L’associazione Italia Solare ha istituito al proprio interno un gruppo di lavoro dedicato solo all’idrogeno verde, l’unico vettore che per l’associazione è sostenibile e vivrà un grande sviluppo nel lungo periodo. L’intervista al coordinatore del gdl Mauro Moroni.

Qual è la visione di Italia Solare in merito alla produzione di idrogeno rinnovabile da energia solare per raggiungere i target al 2030 fissati nella Strategia UE e la neutralità climatica al 2050?

Italia Solare pensa che la transizione energetica debba essere attuata rapidamente tramite l’utilizzo per lo più diretto di fonti rinnovabili, fotovoltaico in particolare, e che l’idrogeno verde sia una valida soluzione per decarbonizzare utilizzi “hard to abate” (ove attualmente si utilizza idrogeno grigio per processi industriali, come ad esempio acciaierie, raffinazione e cementifici), trasporti pesanti, come mezzo di regolazione della rete elettrica quando vi è sopra-produzione da Fer, e ove sia necessario stoccare energia per lungo periodo, ad esempio stagionalmente. Pensiamo che l’idrogeno sia un valido partner ove non si riesca ad elettrificare o dove accumulare elettricità, in un modo tradizionale, sia economicamente ed ecologicamente inefficiente. I target 2030 dell’Unione europea puntano all’installazione di 40GW di elettrolizzatori e produzione di 10Mt di idrogeno verde, con un focus sulla decarbonizzazione di diversi settori industriali strategici, lo sviluppo di un’infrastruttura logistica e di una rete di stazioni di rifornimento principalmente per veicoli pesanti. Considerando che per ogni kg di idrogeno verde prodotto abbiamo bisogno di circa 50kWh, per le 10Mt di idrogeno previste al 2030 avremo bisogno di circa 500TWh. Se questa energia fosse generata solo da impianti solari costruiti in Europa, servirebbero circa 400GW di impianti dedicati, e per l’Italia circa una potenza pari a quella installata oggi nel Paese, 20GW.

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Tra questi ritenete ci sia un fattore chiave?

I temi chiave sono diversi, ma il tema autorizzativo e quello del prezzo degli elettrolizzatori sono i principali fattori da considerare. Siamo in un Paese ove è già molto difficile autorizzare un impianto Fer tradizionale, e pensiamo che se già è difficile realizzare questa tipologia di impianti, lo sarà ancor di più autorizzare un impianto complesso come quello di produzione di idrogeno verde, salvo un’auspicata semplificazione normativa, che speriamo avvenga al più presto.

I veicoli a fuel cell sono davvero la chiave della mobilità del futuro (pulito)?

A nostro avviso la mobilità a idrogeno darà un suo contributo in ambito trasporto pesante, sia a livello di truck, che a livello di navi e treni, ove densità energetica e tempi di ricarica sono importanti per il tipo di applicazione. Pensiamo invece che per il trasporto leggero i veicoli elettrici avranno uno sviluppo nettamente maggiore, perché hanno efficienze di utilizzo dell’energia rinnovabile nettamente superiori e perché una grande infrastruttura di ricarica si sta diffondendo sempre più in tutta Europa.

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Quando l’idrogeno rinnovabile sarà competitivo quanto quello blu (forse meglio non parlare di quello grigio…)?

Molti studi indicano il 2030 come competizione sia con blu ma anche con grigio, se saranno computati anche i costi legati alla produzione di CO2. Sentendo il mercato e considerando che storicamente le previsioni sullo sviluppo dei prezzi in ambito energetico sono conservative, forse qualche anno prima, su grandi impianti e in siti con elevata radiazione solare o ventosità.

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Ivonne Carpinelli
Giornalista professionista e videomaker, attenta al posizionamento seo oriented degli articoli e all'evoluzione dei social network. Si occupa di idrogeno, economia circolare, cyber security, mobilità alternativa, efficienza energetica, internet of things e gestione sostenibile delle foreste