Termina Assist, il progetto che vuole sconfiggere la povertà energetica

Alla chiusura del progetto europeo Assist, il comitato scientifico si confronta su possibili soluzioni individuate e necessità da colmare

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Per capire come aiutare chi è in povertà energetica è necessario innanzi tutto rendersi conto che i target sono diversi, come diverse devono essere le modalità di azione per essere efficaci. Queste alcune delle conclusioni emerse oggi nella prima tavola rotonda per la chiusura internazionale del progetto europeo Assist, network di sostegno per il risparmio energetico dei consumatori domestici.

Finanziato dalla Commissione Europea nel quadro del programma Horizon 2020, Assist coinvolge sei paesi (Italia, Spagna, Belgio, Inghilterra, Polonia, Finlandia), ha aperto i lavori nel 2017 e li chiude, almeno formalmente, in questi giorni con un trittico di tavole rotonde on line dal tema:

Dal livello locale a quello europeo: barriere e soluzioni per affrontare la povertà energetica“, in cui i diversi protagonisti dell’iniziativa si confronteranno e illustreranno i risultati ottenuti. La giornata di oggi è stata dedicata ai membri di ogni comitato scientifico nazionale, per discutere i diversi contesti nazionali e azioni per il contrasto alla povertà energetica in sinergia con il progetto Assist.

assist_ comitato scientifico

Un comitato che ha rappresentato una vera “arena di confronto” come la definisce Johanna Kirkinen, Autorità dell’energia della Finlandia che sottolinea come Assist  sia il “primo progetto europeo chiaramente dedicato ad affrontare il tema della povertà energetica”. Un’occasione, questa del confronto tra più nazioni, che come sottolinea Marina Varvesi coordinatrice di Assist con la società Aisfor, ha permesso di mettere insieme le diverse prospettive di povertà energetica, mostrandone sfumature e problematiche diverse.

La visione del comitato scientifico di Assist

Capire di cosa le persone abbiano davvero bisogno è, secondo Neil Penny, Nhs Gloucestershire clinical commissioning group (UK), la chiave per essere efficaci in un processo di arresto del fenomeno. Senza sottovalutare l’impatto “che ha il clima sul disagio queste persone”. C’è una diversità nella gestione del problema e nelle soluzioni tra diverse nazioni che “dipende anche molto dalle regole e dalla struttura energetica del paese in questione”, sottolinea Johanna Kirkinen che rimarca come sia necessario acquisire più dati statistici per migliorare la strategia di azione e misurare la reale efficacia delle policy messe in atto.

Carmen Redondo, direttore delle relazioni istituzionali della associazione di consumatori Hispacoop (Spain), sottolinea l’importanza di difendere i diritti dei cittadini vulnerabili magari anche ampliando le azioni di garanzia e tutela messe in campo dalle istituzioni. “Servirebbe una policy comune del mercato energetico per tutelare i cittadini in povertà energetica”, rimarca Carmen che evidenzia come l’efficienza energetica degli edifici sia il primo strumento di cui uno Stato può disporre per limitare gli sprechi energetici dei cittadini in difficoltà. Per questo “servirebbero diverse misure di politiche di efficienza energetica” tarate sui diversi target della popolazione. D’altronde chi è in povertà energetica spesso ha case ed elettrodomestici a bassissima efficienza che lo fanno consumare molto di più, come rimarca Stefan Goemaere, samenlevingsopbouw West-Vlaanderen operatore sociale (Belgio), che aggiunge come spesso chi è in questa condizione ignora anche i pochi aiuti di cui può disporre o non riesce ad accedervi perché burocraticamente complessi. Per questo, suggerisce Carmen, bisogna ideare degli strumenti che consentano di ridurre gli edifici in classe energetiche svantaggiate pensate per chi ha difficoltà a effettuare investimenti di ammodernamento. Un’azione che deve vedere tutti gli stakeholder, nazionali e locali, ma anche comunità sociali, coinvolti attivamente. “Servono differenti sforzi e differenti attori sociali con differenti soluzioni” conferma Mariusz Swora, specialista legale in ambito energetico (Polonia) per trovare il giusto bilanciamento in grado di ridare luce ai vulnerabili energetici.

Un problema da “mettere in agenda” soprattutto in ambito locale per agire in modo capillare ed efficace, come sottolinea Enzo Bertolotti, responsabile dell’implementazione del Secap, Sustainable energy and climate action plan, del comune di Parma.

Proprio rispetto alla capacità di informazione capillare, il progetto Assist con la rete di tutor energetici (Ted) è riuscita a fare molto, soprattutto a dimostrare come la vicinanza con i vulnerabili ha una maggiore efficacia nelle azioni che ne seguono. , ma questo lo vedremo anche nei prossimi giorni della conferenza di chiusura. Rete che, come sollecita Mariusz Swora, “ci auguriamo possa continuare a operare“.

Leggi anche:”Un tutor energetico domestico per combattere povertà energetica”

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.