deciso di anticipare l’obbligo di raccolta differenziata del tessile a gennaio 2022, con tutte le incognite del caso di una filiera ancora da definire, ma comunque questa nuova modalità imporrà una maggiore attenzione sul tema, soprattutto a monte, per coloro che si occupano di eco-design e progettazione, che dovranno rendere il più semplice possibile la riciclabilità dei materiali.

L’impatto dell’industria della moda e del tessile sull’ambiente

L’industria della moda viene ritenuta responsabile del 10% delle emissioni globali di anidride carbonica. Secondo un rapporto della European environment agency, nel 2017 produzione e consumo di abbigliamento, tessili casalinghi e calzature ha prodotto in Europa emissioni pari a 654kg CO2 eq pro capite.

Il consumo di acqua

Anche il consumo di acqua ha un’impronta negativa: per una t-shirt occorrono 2.700 litri d’acqua (l’equivalente di 18 vasche da bagno piene). L’industria del tessile e degli indumenti consuma 79 trilioni di litri d’acqua all’anno.

La produzione del tessile, secondo un articolo di Nature, arriva a produrre 92 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno e l’85% dei prodotti tessili finisce in discarica.

Il problema delle microplastiche 

La dispersione delle microplastiche nei corsi d’acqua è un altro grave problema derivante dal lavaggio dei capi, si stima che l’equivalente di 50 miliardi di bottiglie di plastica si trovi negli oceani a causa delle microfibre in poliestere dei nostri capi. 

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Redazione
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