In seguito al continuo aumentare del fenomeno della povertà energetica, soprattutto dopo la pandemia, la Commissione Europea lo scorso ottobre ha lanciato il portale “Energy poverty advisory hub” (Epah) per supportare i Comuni e gli enti locali in genere, nel contrastare il fenomeno.

La piattaforma Epah

Oggi 23 novembre, in occasione della seconda giornata dell’evento online “EU Energy poverty advisory hub launch event”, è stato presentato il nuovo portale. Costituirà il punto di accesso alle risorse Epah, che sono di assistenza e supporto su ogni fronte, eccetto che su quello finanziario.

La piattaforma si snoda in quattro aree principali che sono:

  • Atlas delle azioni locali, che online a partire da questo novembre, costituisce un atlante che raccoglie le misure intraprese dai diversi attori per combattere la povertà energetica. Le azioni locali intraprese saranno suggerite in tutte le lingue, per poi svilupparne delle altre, nonché poter replicare e trasferire quelle già attuate.
    • Formazione sulla povertà energetica: a partire dal 2022, saranno disponibili tre corsi di formazione online, suddivisi in: Epah intro course, Epah compact course e Epah extended course, con l’obiettivo di migliorare a diversi livelli le diverse competenze e poter sviluppare progetti finalizzati a combattere la povertà energetica. Il primo corso introduttivo si rivolge a tutti gli stakeholder ed offre una conoscenza sul contesto in generale. Il secondo rispetto al primo, sarà solo in inglese ed offrirà una conoscenza su come strutturare politiche e piani locali. Il terzo corso invece, si rivolge ai professionisti che vogliano acquisire conoscenze su come implementare le azioni locali sul fenomeno. Alla fine del training si conseguirà un certificato di completamento del corso. 
    • Supporto dedicato tramite bandi aperti: nel 2022 e 2023, saranno lanciate due call for proposal, aperte a differenti tipi di organizzazioni, tra cui i Comuni. Viene offerto il supporto diretto di Epah, attraverso i suoi esperti, i differenti webinar e l’accesso dedicato all’assistenza tecnica sul caso specifico.
    • Helpdesk Epah: è attivo un help desk virtuale che si può contattare, riguardante la povertà energetica nella propria area ed uno degli esperti risponderà alle domande del caso.

Viene messa a disposizione anche un trilogia di guide per iniziare concretamente a combattere la povertà energetica, comprendente differenti informazioni su: come diagnosticare la propria situazione locale di povertà energetica, come pianificare delle azioni per ridurla e come implementare queste azioni.

È possibile misurare la povertà energetica?

La povertà energetica non è facile da misurare con un singolo indicatore ed anche quando si hanno più indicatori ci sono vantaggi e svantaggi, perché vanno contestualizzati in uno specifico contesto e allo stesso tempo messi in correlazione tra loro. Miguel Morcillo del Covenant of Mayors Europe, ha parlato del ruolo degli indicatori “formulati” ed utilizzati dal Patto dei Sindaci, che devono essere connessi con le politiche per offrire dei messaggi chiave che le supportino. Si possono raggruppare almeno 60 indicatori da suddividere in sei categorie che sono: clima, categoria socio-economica, strutturale/residenziale, mobilità, quadro politico e regolatorio e la crescita della partecipazione e consapevolezza. Questi indicatori permettono di quantificare i dati e lavorare sulla povertà energetica a livello locale e consentono alle municipalità di scegliere gli indicatori maggiormente calzanti al loro contesto. 

Attraverso un tool di valutazione e monitoraggio della povertà energetica che incrocia i differenti dati con le sei aree di cui sopra, i Comuni possono tracciare lo sviluppo degli aspetti specifici del fenomeno e ridurlo a livello locale, monitorando i diversi target. Inoltre, le municipalità possono scegliere quali indicatori far funzionare in completa autonomia. 

I gruppi vulnerabili in prima linea: disabili e donne

All’interno della povertà energetica è indubbio che vi siano dei gruppi di cittadini maggiormente colpiti rispetto ad altri. Tra di essi sicuramente gli anziani e le minoranze, ma anche i disabili e le donne. 

I disabili, in seguito alla loro maggiore presenza dentro casa, all’ausilio di apparecchiature medico-tecnologiche e ad una compromessa condizione fisica, necessitano maggiormente rispetto ad altri soggetti di consumare energia. A questo proposito, Charis Kordatos della Cyprus Energy Agency ha raccontato il progetto messo in piedi per contrastare la povertà energetica nelle famiglie in cui vi sia una persona disabile, che ha lo scopo principale di sostenere economicamente l’implementazione di ristrutturazioni energetiche su piccola scala in 300 famiglie. Il progetto, partito ad aprile 2021 durerà fino ad aprile 2026, ha un budget di un milione e mezzo di euro ed è gestito dalla Cyprus Energy Agency.

Povertà energetica: anche una questione di genere

Le donne sono un’altra categoria a forte rischio povertà energetica, soprattutto quelle tra i 65 anni e più, pari al 33,6% e il 45,3%,  a rischio povertà in quanto disoccupata. 

Le donne anziane sono più a rischio di diventare povere rispetto ad un uomo se vivono da sole, per il 23% questo è dovuto anche alla lunghezza della vita media. 

La povertà energetica colpisce le donne principalmente su quattro dimensioni: fisiologica, economica, della salute e sociale/culturale. Miljenka Kuhar della Society for sustainable development design-Door croata, ha parlato del progetto sulle donne anziane vulnerabili, di cui il 39% è più anziano di 64 anni e il 70% ha oltre i 55 anni, focalizzato sull’area del Mediterraneo. Lo scopo del progetto “Empowermed” è quello di contribuire ad alleviare la povertà energetica ed incrementare la salute dei cittadini attraverso azioni concrete sostenendo oltre 10mila persone e valutando gli impatti delle misure a livello locale e nazionale. Tra le priorità: accrescere la consapevolezza sul fatto che le donne sono in modo sproporzionato affette dalla povertà energetica, ma sono allo stesso tempo un forte strumento per combatterla.

Alcuni casi tratti dall’Atlas delle azioni 

Attraverso azioni locali mirate si possono aiutare le famiglie a basso reddito, come nel caso del progetto “Residential energy efficiency for low income households – Reelih”, che si concentra nel centro ed est Europa. Infatti, dopo il crollo del comunismo e la conseguente privatizzazione degli alloggi si è posto il problema di chi dovesse manutenere questi edifici e rinnovarli. Dunque, le autorità locali hanno creato dei sussidi e prestiti, nonché assistenza tecnica, per sostenere le ristrutturazioni. Attualmente, Habitat for Humanity, organizzazione partner del progetto, sta costruendo una piattaforma dove ogni Paese può trovare diverse forme di finanziamento e di aiuto e a sua volta aiutare altri Paesi con le lezioni apprese. É infatti possibile replicare il modello nonostante le specificità di ogni Paese.

Risparmio e impegno sociale

La Caritas tedesca, attraverso il progetto “Stromspar-Check Aktiv”, in Germania offre assistenza alle persone a basso reddito per farle risparmiare. Tra le attività di assistenza, rientra anche l’installazione gratuita dei prodotti a risparmio energetico e per farlo si serve di disoccupati (finora 7.500), che hanno ricevuto uno specifico training. Pertanto, questo progetto impatta su quattro campi: quello delle politiche sociali e climatiche, riducendo il consumo di energia e acqua, nonché dell’educazione e del lavoro, riqualificando persone disoccupate, anch’esse a rischio di esclusione sociale. 

Le comunità solidali 

Un altro progetto, implementato a Saragozza in Spagna, denominato “Barrio Solar”, promuove l’autoconsumo condiviso di energia solare nelle aree urbane, attraverso la partecipazione e la creazione di comunità solidali che promuovono l’inclusione, ma anche la consapevolezza ambientale. Possono prendervi parte le famiglie, i negozi e tutte quelle attività che si trovino a 500 metri da un impianto fotovoltaico. I negozi solidali che partecipano ricevono una tessera che possono esporre nel proprio negozio e dà loro la certificazione di essere sostenibili. Il 10% delle famiglie indigenti che partecipano alla comunità lo fanno gratuitamente. 

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Carla Pillitu
Professionista delle Relazioni Esterne, Comunicazione e Ufficio Stampa, si occupa di energia e sostenibilità con un occhio di riguardo alla moda sostenibile e ai progetti energetici di cooperazione allo sviluppo. Possiede una solida conoscenza del mondo consumerista a tutto tondo, del quale si è occupata negli ultimi anni.