Food delivery e sostenibilità: i giovani guidano i consumi, ma la differenziata è ancora troppo complicata

I nuovi stili di vita degli italiani, sempre più orientati verso il food delivery e il consumo on-the-go, stanno riscrivendo le regole del settore alimentare. Tuttavia, a fronte di una crescita esponenziale di imballaggi in carta e cartone, emerge una sfida culturale non indifferente: la difficoltà nel differenziare correttamente i rifiuti.

food delivery cartone
Foto di Hans da Pixabay

Secondo l’ultima indagine Ipsos Doxa per Comieco, presentata il 23 aprile 2026, i giovani tra i 18 e i 30 anni sono i protagonisti assoluti di questa transizione, ma sono anche coloro che nutrono i maggiori dubbi davanti al bidone della spazzatura.

La Generazione Multi-canale: Numeri a confronto

Il consumo di prodotti consegnati a casa non è più un’eccezione, ma una consuetudine consolidata, specialmente tra i più giovani.

Modalità di Consumo Media Nazionale Fascia 18-30 anni
Food Delivery 49% 73%
Take-away 80%
Consumo On-the-go 71%

Questa frenesia alimentare porta con sé una conseguenza diretta: una produzione massiccia di imballaggi che spesso finiscono nel contenitore sbagliato per incertezza o pigrizia.

Il paradosso dei “nativi sostenibili”

Nonostante l’attenzione teorica all’ambiente, i dati mostrano una realtà complessa: 7 giovani su 10 dichiarano di avere dubbi sulla differenziata.

  • L’enigma della pizza: il 36% dei giovani non sa come gestire i cartoni della pizza (contro il 32% della media).

  • La tentazione dell’indifferenziato: ben l’85% dei giovani ammette di aver gettato imballaggi nell’indifferenziata per fretta o comodità.

  • Scarsa accuratezza: il 94% dei ragazzi, nel dubbio, sceglie il sacco nero invece di informarsi, una percentuale superiore alla media nazionale (88%).

“L’incertezza è diffusa: solo il 4% degli italiani afferma di non avere mai dubbi su dove gettare gli imballaggi alimentari.”

Quali sono i “nemici” del riciclo?

Le principali criticità rilevate riguardano materiali ibridi o contaminati che mettono in crisi il consumatore:

  1. Carta oleata o plastificata (spesso usata per affettati o focacce).

  2. Carta e cartone sporchi di cibo (che possono contaminare l’intera partita di carta pulita).

  3. Packaging multi-materiale (difficili da separare manualmente).

La Soluzione: informazione e sensibilizzazione

Per rispondere a questo scenario, si è appena conclusa la Paper Week di Comieco. Un’iniziativa che ha trasformato l’Italia in un grande laboratorio a cielo aperto per insegnare il valore del riciclo.

  • Numeri della Paper Week: 300 eventi e 100 impianti aperti al pubblico.

  • Target Studenti: 14.000 ragazzi hanno visitato cartiere e impianti di gestione rifiuti.

  • Campagna “Non T’Incartare”: un progetto mirato a correggere gli errori più frequenti, promuovendo una cultura del conferimento consapevole anche fuori dalle mura domestiche.

Fortunatamente, non tutto è perduto: 4 giovani su 10 hanno dichiarato di cercare attivamente informazioni online o sull’etichetta dell’imballaggio quando sono in dubbio. Un segnale che la voglia di migliorare esiste; serve solo la giusta guida per non “incartarsi”.


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