Economia circolare ed energia. Le mille vite delle biomasse solide

Presentato il “1° Rapporto socio-economico e ambientale 2019” del comparto promosso dall'associazione Ebs

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Biomasse solide come elemento centrale di una progettualità circolare della produzione energetica. E’ quanto emerge dagli studi, presentati ieri a Roma, relativi al “1° Rapporto socio-economico e ambientale 2019” promosso dall’associazione Energia da biomasse solide (EBS).

Una visione scientifica e economica che guarda al comparto come a una risorsa in grado di rispondere a delle esigenze specifiche dei territori sia come approvvigionamento energetico che come manutenzione del patrimonio forestale per scongiurare disastri idrogeologici.

Gli studi realizzati dall’università di Venezia e dal Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) – istituto di Inquinamento atmosferico, presentati nella giornata, hanno evidenziato come oltre l’impatto positivo sulla filiera economia ed energetica ci sia un impatto minimo sotto il profilo dell’inquinamento ambientale con recupero di CO2 e scarse emissioni di NOx.
“La riflessione da fare è come poter valorizzare questa disponibilità di biomasse che c’è e esiste e nel territorio italiano con delle iniziative nel territorio nel quale questa disponibilità di biomassa si concretizza” sottolinea a Canale Energia il presidente dell’Associazione Ebs, Simone Tonon. “Sono convinto che il potenziale in Italia sia ampio – continua il presidente – le tecnologie per poterlo fare in maniera sicura con impatti ambientali trascurabili ci sono. Come abbiamo visto l’impatto socio economico c’è ed è tale da giustificare una adeguata politica di valutazione delle biomasse per approvvigionamento energetico”.

Ottimizzare una materia prima che deriva da scarti agricoli sistematizzando la filiera del recupero, grazie a impianti de localizzati e vicini alle aree di interesse. Una soluzione che come sottolinea la senatrice Alessandra Gallone Capogruppo Forza Italia presso la 13° commissione Ambiente, semplificherebbe lo smaltimento degli scarti agricoli producendo un benessere anche energetico alla comunità locale. Fattori che potrebbero migliorare l’accettazione degli impianti.
Sempre la senatrice, nel suo intervento alla tavola di confronto istituzionale, evidenzia una possibilità di smaltimento a km0 delle piante di ulivo danneggiate dalla Xylella attraverso una valorizzazione come biomassa.

L’impatto ambientale della biomassa secondo lo studio del Cnr

L’utilizzo di residui forestali e agricoli appare molto in linea con quanto previsto dai criteri dell’economia circolare, spiega lo studio del Cnr, che evidenzia come la biomassa disponibile a scopi energetici sia in aumento in Italia e in Europa.
Le tecniche di utilizzo e le tecnologie di abbattimento delle emissioni inquinanti sono progredite significamene tanto da “renderli quasi impercettibili”.

Una criticità evidenziata invece è rappresentata dai piccoli impianti domestici o commerciali come possono essere le pizzerie con forno a legna, in tutto Italia più di 4 milioni, che non sono dotati di sistemi di abbattimento di polveri sottili.

Elemento di sostenibilità per gli impianti di taglia industriale è l’obbligo di tranciabilità della biomassa da filiera previsto dai dettami normativi vigenti.

Lo studio evidenzia alcuni aspetti positivi dell’utilizzo a scopi energetici delle biomasse solide:
• La disponibilità e la diffusione delle risorse è relativamente omogenea rispetto al territorio.
• Le tecnologie per la conversione delle biomasse vengono sviluppate per essere economicamente vantaggiose, competitive e sicure dal punto di vista ambientale.
• L’energia prodotta è pronta per essere integrata nel sistema di distribuzione, stabilità e programmabilità nella fornitura di energia elettrica per tutto l’anno.
• Il loro utilizzo contribuisce alla riduzione dell’importazione di carbone, greggio e di metano, alla diversificazione delle attività agricole con l’impiego dei sottoprodotti e residuali e alla gestione corretta del patrimonio boschivo.
• La gestione di biomasse residuali destinate a smaltimento in discarica, o a pratiche di combustione incontrollata viene agevolata.

Quali ricadute socio economiche del settore. L’analisi dell’università Ca’Foscari di Venezia

Lo studio dell’università Ca’Foscari di Venezia ha invece messo a fuoco l’impatto delle ricadute socio-economiche, occupazionali e fiscali grazie alla produzione di energia elettrica da biomasse solide che hanno riguardato il settore stesso e la ricaduta sull’indotto.
L’analisi si è concentrata su nove impianti di dimensioni medio-grandi facenti capo a EBS nell’anno 2017.

La biomassa trattata nel periodo di osservazione ha origine per metà dal settore agro-industriale e per l’altra metà (approssimativamente in parti uguali) dal settore agricolo e dalla manutenzione delle foreste. L’analisi ha portato a una valutazione del valore tra i 210 e i 280 milioni di euro aggiunto aggregato della produzione di energia e del suo indotto.
L’occupazione realizzata è stata valutata di circa 1.700.000 ore complessive (pari a circa 1300 posti di lavoro full-time) generando un reddito totale da lavoro pari a 22 milioni di euro circa. Di questi il 64% interessa l’indotto lungo la filiera e il 36% la produzione di energia.

La stima del consumo aggregato, indotto dai nove impianti considerati, si aggira intorno ai 20 milioni di Euro.

Il gettito fiscale lungo tutta la filiera è stato invece valutato di circa 10 milioni di euro.

A questi dati è da sommare inoltre una stabilità data al comparto agricolo industriale, la cura dei territori e la formazione di competenze specialistiche.

Impatto ambientale e ricadute economiche

Rispetto all’impatto ambientale le ricadute economiche sono state suddivise in ambito globale – legate principalmente alle emissioni di CO2 – e locale – legati alle emissioni di PM2.5 e NOx.

L’impatto ambientale aggregato valutato dallo studio ha un saldo positivo che va da un minimo di circa 38 milioni di euro ad un massimo di quasi 100 milioni di Euro. Il calcolo valuta che il contributo negativo delle maggiori emissioni di NOx e PM2.5, stimato in 3,7 milioni di Euro, è più che compensato dal beneficio in termini di emissioni di CO2 evitate, che va da un minimo di 42 milioni di Euro ad un massimo di 102 milioni di Euro, a seconda delle assunzioni circa il costo marginale sociale (basso o alto) delle emissioni di CO2.

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.