Sono gli investimenti internazionali, piuttosto che quelli nazionali, a giocare un ruolo incisivo nella lotta ai cambiamenti climatici. Secondo i risultati della quarta release della ricerca sulla percezione pubblica dei cambiamenti climatici, condotta dalla Banca europea per gli investimenti-Bei e dalla società internazionale di analisi dell’opinione pubblica YouGov, il 38% degli italiani ritiene che il Paese dovrebbe investire nelle realtà che ne hanno bisogno, mentre il 27% sostiene che la responsabilità delle azioni è nazionale e gli investimenti devono rientrare nei propri confini. Interessante evidenziare che la percentuale dei negazionisti è pari allo 0.

Come gli italiani percepiscono le priorità di investimento (nazionali invece che internazionali) nella lotta ai cambiamenti climatici:

  • Il mio paese dovrebbe investire in tutti i paesi che ne hanno bisogno, a prescindere da qualsiasi altra considerazione – 38%
  • Il mio paese non dovrebbe investire in altri paesi, ogni paese dovrebbe essere responsabile del proprio contributo – 27%
  • Il mio paese dovrebbe prima di tutto investire nei paesi che ne hanno bisogno e che sono più vicini al mio – 23%
  • Non so – 12%
  • Non esiste alcun cambiamento climatico – 0%

Italia allineata all’Europa

In particolare, sono i più giovani a guardare con interesse agli investimenti per l’attenuazione dei cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo (39%). Le persone con almeno 35 anni (29%) sostengono che questi investimenti debbano restare entro i confini nazionali.

I risultati riflettono quelli raccolti in altri paesi europei e oltreoceano. In 12 dei 30 oggetti d’analisi, tra cui Germania, Spagna, Svezia e Austria, la maggior parte del campione oggetto d’analisi si è detto favorevole all’approccio internazionale degli investimenti. Complessivamente il 35% degli europei ritiene che i loro paesi debbano investire per aiutare quelli in via di sviluppo. Negli Stati Uniti d’America il 35% si è detto favorevole a investire nei paesi in via di sviluppo.

Trend inverso in Cina

Contro corrente i cinesi in cui il trend maggiore (31%) riflette l’interesse a finanziare solo le proprie iniziative a favore del clima. Si ferma al 22% la percentuale degli intervistati che preferisce investire nei paesi in via di sviluppo.

“Gli investimenti nelle misure di adattamento e di attenuazione dei cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo non solo aiuteranno i singoli paesi colpiti dalle gravi conseguenze del riscaldamento globale, ma saranno di aiuto a tutti noi”, ha dichiarato in un comunicato stampa Emma Navarro, vicepresidente della BEI e responsabile per i finanziamenti a favore del clima e dell’ambiente.

Graduatoria delle conseguenze mondiali più probabili dei cambiamenti climatici per i cittadini italiani

  • Aumento del numero di eventi meteorologici estremi (ad esempio, uragani, inondazioni, siccità) – 76%
  • Desertificazione (processo di trasformazione della terra fertile in deserto) – 58%
  • Diminuzione della biodiversità (ad esempio, estinzione di insetti, specie animali, piante) – 58%
  • Innalzamento del livello del mare – 58%
  • Aggravamento della carenza di cibo e acqua – 53%
  • Minacce alla salute (ad esempio, aumento del numero di epidemie) – 52%
  • Crescenti minacce di guerra dovute alla scarsità di risorse – 37%
  • Alcune regioni/alcuni paesi diventerebbero disabitate/i, rispetto al passato – 34%
  • Aumento del numero di migranti – 34%
  • Incremento delle disuguaglianze tra i paesi – 29%

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