En.act, social networks e buone pratiche per combattere la povertà energetica

Marylin Smith, ideatrice dell'iniziativa, ci mostra come una informazione immediata possa contribuire a migliorare la qualità della vita

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Si parla spesso di povertà energetica considerando solo il lato economico, ma questo fenomeno ha anche un alto prezzo sociale. Vecchi, giovani disoccupati, minorenni sono le vittime di questo problema anche nei paesi sviluppati. Abbiamo visto nella recente indagine di Eurostat come seppur con una lieve diminuzione rispetto al 2002 il fenomeno in Europa  sia una presenza costante. E la pandemia del Covid-19 potrà solo che aumentare questo fenomeno. Le iniziative per contrastarlo sono diverse. Un esempio in Italia è l’Alleanza contro la povertà energetica di cui questa testata è fondatrice. Proprio per l’attenzione al problema ci siamo impegnati negli anni a valorizzare i progetti e le iniziative europee volte  fermare questo fenomeno. Un’iniziativa che sta agendo in ambito social per far crescere consapevolezza sul tema è En.act abbiamo intervistato la mente e l’ideatrice di questa interessante iniziativa europea, Marylin Smith, per condividere strategie, risultati e prossime sfide.

Si parla spesso di povertà energetica considerando solo il lato economico, ma questo fenomeno ha anche un alto prezzo sociale. Vecchi, giovani disoccupati, minorenni sono le vittime di questo flagello…

Il costo economico della povertà energetica è alto bisogna considerare il costo sociale oltre che sanitario per un paese. Ad esempio come costo sociale pensiamo a un ragazzo che deve smettere presto di andare a scuola per andare a lavoro, sarà meno preparato e meno autosufficiente nella società. Rispetto ai costi sanitari, le persone in povertà energetica si ammalano di più. Tutto questo ha un costo per’ l’assistenza sanitaria continuativa. Senza contare che le statistiche evidenziano come le persone in povertà energia muoiono prima.

Non credo che si possa pensare solo a un sistema assistenzialistico, vanno valutate strategie che invertano la rotta per ridurre al minimo questo problema. In che modo En.act vuole combattere la povertà energetica?

Ci sono diverse azioni che si possono fare per spendere meno e consumare meglio la propria energia e questo è quello che facciamo con En.act. Realizziamo dei video che diffondiamo sui social networks per aumentare la consapevolezza delle persone su questi temi. Distribuiamo, in lingue diverse, proprio per arrivare a più persone possibile diversi consigli e informazioni.

I nostro contenuti (di cui mostriamo alcuni esempi nei video a seguire) vogliono dare alle persone con queste problematiche degli strumenti per responsabilizzarli. I nostri video sono molto semplici e immediati e aiutano a svolgere azioni concrete come a comprendere l’uso di determinate tecnologie o di determinate politiche.

Con la produzione di questi contenuti abbiamo favorito anche la connessione tra specialisti. Il che ha creato un circolo virtuoso che è cresciuto, di specialista in specialista, fino ad arrivare a livelli politici.

Pensi che le nuove tecnologie potrebbero aiutare le persone in povertà energetica?

La tecnologia è sempre più efficiente certamente, ma il problema è che spesso è più costosa di quanto le persone in povertà energetica possano permettersi. Inoltre non tutti i paesi europei prevedono forme di supporto per supportare le persone meno abbienti a implementare queste tecnologie. Credo che la vera sfida sia davvero poter istituire politiche di supporto e di finanziamento che possa supportare lo sviluppo di tecnologie che conosciamo così che diventino più accessibili a tutti.

Servirebbe un modello europeo di azione a livello istituzionale?

Si e credo che l’European Green deal rappresenti un elemento di innovazione. ma il problema c’è che queste iniziative muovono grandi fondi per grandi progetti e che sono fondamentali ma non scendono nelle case dei singoli cittadini. Sarebbe una opportunità usare parte di questi fondi espressamente dedicati per il rinnovo delle abitazioni che ne hanno estrema necessità.

Possiamo partire dal pensare a queste nuove regole interrogandoci sul diritto all’energia? È giusto dire che l’energia è un diritto e quindi dobbiamo assicurarlo alle persone, ma come potremmo decidere come dare la quantità essenziale di energia?

E’ difficile definire questo confine ci sono diversi aspetti della problematica da tenere presenti. Di recente ho realizzato un podcast con un professore di Taiwan dottor Chu che parla di questo tema. Lui divide l’uso dell’energia in otto diversi stadi. Il primo è l’ accesso all’energia vero e proprio il poterla avere. Il secondo è legato ai servizi, pensiamo alle batterie e a tutto quello che a cui ci servono dai telefoni in poi, ma anche al riscaldamento. Guardando a questi livelli si potrebbe realizzare una sorta di lista di controllo per i politici così che possano definire quando l’energia rappresenta un diritto e non un optional. Ci sono stati anche casi interessanti in cui sono state definite delle ingiustizie energetiche. E’ stato il caso di una compagnia energetica della Bulgaria che aveva posto i contatori elettrici troppo in alto dagli utenti così che non potessero verificare con esattezza i propri consumi. E’ un caso che è arrivato alla Corte europea di giustizia e in cui i cittadini hanno vinto perché anche una corretta informazione dei propri consumi è un diritto legato all’energia.

Nella nostra esperienza con l’Alleanza contro la povertà energetica, abbiamo visto che c’è difficoltà a fare sistema tra diversi progetti pilota. Spesso perché viene sottovalutato questo aspetto della condivisione, voi come En.act considerate che sia utile mettere a sistema di più risultati e strategie tra progetti europei?

Assolutamente la connessione tra più progetti e persone può essere un valore aggiunto, lo abbiamo sperimentato più volte in En.act. Quando si trova un progetto valido è utile capire se si può estendere in altre realtà. Inoltre penso che possa servire anche avere una idea di business non tanto ragionare solo in ottica di beneficenza.

Un esempio interessante arriva dal Belgio. Con la collaborazione di una azienda di elettrodomestici, Bosch, si agisce per effettuare una sorta di leasing di elettrodomestici in cui la compagnia effettua la manutenzione e la sostituzione. Le persone in difficoltà possono noleggiarli a una cifra ragionevole. Il risparmio in bolletta è immediato e facilita il pagamento della rata del noleggio. (Qui puoi vedere l’intervista alla realtà che gestisce questo progetto).  

 

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.